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Perché 'Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino' è un capolavoro irripetibile

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Perché 'Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino' sulla vita di Christiane Vera Felscherinow (Christiane F.) riesce a essere un capolavoro senza tempo eppure irripetibile? La sua unicità come fenomeno letterario, cinematografico e di costume è riemersa evidente a maggio scorso con la non memorabile serie Amazon. Sia il libro che il film, usciti rispettivamente nel 1978 e nel 1981, scioccarono un’intera generazione col loro racconto crudo della dipendenza da eroina. Un problema che è ancora attuale oggi, in Italia e in Europa, dove coinvolge sempre più giovani.

Come nacque 'Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino'

Era il 1978 quando Christiane Vera Felscherinow dovette testimoniare al processo, in cui era anche imputata, contro Hanz W., un rappresentante di commercio, assiduo frequentatore di giovani prostitute. Fu in occasione di quel processo che i giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck dello Stern scoprirono la storia della ragazza e decisero di intervistarla. Dai due mesi di lavoro che sguirono nacque prima un racconto a puntate sul giornale, poi un libro che divenne un caso letterario. Uscito nel 1978 fu un instant classic che scioccò il mondo sia per l'età dei protagonisti, tutti giovanissimi, che per la cruda realtà in cui vivevano. Un mondo senza via d’uscita, fatto di droga, abusi e prostituzione.

In Italia il libro arrivò solo tre anni dopo, tradotto con alcuni errori e privo delle immagini che corredavano l’originale. Ma esplose ugualmente, sulla scia anche del successo cinematografico del film di Uil Edele con la straordinaria colonna sonora di David Bowie. Quell’opera fu un campanello d’allarme per la società europea che però non riuscì a contrastare l’ondata di eroina che travolse, proprio in quel periodo, anche l'Italia dove, a fine '80, morivano di overdose in un solo anno più di mille persone. Una strage che spinse i giovani a gridare “No eroina No polizia” ma che sarebbe continuata, con alti e bassi, fino a oggi.

Perché la storia di Christiane F. è irripetibile

Raccontare la storia di Christiane F. oggi è un compito difficile. Non tanto per i suoi temi, già allora universali: gioventù, libertà, solitudine, morte, quanto per la sua aderenza a un certo momento storico, a un preciso luogo dell’Europa, a una specifica generazione. I ragazzi del Bahnhof Zoo erano i figli della Berlino Ovest allo scadere degli anni ’70, travolti dall’onda lunga dell’eroina e dal vuoto della società consumistica in una città tagliata in due dal muro. Riscoprirli ora, in questo mondo globalizzato dove tutto è merce e all’eroina si aggiungono tossicomanie di ogni tipo, come quella per il Fentanyl, può suonare stonato. Lo stesso shock che, nel 1981, travolse l’opinione pubblica occidentale aprendole gli occhi sulla tossicodipendenza e sull’adolescenza tradita dei propri figli, sarà difficilmente replicabile oggi, con un pubblico abituato a Skins e a Euphoria con Zendaya.

Insomma una storia vera che fa parte di un'epoca ben precisa e di un luogo ben preciso, irripetibili nel loro essere sospesi fuori dalla storia, come lo fu la Berlino Ovest nell'ultimo decennio della Guerra Fredda. Come anche la colonna sonora del film è, anch'essa, figlia di un momento specifico: il periodo degli anni settanta in cui David Bowie visse a Berlino col suo amico Iggy Pop. 'Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino' è la trasformazione in letteratura di un momento storico ben definito, di un'umanità ai margini della società, chiusa in quella bolla di capitalismo occidentale circondata dalle forze armate comuniste.

Consumo consapevole: l'eroina

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