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Perché nelle scuole è necessaria l'educazione LGBT

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La "tagliola" sul DDL Zan non ha decapitato solo un sistema di aggravanti al reato di aggressione, ha anche messo una pietra tombale sull’istituzione della “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia” che avrebbe portato nelle scuole italiane attività di sensibilizzazione verso i temi LGBT. In un paese come il nostro, dove anche l’insegnamento dell'educazione sessuale è un tabù, sarebbe stato un passo avanti culturale non da poco.

L'educazione LGBT nelle scuole italiane

Le iniziative a sostegno dell’introduzione di una “educazione LGBT” nelle scuole esistono già da qualche anno, in Italia, e procedono di pari passo con le reazioni avverse dei gruppi ultraconservatori. Nel 2017 il Comune di Roma aveva iniziato un ciclo di aggiornamenti sull’inclusività nella capitale suscitando, subito, le reazioni di organizzazioni come Articolo 26 e ProVita, degli insegnanti coinvolti e di quotidiani come “La Verità”, che parlarono di “indottrinamento gender”. Ma, secondo UNESCO e Amnesty International, l’introduzione di questo tipo di attività nelle nostre scuole aiuterebbe i ragazzi sotto due aspetti: il contrasto al bullismo e il supporto all’accettazione di sé dei giovani che scoprono di essere omosessuali. Per questo motivo, il Regno Unito ha introdotto, nel 2020, l’educazione LGBT tra le linee guida scolastiche del Ministero dell’Istruzione.

Una giornata di sensibilizzazione annuale avrebbe potuto fare già molto. Gli studi sul tema, riportati anche nello stesso DDL Zan, parlano di un 70% degli studenti LGBT italiani vittima di bullismo a scuola. Il Prof. Burgio, studioso del problema, ha spiegato a VD che, tra gli adolescenti, esiste una forte connessione tra i fenomeni di bullismo e l’eteronormatività. Gli studenti LGBT sarebbero il 5-10% della popolazione scolastica, circa due per ogni classe, e nella maggior parte dei casi scoprono il proprio orientamento sessuale proprio nel difficile periodo dell’adolescenza. Ora come ora sono lasciati a se stessi, in balia di una società che ha difficoltà ad ascoltarli e, ancora di più, ad accettarli. Per ognuno di loro la scuola potrebbe diventare un luogo di crescita e inclusione, non più di paura e rifiuto.

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