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disturbi mentali

Un mondo di ossessivi compulsivi. Da Euphoria alla vita reale

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Rue è seduta sul letto e ricorda l’ultimo party. Pensa a quei due secondi, nel buio fumoso della festa, quando finalmente non ha provato niente: né dolore né ansia né la prigione di un rituale ossessivo compulsivo. Due secondi di libertà che svaniscono sulle note dei Labrinth in una delle sequenze più ispirate di Euphoria, serie tv che tornerà in Italia il 7 dicembre con un episodio speciale. La protagonista Rue, interpretata da Zendaya, è un’adolescente spezzata dall’ansia, dal costante uso di sostanze e da un disturbo ossessivo compulsivo. Il DOC è, infatti, un problema che colpisce soprattutto tra i 15 e i 25 anni e, solo in Italia, riguarda centinaia di migliaia di giovani.

Il disturbo ossessivo compulsivo tra i giovani

In Europa il 20% degli adolescenti soffre di un disturbo mentale, un numero che è aumentato negli ultimi dieci anni soprattutto tra le ragazze, più esposte dei maschi alla sessualizzazione e alla pressione sociale. In Italia delle circa 800mila persone che soffrono di un disturbo ossessivo compulsivo, si stima che 200mila abbiano tra i 15 e i 25 anni. L’adolescenza e la prima età adulta sono, infatti, il periodo in cui i ragazzi sono più esposti a cambiamenti e ansie e hanno i primi contatti con sostanze come metanfetamine e cocaina che possono innescare meccanismi ossessivo-compulsivi. «Non ricordo quando ho iniziato con le mie ossessioni ma era prima dell’adolescenza» ci racconta Lorenzo che soffre di un disturbo ossessivo compulsivo da anni. «Erano i miei rituali. Non sapevo niente del DOC allora, quello era il mio modo di affrontare l’ansia: quando l’ansia saliva, i miei gesti quotidiani diventavano riti da ripetere continuamente per evitare il disastro». La condizione di Lorenzo è una delle sei forme più comuni di ossessione compulsiva: le sindromi da contaminazione, da controllo, da ordine e simmetria, da accumulo e accaparramento e le ossessioni pure e superstiziose. Una condizione di cui si parla poco e che, spesso, viene affrontata in solitudine senza il supporto di uno psichiatra. L’isolamento ritarda la diagnosi e spinge a curarsi da soli con droghe, spesso calmanti. «Ho iniziato a fumare erba qualche anno dopo. Era una forma di auto terapia, mi rilassava. Ho provato quasi tutte le droghe in quel periodo ma ho sempre preferito quelle che ti calmano. Cocaina e anfetamine peggioravano le mie ossessioni e i down erano devastanti, a livello emotivo. Alla fine la mia situazione è peggiorata tanto da spingermi a vivere da recluso. Fumare e stare in casa erano diventate la mia compulsione principale. È stato a quel punto che ho cercato aiuto».

L’arrivo del coronavirus

L’arrivo del coronavirus ha peggiorato sensibilmente la condizione dei giovani che soffrono di disturbi ossessivi compulsivi, ansia e depressione. Lo ha dimostrato lo studio condotto dai tre scienziati danesi J.B. Nissen, D. Højgaard e P.H. Thomsen. Gli psichiatri hanno scoperto che due terzi dei malati di ossessioni compulsive tra i 7 e i 21 anni hanno registrato, da marzo, un peggioramento marcato dei propri sintomi. La paura per sé e per i propri cari, l’isolamento, il distanziamento sociale e la rottura di quelle routine quotidiane necessarie a gestire l’ansia, hanno peggiorato le condizioni della maggior parte dei giovani affetti da DOC. Una considerazione simile è stata fatta dal dott. Massimo Di Giannantonio, presidente della Società Italiana Psichiatria che ha riscontrato un aumento della sintomatologia in quasi tutte le persone affette da disturbi psicologici: «Molti di loro hanno anche trovato rifugio nelle auto terapie consumando sostanze psicofarmacologiche legali come ansiolitici, ipnotici e antidepressivi, senza dimenticare alcol e sostanze psicoattive». L’epidemia ha, in realtà, colpito psicologicamente tutta la popolazione: il 65% degli italiani ha manifestato almeno un sintomo di disturbo psicologico durante la quarantena. Nei prossimi mesi è previsto un aumento di 300mila pazienti psichiatrici per i dipartimenti sul territorio. Le ripercussioni del coronavirus sui più giovani, in particolare quelli affetti da disturbi mentali, segneranno il futuro delle nuove generazioni. La speranza è che l’emergenza aiuti ad aprire un dialogo su questi problemi e a superare quella vergogna sociale che spesso porta a tenerli nascosti.

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Se pensi di soffrire di disturbo ossessivo compulsivo puoi rivolgerti all'Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC) a questo link
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