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Come è nata la prima associazione LGBT+ in Italia

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Da sempre per la comunità LGBT è difficile trovare degli spazi sicuri. In Italia con l’affossamento del DDL Zan e l’aumento delle aggressioni omotransfobiche durante la pandemia, i vuoti da colmare ci sono, eppure i centri di supporto alla comunità non sempre ricevono protezione e fondi adeguati da parte delle istituzioni. Spazio unico per la libera circolazione di immaginari queer, comitato provinciale Arcigay e circolo politico impegnato nel riconoscimento dei diritti delle persone LGBT, il Cassero di Bologna quest’anno festeggia il quarantesimo anniversario.

Com’è nato il Cassero di Bologna

Primo caso di realtà associativa appartenente alla comunità LGBT riconosciuta da un’amministrazione comunale nel nostro Paese, il 28 giugno 1982, sostenuto dal sindaco Renato Zangheri e dall’assessora Sandra Soster, il Cassero LGBTI+ Center apre i battenti a Porta Saragozza a Bologna, inaugurando una stagione rivoluzionaria.

Sulle pagine dell’’Unità i giorni seguenti Roberto Roversi commenta così il traguardo raggiunto: «Un servizio che una città giusta e attiva deve riconoscere a gruppi che ne hanno il diritto e che escono da un’emarginazione secolare». Ancora oggi il ruolo di catalizzatore di esperienze e voci lette attraverso un approccio intersezionale è fondamentale. «Al Cassero non guardiamo solo all’orientamento e all’identità di genere, ma a un orizzonte più ampio perché crediamo che la discriminazione abbia effetti combinati e qualsiasi fattore si distanzi dal privilegio della persona bianca, abile, eterosessuale, borghese generi ulteriori disuguaglianze», racconta a VD News Giosy Varchetta, 27 anni, membro del consiglio direttivo del Cassero e attivista LGBT e impegnato nella lotta all’abilismo.

Antonio Frainer, presidente del Cassero
Antonio Frainer, presidente del Cassero

Il Cassero oggi e i servizi che offre alla comunità

Mentre nel 2021 in Italia le persone LGBT che hanno subito discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e identità di genere sono in aumento (Gay Help Line, contact center nazionale contro omofobia e transfobia ha ricevuto più di 20mila contatti lo scorso anno), le attività di supporto del Cassero proseguono senza sosta. Dal 1992, l’anno in cui a Milano veniva celebrato il primo matrimonio gay, è attivo il Telefono Amico LGBT coordinato da uno psicologo che offre supporto alla comunità e non solo. Grazie a un’ottica intersezionale all’interno del Cassero esiste anche Jump, «uno dei primi gruppi di persone LGBT con disabilità impegnate nella lotta all’abilismo e nel contrastare gli stereotipi legati alla sessualità non eteronormativa» spiega Giosy Varchetta.

Se il progetto editoriale “La Falla” è una rivista di approfondimento, il centro di documentazione nato nel 1982 come community archive racchiude un patrimonio culturale e storiografico tra i più rilevanti in Europa. Tra le storie che intercetta c’è anche la storia dell’attivismo queer in Italia. «Sono un’attivista del Cassero da ormai 4 anni», racconta a VD News Ludovica Pesaresi, 25 anni. «Mi sono avvicinata al gruppo PeopAll, il laboratorio politico del Cassero nato a sostegno del Pride nazionale del 2012 che si occupa di “attivismo di strada” attraverso eventi, manifestazioni e campagne di sensibilizzazione. Sono anche parte del gruppo scuola e formazione, impegnato nel contrasto al bullismo e alle discriminazioni socioculturali nelle scuole primarie e secondarie. L’attivismo non è qualcosa che scegli di fare, è una parte di me».

Festa al Cassero di Porta Saragozza anni 80
Festa al Cassero di Porta Saragozza anni 80

I fattori combinati che incidono sulla discriminazione

Un’importante variabile da considerare quando si parla di discriminazione è il fattore economico indice di disuguaglianze all’interno della rete sociale, questo è soprattutto valido per gli under 25 che provengono da famiglie che, dopo un coming out, non forniscono il supporto necessario. «In Italia abbiamo bisogno di case rifugio per le persone LGBT che, prive di sostegno, non possono permettersi l’affitto di una stanza. Esistono già esempi in questa direzione, ma ne servono ancora di più», spiega Giosy Varchetta in tema di sfide e obiettivi futuri della comunità LGBT.

Se il problema abitativo e l’indipendenza economica sono temi caldi, soprattutto in una città come Bologna dove da tempo i collettivi lottano contro la speculazione sugli affitti, non meno importante è sollecitare un dialogo costante con le istituzioni. «Qui sono fondamentali due punti», aggiunge Ludovica Pesaresi. «Innanzitutto la presenza sul territorio. Vivere a Bologna ti permette di trovare facilmente uno spazio sicuro perché c’è una rete di collettivi estesa. Altrove non sempre è così. È fondamentale avere più realtà come il Cassero perché le differenze tra grandi e piccoli centri sono ancora determinanti. Per fare ciò è necessario un maggiore investimento da parte del pubblico».

Il Sindaco Zangheri concede il Cassero di Porta Saragozza
Il Sindaco Zangheri concede il Cassero di Porta Saragozza

Un nuovo piano nazionale, l’anello mancante

Stando ai dati raccolti da Gay Help Line, nell’ultimo anno le aggressioni sono passate dall’11% al 28%, mentre i casi di mobbing e discriminazioni sul lavoro dal 3 al 15%. Le associazioni e i circoli possono fare molto a livello territoriale. Lo dimostra l’impegno della principale associazione LGBT italiana, Arcigay, presente sul territorio nazionale con 71 comitati e associazioni aderenti, che coinvolge migliaia di volontari e attivisti, tra persone LGBT e non. Eppure non è sufficiente, è necessaria una strategia politica di ampio respiro.

«Si deve procedere con urgenza all’approvazione di una Strategia LGBTcompleta di date, risorse e attività di valutazione, per raggiungere entro il 2025 la parità di trattamento per tutte e tutti» si legge in una petizione online che, ad oggi, ha superato le 13mila firme. A fine dicembre la ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti ha annunciato che all’inizio del 2022 l’Italia avrebbe avuto una nuova strategia nazionale LGBT. Siamo alla fine di gennaio, ma della nuova strategia ancora non c’è traccia. Quanto ancora dovremo aspettare?

Banchetto informativo Aids e prevenzione Via indipendenza 28 giugno 1997
Banchetto informativo Aids e prevenzione Via indipendenza 28 giugno 1997

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