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Oggi i ragazzi si fanno di eroina come negli anni ottanta

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Festeggiare il diciottesimo compleanno mentre il tuo fidanzato scioglie la roba nel cucchiaino per farti il tuo primo schizzo. È successo a Maria Chiara, la studentessa di Terni morta per un’overdose di eroina sabato 10 ottobre a casa del suo ragazzo. Ma come lei molti altri. In Italia, tra gennaio e settembre di quest’anno, in pieno lockdown e blocco internazionale, 40 ragazzi sono morti di overdose, circa 5 al mese, uno ogni settimana, il 75% millennial e il 25% gen z. Sono le vittime dell’ondata di eroina che ha travolto l’Italia negli ultimi anni e riportato le nuove generazioni nel profondo degli anni Ottanta.

Perché torniamo a parlare di eroina

«Sicuramente l’eroina è sempre rimasta presente» ci dice al telefono il dottor Stefano Bertoletti, Responsabile Area Prevenzione e Riduzione del Danno del CAT, ma è stata sottotraccia per anni finché qualcosa di importante è cambiato. Le organizzazioni criminali hanno visto calare progressivamente il terrore che la ‘roba’ e l’AIDS avevano seminato a fine anni ottanta e inizi Novanta, quando in un solo anno registrammo 1.161 morti di overdose in Italia. La percezione dell’emergenza e l’epidemia di HIV portarono a una vera e propria “reazione popolare”, in particolare di quella generazione che si era vista falciata dall’arrivo di questa droga dopo il 1977 e che, nel 1989, adottò lo slogan “Né eroina né polizia” per il Festival dei tre giorni al Parco Lambro di Milano. Così, nel decennio successivo, la società civile affrontò il problema di petto, nonostante l’approccio principalmente repressivo della legge Jervolino-Vassalli, scritta in collaborazione con la comunità di San Patrignano. In televisione passavano spot sull’abuso di droghe e sull’AIDS, mentre nelle scuole si tenevano discussioni e campagne di sensibilizzazione. Assistemmo, così, a una stabilizzazione del problema e a una sua progressiva sommersione che è culminata, nel 2005, col taglio delle lezioni sulle droghe che gli operatori delle ASL tenevano nelle scuole. Un pessimo tempismo, possiamo aggiungere, perché proprio negli stessi anni la sovrapproduzione (+43%) di oppio in Afghanistan, la guerra al terrore che ci portò nella regione e l’apertura di nuove fonti di approvvigionamento dall’area subsahariana, fecero crollare il prezzo dell’eroina in Europa del 74%. Sabato il ragazzo di Maria Chiara, Francesco, 21 anni, ha comprato una dose per entrambi a soli 30 € e in zone come Tor Bella Monaca esistono anche ‘pezzi’ da 2, 3 o 4 €. Da un lato una sostanza venduta a basso costo a tutte le ore, dall’altro una nuova generazione scarsamente informata sui rischi ad essa connessi: cosa poteva andare storto?

Oggi i ragazzi si fanno di eroina come negli anni ottanta

Nel 1985 in Italia c’erano in tutto 91.000 consumatori di eroina, nel 2019 235.000, come emerge dallo studio dell'EMCDDA. «Tra i quindicenni l'eroina risulta essere la droga più popolare dopo la cannabis» aggiunge il report dell’IFC/CNR, in particolare in Emilia, Toscana, Sardegna e Calabria. Il dottor Salvatore Giancane, medico tossicologo del SerD di Bologna e autore del libro Eroina. La malattia da oppioidi nell'era digitale, ha spiegato bene la differenza tra l’onda dell’eroina di quarant’anni fa e quella di oggi: «La diffusione dell’eroina negli anni Ottanta inizia sulla scorta della delusione politica e in un secondo momento si diffonde tra gli abitanti delle periferie, in gran parte maschi di 30 anni figli di immigrati dal Sud Italia. Questa è la prima storia dell’eroina nel nostro paese. Adesso è un fenomeno giovanile» come testimoniarono, già nel 2018, le tre sedicenni morte per eroina in soli quindici giorni, l’ultima delle quali, a Zafferana Etnea, con un mix eroina-cocaina (speedball). È, infatti, cambiato anche il modo di assumere questa sostanza. «Noi vediamo che c’è sicuramente un uso più diffuso dell’eroina anche se in forme più occasionali. Da tanti anni è iniziata la tendenza a utilizzarla assieme a sostanze eccitanti per ridurre gli effetti negativi del down da eccitanti e poi diventano consumi regolari» ci spiega il dottor Bertoletti, collegandosi alla recente morte di Francesca Manfredi, per un mix di eroina, cocaina e ketamina. L’uso delle siringhe è ormai in drastico calo, se non tra chi vive sulla strada, prosegue il dott. Bertoletti, e l’eroina viene assunta soprattutto sniffando o fumando come descritto dal Rapporto Europeo sulle Droghe del 2020. In generale: «C’è nei nostri giovani una banalizzazione del rischio, che queste sostanze possano essere assunte occasionalmente e poi smettere. Non c’è la percezione del pericolo» fa notare il prof. Piero Amati su Il ritorno dell’eroina. Una sottovalutazione del rischio che emerge dal sondaggio ESPAD: 41mila studenti, poco meno della metà degli intervistati, «hanno riferito di aver assunto una o più sostanze senza sapere cosa fossero: per il 58,5% si è trattato di un’esperienza circoscritta a 1-2 volte, mentre il 23,5% ha fatto uso di sostanze di cui ignorava la composizione per oltre 10 volte». Un effetto, forse, della progressiva scomparsa dei programmi di informazione organizzati un tempo dalle ASL. Parlare apertamente di sostanze nelle scuole italiane è difficile, come lo è di sessualità e LGBT. Nel frattempo, dal 2017 a oggi, sono morti 315 ragazzi, millennial e gen z, per overdose da eroina o speedball. Uno ogni tre giorni. E all’orizzonte si profila l’ombra degli oppiacei che ha già colpito duramente gli USA e il resto d’Europa.

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