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Perché ci servono più serie come Sex Education

La terza stagione di Sex Education, serie comedy inglese targata Eleven Film è tornata la scorsa settimana su Netflix. Otto episodi, ognuno dei quali, in modi diversi, connessi al sesso, alla sessualità e a tutti i problemi che gli adolescenti di una società complessa, come la nostra, si trovano ad affrontare. Dall’identità di genere all’orientamento sessuale, dall’aborto alla disabilità, dal bullismo alle molestie, ogni tema è trattato con onestà, profondità e con quella leggerezza tipica delle comedy britanniche (da sempre abilissime a mescolare ironia e riflessione).

La storia di Sex Education

I quattro protagonisti, se di protagonisti possiamo parlare in una serie corale, sono Otis Millburn (Asa Butterfield), sua madre Jean Millburn (Gillian Anderson), Eric Effiong (Ncuti Gatwa) e Maeve Wiley (Emma Mackey). Otis è un ragazzo delle superiori che vive con una madre terapista sessuale famosa in tutto il mondo. Un giorno, grazie all’amica Maeve, Otis scopre di essere bravo ad ascoltare e ad aiutare i suoi compagni di scuola nei loro problemi sessuali. Maeve convince Otis a diventare il “terapista sessuale” degli studenti del Liceo Moordale, che entrambi frequentano, e a farsi pagare per questo servizio, svolto in un ufficio d’eccezione: i bagni abbandonati dietro alla scuola. Con questo ruolo, i due diventano il centro delle relazioni tra i loro compagni e iniziano ad aiutarli nella scoperta della sessualità.

La teen comedy Sex Education è diventata, ormai, un successo mondiale. La sua origine made in UK la rende, diversamente dalle tante altre serie made in USA, un vero toccasana di allegro realismo per chiunque voglia osservare il mondo degli adolescenti di oggi. Assieme a Big Mouth, è forse uno dei prodotti più interessanti sull’adolescenza e la sessualità presenti su Netflix.

Perché ci servono più serie come Sex Education

La serie inglese tratta Innumerevoli temi con la giusta profondità: preferenze sessuali, masturbazione, aborto, bullismo, violenza, omosessualità, identità di genere. Tutto quello che i media italiani tendono a tacere o a trattare con pesanti deformazioni culturali. Ad esempio, Sex Education è stata, con Six Feet Under e BoJack Horseman, una delle prime serie a parlare di asessualità e a farlo, come suo solito, nel modo più naturale. Il personaggio di Florence, dopo aver avvicinato Otis e avergli raccontato la sua incapacità di provare attrazione fisica nei confronti delle altre persone, si rivolge alla madre di lui. Jean Millburn, in uno degli episodi più iconici della serie, spiega l’asessualità a Florence e la spinge ad accettare questo aspetto di sé. In Italia, l’asessualità è un orientamento ancora poco noto: ne abbiamo parlato su VD con Claudia che ci ha raccontato la sua esperienza nel video qui sotto.

Le domande indiscrete a un'asessuale

Anche i personaggi del mondo LGBT sono trattati con il giusto rispetto. La loro rappresentazione nei prodotti di intrattenimento è da sempre problematica. Come ha spiegato a VD Pietro Turano, che parteciperà al FeST - Il Festival delle Serie TV, il prossimo fine settimana a Milano: «I personaggi LGBTQ+ sono sempre stati raccontati come macchiette: quell’elemento della loro identità è sempre stato l’unico elemento del personaggio. Per esistere, quei personaggi dovevano essere funzionali alla rappresentazione degli altri personaggi. Qualunque personaggio può essere gay, ma non necessariamente deve essere raccontata solo quella parte.»

L’attore è stato protagonista della serie Skam Italia, che ha avuto proprio questo pregio: non appiattire i personaggi LGBT in stereotipi. Lo stesso vale per Sex Education che affronta gli orientamenti sessuali e l’identità con grande naturalezza e onestà. La relazione tra le due ragazze Ola e Lilly, la bisessualità di Adam e il suo percorso di superamento del bullismo, l’identità non binaria di Cal e il suo confronto con l’autorità (incarnata nella preside scolastica) sono solo alcuni dei moltissimi spunti che rendono Sex Education una ventata di aria fresca per il pubblico italiano, imprigionato in una discussione pubblica nazionale ancora arretrata.

Perché se Skam Italia ha dimostrato che la produzione seriale del nostro Paese riesce a evitare certi stereotipi, il dibattito pubblico sull’argomento arranca ancora dietro a una retorica sorpassata. Sex Education, in questo senso, ci mostra cosa servirebbe all’Italia per superare il pantano del suo immobilismo culturale: parlare, liberamente, di sesso e di molto altro. Forse più serie tv e film come Sex Education potrebbero aiutarci vedere l’assurdità di non avere educazione sessuale e LGBT in tutte le scuole, di non riuscire a parlare seriamente di identità di genere e di esserci bloccati su una legge che, non solo, punisce come aggravante di odio l’omotransfobia, ma che introduce questo tema tra i più giovani.

Natalie Portman e la rivoluzione della sessualità

In collaborazione con FeST - Il Festival delle Serie TV.

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