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Suicidio assistito: 'Mario' ha denunciato l'Azienda sanitaria per il reato di tortura

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Il Comitato etico dell’azienda sanitaria delle Marche ha dato il via libera al primo suicidio medicalmente assistito in Italia. Mario (nome di fantasia), ex camionista tetraplegico da undici anni a seguito di un terribile incidente stradale che lo ha costretto all’immobilità dal collo in giù, potrà accedere al fine vita. Ma l'Azienda sanitaria non vuole esprimersi sui farmaci da utilizzare e quindi il paziente ha consegnato, attraverso i legali dell'Associazione Luca Coscioni, prima una lettera aperta e ora una denuncia (rivolta all'Asur) per il reato di tortura. Tutto questo, a causa del vuoto normativo italiano in merito al fine vita.

La denuncia di tortura di Mario all'Asur

L’azienda sanitaria, con i suoi ritardi, non starebbe solo ostacolando una libertà costituzionale stabilita dall’alta corte, ma sarebbe anche causa di una vera e propria tortura. Secondo i legali dell’Associazione Luca Coscioni che seguono il caso, i reati dell’Asur sarebbero «contro la libertà di Mario, costretto a subire e tollerare un trattamento contrario al suo senso di dignità il cui rispetto è stato espressamente sancito dalla sentenza» della Corte costituzionale.

Mario, dopo la lettera aperta da lui indirizzata all’Asur e alle massime cariche dello stato «ha deciso di denunciare i vertici dell’azienda sanitaria unica regionale Marche e quelli del Comitato etico per il reato di tortura, ovvero per avergli cagionato acute sofferenze fisiche dovute all’aggravarsi delle sue condizioni negli ultimi 16 mesi (da quando è stata presentata la sua richiesta di accedere alla verifica delle condizioni), agendo con la crudeltà che caratterizza l’immobilismo e l’inerzia proprio di chi ha accertato, come ha fatto l’ASUR, una condizione di sofferenza intollerabile e non si attiva per porvi fine. Il tutto nei confronti di una persona che si trovi in una condizione di minorata difesa».

Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, ha dichiarato: «La tortura è un reato che sanziona il “furto di umanità” che lo Stato, tramite i propri organi, pone in essere nei confronti di chi si trovi in una situazione di minorata difesa. Le condizioni di Mario sono sensibilmente peggiorate negli ultimi mesi: i dinieghi e gli ostruzionismi dell’azienda sanitaria sono ormai eloquenti della volontà di dilatare i tempi accettando il rischio che le condizioni di Mario peggiorano a tal punto da non consentirgli più di procedere con l’autosomministrazione del farmaco. Questo significherebbe condannare Mario a sopportare sofferenze intollerabili attraverso un trattamento inumano e degradante per la sua dignità».

La lettera di 'Mario'

«Vi scrivo per farvi conoscere come le mie condizioni fisiche siano peggiorate in questi mesi di attesa fatta di agonia e tortura quotidiana. Comincio dai dolori fisici che sono in costante aumento: le spalle, le articolazioni, i muscoli del collo, le scapole, la colonna vertebrale. Fino all’anno scorso riuscivo a stare un po’ seduto sulla mia carrozzina sul terrazzo; quest’estate le poche ore che l’ho fatto sono state massacranti e non vedevo l’ora di tornare sul letto su cui, specie di pomeriggio, a causa delle contrazioni devono legarmi o rischio di cadere . Dall’anno scorso a settembre sono costretto a tenere h24 la sacca per i lavaggi vescicali. Quando sale la pressione arteriosa i dolori sono lancinanti, è come se avessi dei chiodi in testa. […] Ci sono giorni fissi per alcuni trattamenti che mi danno pressione così bassa da far fatica a parlare, anche perché ho metà della capacità polmonare. A gennaio 2021, pur avendo fatto più di dieci vaccini, ho avuto una bronchite e sarei morto senza l’aiuto di mia madre nella tosse assistita. Anche nel mangiare e nel bere rischio la vita a causa della trachea deviata. Il mio cuore è spesso in tachicardia.

«Tutto questo è nelle mie cartelle cliniche ed è stato verificato anche dall’équipe medica che ha constatato il mio stato di salute. Mi chiedo: quanto dovrò ancora aspettare per la verifica del farmaco ordinata dal tribunale di Ancona? Mi state condannando a soffrire ogni giorno di più, a essere torturato prima del suicidio assistito che, dopo le verifiche del Comitato etico, è un mio diritto, come dice la Corte Costituzionale. Chi può dirmi che psicologicamente non sto soffrendo? Chi può dire che la soglia del mio dolore non ha superato il limite? Che le umiliazioni che ricevo e la soglia della mia dignità non è arrivata al limite della sopportazione? Ora basta, chi deve si prenda le sue responsabilità. Il vostro comportamento è di una gravità assoluta, mi state costringendo a soffrire, mi state torturando. Vi chiedo di fare presto, o forse volete aspettare che mia madre mi trovi morto sul letto o che vada a morire all’estero? No, ora il tempo è veramente scaduto, e voi tutti avete la responsabilità di ogni attimo di dolore insopportabile».

Come è avvenuto il via libera al suicidio assistito

Dopo aver ottenuto il sì dalla Svizzera per andare a morire in una delle cliniche del luogo, Mario ha scelto di restare in Italia e far valere i suoi diritti. Dopo la sua richiesta, l’Asur ha verificato i quattro requisiti per il suicidio assistito definiti dalla Corte con la sentenza Cappato-Fabo del 2019 e ha dato il via libera.

Le quattro condizioni per accedere al suicidio assistito o all'eutanasia

  • Il paziente è tenuto in vita da trattamento di sostegno vitali;
  • è affetto da una patologia irreversibile;
  • la sua patologia è fonte di sofferenze intollerabili;
  • lui è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Mario potrà cambiare idea anche all’ultimo istante perché il suicidio medicalmente assistito prevede l’azione della persona che lo chiede: soltanto lui potrà autosomministrarsi il farmaco letale e non sarà consentito l’intervento di nessun medico (come sarebbe invece possibile nel caso dell’eutanasia).

Eppure ci sono voluti 13 mesi perché l’équipe medica si esprimesse e altri due per il via libera finale del Comitato etico. Un lungo calvario dovuto all’assenza di una legge che proprio il prossimo referendum sull’eutanasia mira a istituire. Poco prima della decisione del Comitato etico, ormai certo del via libera, Mario ha dichiarato: «Pur rimanendo qui immobile ho capito che in questi mesi ho fatto una cosa grande».

Le difficoltà di un caregiver familiare in Italia

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Questo articolo è stato aggiornato il 17/12/2021 dall'originale del 23/11/2021.

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