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Il bullismo non è solo una cosa tra uomini. Storie di bullismo femminile

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Più sfuggente della sua controparte maschile e per questo ancora poco conosciuto. Il bullismo femminile è un fantasma che emerge, saltuariamente, dai titoli di giornali ma, fino a oggi, pochi studi sono andati oltre l’indignazione per i casi del momento. L’unica vera indagine scientifica e quantitativa del fenomeno è molto recente e la stanno portando avanti, a livello nazionale, il Professor Giuseppe Burgio, che insegna all'Università "Kore" di Enna, e la Prof.ssa Antonia De Vita dell'Università di Verona, con le loro équipe. I risultati verranno pubblicati nell’autunno del 2021, ma il prof. Burgio ha accettato di parlarne con VD sulla base del suo libro Comprendere il bullismo femminile e delle storie che abbiamo raccolto.

Storie di bullismo al femminile

F. ha undici anni e per lei la scuola è un inferno. Appena arrivata in classe alle medie è stata presa di mira da una bulla: insulti pesanti, occhiatacce continue, parole volgari sussurrate all’orecchio per scatenare una reazione che, però, non c’è mai stata. All’inizio F. era spaventata e non capiva, tratteneva il pianto fino ad arrivare a casa. Poi sono iniziati i biglietti e le minacce di morte e a quel punto F. ha risposto, ma non con la violenza: ha scritto una lettera aperta alla sua aguzzina. Il copione delle storie di bullismo femminile è spesso molto simile: gli episodi sono portati avanti da ragazze ben inserite e capaci di utilizzare la forza del gruppo contro le loro vittime, in maniera inizialmente più sottile e graduale rispetto al bullismo maschile. A. ha raccontato le sua esperienze come vittima di una ragazza bulla quando è diventata volontaria per No Bullismo. «P. era la bulla che non ti saresti mai aspettato. Era una bella ragazzina, la più bella della scuola. E anche la più brava. In classe tutti facevano ciò che diceva lei, ma appena si voltava, la insultavano». Il bullismo, maschile e femminile, è spesso una dinamica tossica anche per le relazioni dei carnefici. «La cosa più strabiliante è che comandava anche i professori: decideva lei come studiare il programma, le gite da fare. I suoi atti di bullismo nei miei confronti iniziarono prendendomi in giro durante le interrogazioni, parlando nelle orecchie dei compagni e ridendo». Insomma un bullismo psicologico ma non per questo meno dannoso di quello fisico. Poi la situazione peggiora fino a far crollare A. «Un giorno scoppiai in lacrime. Mia madre, che lavorava nella scuola, andò a parlare con una professoressa. Ci fu detto che certi atteggiamenti erano stati notati, ma che bisognava essere clementi con la ragazzina, perché i suoi genitori erano divorziati e lei non parlava più con la madre». Dalle testimonianze emerge che a volte la stessa bulla non ha coscienza del suo ruolo, come dimostra G., finita nella tempesta mediatica qualche anno fa per un video su Internet. A 15 anni ha preso di mira una sua coetanea con disabilità di origini marocchine. Lei e altre due amiche l’hanno ricoperta di sputi, insulti e minacce filmando la violenza e mettendola su Internet. La rabbia della rete ha travolto G. che ha dichiarato, stupita: «Le persone che mi conoscono sanno che non sono una ragazza violenta. Non sono né una bulla, né una ragazza a cui piace fare del male alle altre persone. Ho sbagliato».

La differenza tra bullismo femminile e maschile

Il professor Giuseppe Burgio è l’autore di Comprendere il bullismo femminile, studio pubblicato nel 2018 dalla casa editrice FrancoAngeli attorno al quale è nata un’equipe che, tra il 2020 e il 2021, sta conducendo, con la prof.ssa Antonia De Vita, la prima indagine nazionale su questo fenomeno. Per il prof. Burgio il bullismo è strettamente legato al genere. Rappresenterebbe, infatti, una scorciatoia per esibire la propria identità: gli uomini lo usano «per mettersi in scena, per rappresentare la propria maschilità senza dover affrontare la fatica laboriosa di costruirla». E le donne? Inizialmente si era pensato che il bullismo femminile fosse di tipo indiretto e relazionale, meno violento rispetto alla sua controparte maschile e per questo più sfuggente. Ora, conferma il prof. Burgio a VD, si è capito che anche il bullismo femminile sfocia nella violenza «ma in tempi diversi. Mentre il bullismo al maschile arriva alla violenza fisica molto rapidamente, quello femminile è più graduale. Sembra avere fasi». Inizia come una violenza psicologica che sembrerebbe caratteristica del bullismo femminile: calunnie, pettegolezzi, esclusione dal gruppo, poi insulti, umiliazioni, furti di amicizie e fidanzati, solo più tardi l’aggressione. Ma in comune col bullismo maschile c’è l’obiettivo, che è «quello di mettersi in scena come “ragazza giusta” che incarna un modello di femminilità accettato dal gruppo». Modelli che variano a seconda di età, contesto sociale e geografico, ma che sono legati alle asimmetrie di genere tipiche di un sistema patriarcale. Per questo, come quello maschile, il bullismo femminile è principalmente intra-genere. Le ragazze, già esposte ad abusi da parte dei maschi, finiscono per essere vittime anche di altre ragazze. «Nel bullismo femminile la bulla e le sue amiche si mettono in scena come membri dell’in-group, quello della femminilità adeguata, mentre la vittima viene confinata nell’out-group, nella femminilità non adeguata». Così, vittime del bullismo sono, prima di tutto, omosessuali e bisessuali: il 18% delle ragazze lesbiche e il 12% di quelle bisessuali sono state vittime delle bulle, a fronte del 6% delle ragazze eterosessuali. Altri target sono le persone con disabilità o membri di minoranze. In questo modo, il bullismo, da un lato, crea una gerarchia sociale, dall’altro rassicura gli appartenenti al gruppo “giusto”. «Esiste una e una sola forma corretta di essere maschi ed essere femmine» per la bulla, spiega il prof. Burgio, e le vessazioni a chi se ne discosta sono un modo per affermare quella forma e, con essa, la propria reputazione di genere.

Né vittime né colpevoli, ma due adolescenti in una relazione tossica

Alla luce di questo stretto legame tra bullismo e costruzione dell’identità di genere, come si può affrontare il problema? «L’approccio tradizionale al contrasto del bullismo è sempre basato su un sostegno alle vittime e sulla "colpevolizzazione" della bulla, vista come singola con caratteristiche problematiche» ci dice il Prof. Burgio. «Invece il piano che propongo si basa non sulle caratteristiche personali delle singole persone ma sulle relazioni che si creano. E allora non c’è più la bulla da punire e la vittima da consolare ma c’è un lavoro educativo da fare per riconfigurare le relazioni nel gruppo, in particolare rispetto agli stereotipi di genere visto che sembra essere questo il motore iniziale del bullismo». La chiave è quindi non curare i sintomi ma arrivare alle cause: «Ci sono tantissimi interventi educativi sul bullismo ma i risultati non sembrano adeguati. In sostanza si convince il bullo a essere più tollerante e accettare le differenze. Ora, mancando un ragionamento sulle cause si condannano questi interventi educativi al fallimento». L’approccio del prof. Burgio cerca invece di arrivare alla radice del bullismo, a quel bisogno di eteronormatività che emerge in alcuni adolescenti, per poi agire in maniera mirata. La scuola dovrebbe diventare il primo motore di un cambiamento culturale fornendo ai ragazzi una pluralità di modelli (femminili, maschili etc) e smontare, così, l’univocità di genere che sta alla base della dinamica del bullismo.

Dove chiedere aiuto

  • Se sei in una situazione di emergenza, chiama il numero 112.
  • Se tu o qualcuno che conosci ha dei pensieri suicidi, puoi chiamare il Telefono Amico allo 199 284 284 oppure via Internet da qui, tutti i giorni dalle 10 alle 24.
  • Puoi anche chiamare i Samaritans al numero verde gratuito 800 86 00 22 da telefono fisso o al 06 77208977 da cellulare, tutti i giorni dalle 13 alle 22.
  • Puoi leggere altre tesimonianze di vittime del bullismo nel sito dell'organizzazione No Bullismo
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