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Ha vinto il Sì al referendum. Ecco cosa cambia

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Il referendum si è concluso con un’affluenza del 51,75% e la vittoria del Sì (lo spoglio è ancora in corso, ma ormai è data per certa). Un successo per il M5S, che si è speso più di ogni altra forza politica a favore del “taglio delle poltrone”, ma che non ha trovato un’opposizione compatta da parte delle altre forze politiche. La società civile si è, invece, divisa di più mostrando, ancora una volta, una distinzione generazionale: il Sì sostenuto in particolare dagli over 50 e il No dagli under 35. Cosa succederà ora all’Italia?

Cosa succederà ora, con la vittoria del Sì

«Senza il MoVimento 5 Stelle tutto questo non sarebbe mai successo» ha dichiarato Luigi Di Maio. In realtà questa riforma costituzionale è stata presentata per la prima volta dal senatore Quagliarello (FI) nel 2018, che a sua volta si era ispirato alla proposta del 2008 firmata dai senatori Zanda e Finocchiaro. La nuova legge costituzionale modifica gli articoli 56, 57 e 59 sul numero dei deputati definito nel 1963, quando ancora non esistevano i Consigli Regionali e la gestione nazionale era più centralizzata. La Camera passerà da 630 a 400 rappresentanti, il Senato da 315 a 200. Gli eletti all’estero scenderanno da 12 a 8 parlamentari e da 6 a 4 senatori. Il Presidente della Repubblica nominerà solo 5 senatori a vita. Una riduzione prettamente numerica? No. A mutare saranno anche le responsabilità e il peso di ogni deputato, soprattutto quando si parlerà di votare per figure istituzionali importanti come il Presidente della Repubblica o i giudici della Corte Costituzionale. Cambierà il funzionamento delle Commissioni Parlamentari, vero e proprio motore dell’attività legislativa, ridotte del 36%, e l’iter per future riforme della Carta che, con due camere più snelle, potrebbe trovare più facilmente la maggioranza dei 2/3. I costi della politica caleranno di circa 82 milioni € l’anno per entrambe le camere, lo 0,005% del debito pubblico italiano (secondo un calcolo di Pagella Politica). Molti, però, si chiedono se questa riforma non sia un danno per la rappresentanza popolare.

Ci sarà un calo della rappresentanza?

Con la riforma della Costituzione passiamo da un rappresentante ogni 96.000 abitanti e un senatore ogni 188.000 a uno ogni 151.000 e uno ogni 302.000. Questo taglio, quindi, renderà necessaria una riforma della legge elettorale per ricalibrare il sistema e non lasciare fuori minoranze e territori. Le leggi elettorali sono un leitmotiv della politica italiana, come ha osservato uno dei sostenitori del No del PD, Giorgio Gori: «Le leggi elettorali si fanno e si disfano. Dal 1990 ben quattro volte. È quindi probabile, sempre che adesso si riesca a votare il proporzionale prima del 20 settembre (non facile), che in futuro cambi ancora». Sarà il Senato a creare i problemi più grandi in termini di rappresentanza, soprattutto per le grandi Regioni. La Lombardia passerà da 49 a 31 senatori, la Campania da 29 a 18, il Lazio da 28 a 18. Altre Regioni, invece, saranno colpite in termini di percentuale, come Umbria e Basilicata che perderanno il 57% dei propri eletti (passando da 7 a 3 senatori), Calabria, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Liguria il 40%, passando da 7 a 4. Ma, ha fatto notare Stefano Ceccanti del PD, oggi il Parlamento è affiancato nell’attività legislativa da altri organismi regionali e sovranazionali, che dovrebbero riequilibrare il taglio dei parlamentari sia dal lato della rappresentanza che da quello legislativo.

Cosa succederà ora

Dopo aver passato il referendum la legge costituzionale arriverà nelle mani del Presidente della Repubblica che la promulgherà. Alcuni osservatori e membri dei partiti di governo suggeriscono che il taglio dei parlamentari appena approvato sia solo il primo passo verso una più ampia serie di riforme che dovrebbero riguardare anche il bicameralismo perfetto, vera e propria particolarità del sistema italiano, perché un Senato così ridotto potrebbe avere difficoltà ad espletare le stesse funzioni della Camera. «Credo che il risultato del referendum ci autorizzi a dire che il cammino delle riforme potrà essere rafforzato e velocizzato» ha detto Walter Verini del PD. Che sia, quindi, l’inizio di una vera e propria stagione di riforme spinte, anche, dagli impegni europei richiesti dal Recovery Fund, risorsa vitale per la ricostruzione dopo la pandemia?

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