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La vulva ora è un libro per bambini

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Una bambina armata di lente di ingrandimento si osserva incuriosita tra le gambe: è questa l'immagine di copertina di Lina l'esploratrice. Il libro illustrato, per bambini dai 3 anni in su, ha demolito un vecchio tabù. Si tratta infatti del primo libro dedicato interamente agli organi genitali femminili. Le autrici sono Lisa Charlotte Sonnberger, Florian Staffelmayr e Katharina Schönborn–Hotte, con le illustrazioni di Anna Horak.

Il corpo umano è fantastico e la vulva non è da meno

Il quartetto austriaco, che per la prima vota volta si cimenta nella scrittura di un libro, è convinto che sia giunto il momento che le bambine e i bambini imparino a conoscere questa parte dell'anatomia femminile ancora ignorata da molti. Così Lisa Charlotte Sonnberger racconta a VD la genesi del libro: «L'idea è nata casualmente durante una chiacchierata. Katharina mi ha raccontato di quanto le mamme avessero difficoltà a nominare gli organi genitali femminili delle proprie figlie, osservazione subito confermata da una donna presente che ci raccontò di come anche lei al momento di cambiare la propria bambina parlasse ad alta voce del “culetto” da pulire mentre, sebbene cospargesse di crema la vulva della piccola, non la nominasse mai. Semplicemente non si sentiva a suo agio a chiamarla in alcun modo». Il messaggio che le autrici mandano ai bambini è chiaro: «Il corpo umano è fantastico e la vulva è parte di esso. Con uno specchietto la si può osservare per riconoscere le diverse parti che la compongono, oltre ad un buchetto per fare la pipì c'è molto altro. Esplorala, prenditene cura, proprio come Lina l'esploratrice».

Un libro per bambini per superare i propri limiti

È bastato che il gruppo pubblicasse sulla sua pagina Facebook le immagini delle illustrazioni del libro per provocare una valanga di commenti d'approvazione. La prima edizione del libro è andata esaurita in pochi giorni e il volume è già in ristampa. Nina, da brava esploratrice, scopre la differenza tra clitoride, piccole e grandi labbra e uretra, per poi calarsi all'interno della vagina e capire dall'interno come è fatto il corpo umano. Il libro vuole essere uno strumento capace di aiutare gli adulti a parlare in modo divertente di sessualità. Le autrici si rivolgono direttamente ai genitori: «Trovate delle parole. Va bene usare dei nomignoli per riferirsi ai genitali, ma i bambini dovrebbero conoscere anche i nomi corretti per indicarli. Quando i genitori sono in difficoltà a nominare alcune parti del corpo, i bambini lo percepiscono e ciò si riflette sul loro rapporto col proprio corpo. Dovremmo pronunciare la parola vulva tanto facilmente quanto facciamo con la parola broccoli».

Non solo guardare ma anche toccare

«Bisogna creare un'atmosfera body-friendly», spiegano le autrici. «Il fatto che i bambini vogliano scoprire il proprio corpo e quindi anche i propri genitali e possano sperimentare che toccarsi è piacevole è completamente normale e importante per il loro sviluppo». L'impostazione del libro tende a scardinare l'inibizione che ha impedito a generazioni di genitori di parlare di sesso con i propri figli. «In tedesco la vulva può essere chiamata con diversi nomi, uno di questi è Scham che si traduce con la parola ‘Vergogna’. Un retaggio antico visto che in latino la vulva era denominata Pudendo muliebre letteralmente ‘La vergogna di una donna’», spiega Lisa: «Ricordo che da bambina mio padre notò che mi toccavo la vulva. Ebbi l'impressione di aver fatto qualcosa di sbagliato. Sebbene non fece alcun commento negativo, mi convinsi che non stesse bene toccarsi in presenza di familiari».

L'educazione sessuale è un diritto umano

Che di educazione sessuale ci sia bisogno a tutte le età lo conferma l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che già nel 2010 ha diramato i suoi Standard per l'Educazione Sessuale in Europa. Nel testo si ribadisce come il diritto all'educazione sessuale sia un diritto umano a tutti gli effetti e in quanto tale debba essere garantito a tutti i bambini prima del quarto anno di età. Per evitare le informazioni distorte e spesso degradanti che circolano su diversi media, secondo l'OMS è necessario che l'educazione sessuale sia diffusa capillarmente nelle scuole.

L'Italia, un paese con la testa sotto la sabbia

Altro che sex positive: in Italia la rappresentazione del corpo femminile appare ancora legata a vecchi schemi educativi dominati dal silenzio. Nonostante diverse sollecitazioni, il Miur non ha mai accolto la possibilità di introdurre nei programmi scolastici delle ore dedicate all'educazione sessuale. Di salute riproduttiva a scuola si parla soltanto nelle ore di biologia, troppo poco per colmare l'ignoranza che accompagna il tema della sessualità. Dietro questo rifiuto appare esserci la paura che l'educazione sia vissuta dagli studenti come un invito ad anticipare i tempi del primo rapporto sessuale, una tesi opposta a quella dell'OMS che sottolinea come solo la conoscenza possa permettere ai giovani di scoprire le proprie esigenze per decidere con cognizione di causa quando e se avere dei rapporti sessuali.

L'educazione come investimento

In uno scenario in cui l'educazione sessuale è lasciata ai singoli appare evidente l'importanza di munirsi degli strumenti adeguati per costruire una narrazione positiva attorno agli organi genitali femminili. Madri e padri possono fare la differenza nell'insegnare ad amare i propri organi sessuali. Non a caso il motto di Lina l'esploratrice, protagonista del libro è inequivocabile: «Viva la Vulva!».

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