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Perché 'Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino' è un capolavoro oggi irripetibile

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Il 7 maggio è arrivata in Italia la serie di Amazon Prime Video ispirata al cult Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino sulla vita di Christiane Vera Felscherinow (Christiane F.). Sia il libro che il film, usciti rispettivamente nel 1978 e nel 1981, scioccarono un’intera generazione col loro racconto crudo della dipendenza da eroina. Un problema che oggi, in Italia e in Europa, coinvolge sempre più giovani. Ma che non basta a reggere l'impianto della nuova serie.

Perché 'Noi, I ragazzi dello zoo di Berlino' è irripetibile

Raccontare la storia di Christiane F. oggi è un compito difficile. Non tanto per i suoi temi, già allora universali: gioventù, libertà, solitudine, morte, quanto per la sua aderenza a un certo momento storico, a un preciso luogo dell’Europa, a una specifica generazione. I ragazzi del Bahnhof Zoo erano i figli della Berlino Ovest allo scadere degli anni ’70, travolti dall’onda lunga dell’eroina e dal vuoto della società consumistica in una città tagliata in due dal muro. Riscoprirli ora, in questo mondo globalizzato dove tutto è merce e all’eroina si aggiungono tossicomanie di ogni tipo, come quella per il Fentanyl, può suonare stonato. Lo stesso shock che, nel 1981, travolse l’opinione pubblica occidentale aprendole gli occhi sulla tossicodipendenza e sull’adolescenza tradita dei propri figli, sarà difficilmente replicabile oggi, con un pubblico abituato a Skins e a Euphoria con Zendaya. Quella storia vera rischia di diventare l’ennesimo remake, l’ennesima serie tv tirata per i capelli che vive di rendita sulle glorie del passato. E l'impressione che dà a una prima visione l'esperimento di Amazon è proprio questo: una copia sbiadita che manca il segno. Un obiettivo che, però, va detto, era reso molto arduo dall'impatto culturale dell'originale.

I sei adolescenti del racconto sono Christiane (Jana McKinnon), Stella (Lena Urzendowsky), Babsi (Lea Drinda), Benno (Michelangelo Fortuzzi), Axel (Jeremias Meyer) e Michi (Bruno Alexander). Vivono le notti di Berlino tra amori e tentazioni, sempre in bilico su un baratro che, col tempo, diventa sempre più ampio e profondo. «Pubblicato in più di 30 Paesi e tradotto in più di 20 lingue, Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è un’opera senza tempo che conta molti fan in tutto il mondo», ha detto Georgia Brown, di Amazon Studios. «Nel reinterpretare questa storia provocatoria, Constantin Television, Philip Kadelbach e Annette Hess hanno lavorato duramente per renderla rilevante per un pubblico contemporaneo pur mantenendo l’essenza originale del libro e dei suoi personaggi». Robot Koch e Michael Kadelbach hanno prodotto la colonna sonora con David Bowie Estate, per rendere omaggio alle musiche del film originale, tutte canzoni registrate da David Bowie durante i suoi anni di vita a Berlino. Sicuramente la parte più riuscita della serie ma che non riesce a trasportarci in quel momento drammatico della storia e della vita di Christiane F. Un momento trasformato in classico letterario da due gornalisti.

Come nacque Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino

Era il 1978 quando Christiane Vera Felscherinow dovette testimoniare al processo, in cui era anche imputata, contro Hanz W., un rappresentante di commercio, assiduo frequentatore di giovani prostitute. Fu in occasione di quel processo che i giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck dello Stern scoprirono la storia della ragazza e decisero di intervistarla. Dai due mesi di lavoro che sguirono nacque prima un racconto a puntate sul giornale, poi un libro che divenne un caso letterario. Uscito nel 1978 fu un instant classic che scioccò il mondo sia per l'età dei protagonisti, tutti giovanissimi, che per la cruda realtà in cui vivevano. Un mondo senza via d’uscita, fatto di droga, abusi e prostituzione.

In Italia il libro arrivò solo tre anni dopo, tradotto con alcuni errori e privo delle immagini che corredavano l’originale. Ma esplose ugualmente, sulla scia anche del successo cinematografico del film di Uil Edele con la straordinaria colonna sonora di David Bowie. Quell’opera fu un campanello d’allarme per la società europea che però non riuscì a contrastare l’ondata di eroina che travolse, proprio in quel periodo, anche l'Italia dove, a fine '80, morivano di overdose in un solo anno più di mille persone. Una strage che spinse i giovani a gridare “No eroina No polizia” ma che sarebbe continuata, con alti e bassi, fino a oggi.

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