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Le contraddizioni del Ministro Cingolani che preoccupano gli ambientalisti

L’energia idroelettrica? «Bellissima, però non basta per tutti». Il fotovoltaico? «Non è immune da impatto ambientale». L’eolico allora? «Ha limiti di ingombro, ha problemi se c’è vento o no». A pronunciare queste frasi in un’intervista rilasciata al magazine dell’Eni, il 5 febbraio dell’anno scorso, Roberto Cingolani, che ha da poco prestato giuramento ed è diventato ministro della transizione ecologica nel nuovissimo Governo presieduto da Mario Draghi. Un mix di pericoloso scetticismo, che preoccupa gli ambientalisti e gli attivisti. Ma chi è Cingolani, l’uomo che dovrebbe accompagnarci nella rivoluzione green?

Roberto Cingolani, da fisico a superministro

Classe 1961, Cingolani si è laureato in fisica a Bari e nel 1989 ha conseguito il diploma di perfezionamento in fisica alla Normale di Pisa. È stato ricercatore al Max Planck Institut di Stoccarda, in Germania, e alla Virginia Commonwealth University negli Stati Uniti. Per quindici anni è stato direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, dal 2005 al 2019, prima di diventare Chief Technology Officer di Leonardo Finmeccanica. E il rapporto con la politica? Cingolani è intervenuto a diverse edizioni della Leopolda, l’annuale incontro organizzato dall’entourage di Matteo Renzi, ha partecipato a incontri del think tank di Enrico Letta VeDrò, al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione e, nell’aprile 2018, al convegno organizzato da Davide Casaleggio Sum#02 – Capire il futuro. È anche membro del Comitato di esperti in materia economica e sociale, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per far fronte alla cosiddetta “fase 2” dell’emergenza Covid-19. Ora si appresta a diventare uno dei cavalli di punta del governo Draghi.

Industrie e ambiente

Cingolani dovrà guidare un ministero nel quale convoglieranno, per la prima volta, enormi risorse. La cifra è da record: 69,7 miliardi €. A tanto ammonta la quota che nel Recovery Plan è riservata alla “Rivoluzione verde transizione ecologica”. Nel piano si parla di idrogeno verde ed energie rinnovabili, di piste ciclabili e di rimboschimento, di riciclo dei rifiuti e risorse idriche. Quale strada individuare per arrivare a questi macro-obiettivi? Spetterà al Ministero guidato da Cingolani tracciare la rotta. «Senza dubbio alcuno parliamo di un tecnico molto esperto», spiega a VD Roberto Braibanti, ambientalista di Terra. «Dovremmo verificare il cammino strada facendo, certo è che restano alcune perplessità se si analizza la struttura del Ministero, che dovrà gestire enormi risorse. Se si parla di ammodernamento, di recupero del dissesto idrogeologico, di depurazione delle acque, allora un passo nella direzione giusta è stato fatto. Ma un percorso virtuoso in tema ambientale ora non può più prescindere dalla rivoluzione nella produzione. Su questo si gioca la partita. Dobbiamo rivoluzionare il modo in cui si produce, in Italia». Saprà il Ministero essere indipendente da Confindustria? «Storicamente la classe dirigente a livello industriale non è mai stata attenta ai temi ambientali», spiega Braibanti. «Il rischio - ma è appunto un pensiero - è che tutto resti sul piano degli slogan, che diventi un altro caso di greenwashing. Quei fondi sono invece un’occasione unica per scardinare un certo modo di produrre, provando a ripensare, ad esempio l’Ilva di Taranto: come riconvertirla? Parliamo di questo. Se invece si tornerà a parlare di ponte sullo Stretto di Messina, credo che emigrerò», conclude sorridendo.

Un ministero che doveva essere un sogno

Il pericolo è che naufraghi tutto nel classico business as usual. Almeno secondo Giovanni Mori dei Fridays For Future, il movimento che nei giorni scorsi ha inviato una lettera a Mario Draghi per richiedere un whatever it takes anche per il clima. «Cingolani non ha mai parlato di altro all’infuori della tecnologia. Che è essenziale, ma se non hai visione ampia e a lungo termine, non è possibile alcuna transizione», spiega a VD. «Nelle interviste che ha rilasciato, ha addirittura sostenuto che il gas ‘non è poi così male’. È anche andato contro il report dell’agenzia internazionale dell’energia che dice che ormai il fotovoltaico non è più una forma di energia costosa. È grave che un fisico della statura di Cingolani vada a dire in giro inesattezze del genere. Le sensazioni iniziali non sono per nulla buone. L’impressione è che si vogliano esautorare alcune competenze del ministero dell’Ambiente, quali la tutela dei paesaggi e dei mari». Insomma, un sollevatore di dubbi. «Sono i classici dubbi dei ‘dubbisti’ che non aiutano a fare chiarezza nella testa delle persone e che non aiutano la discussione. C’è da sperare che questa decisione sia stata almeno fatta in buona fede: Cingolani avrà uno dei portafogli più ampi di tutti. C’è da sperare che faccia più da manager delle risorse che gli verranno destinate e che non detti in prima persona la linea. Il clima deve essere un tema centrale nel Next Generation EU».

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