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Un uomo su quattro soffre di depressione. Ma non viene curato

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Per descrivere cosa debba essere un uomo, i greci si sono inventati il mito di Ercole. Forte, invincibile, instancabile anche nella tragedia: caratteristiche che, a distanza di duemila anni, facciamo fatica a scrollarci di dosso. E così parlare di depressione negli uomini è ancora tabù. Tanto che le diagnosi arrivano in ritardo e infarcite di stereotipi. Segno che nemmeno la Medicina è riuscita a emanciparsi dai bias di genere.

Un disturbo sottostimato

Secondo un’indagine dell’Eurodap, nel 2017 a soffrire di depressione in Italia era un uomo su quattro. Se si guarda ai suicidi, i tre quarti riguardano il genere maschile. Un dato quattro volte superiore alla media femminile. Eppure la depressione maschile resta un disturbo sottostimato, non solo in Italia, ma anche negli altri Paesi ad alto reddito come gli Stati Uniti, dove il disturbo depressivo maggiore negli uomini è significativamente passato dal 2,74% del biennio 1992-1992 fino al 5% del 2018. Una ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo in evidenza come gli operatori sanitari adottino atteggiamenti diversi a seconda del sesso del paziente. In particolare, le donne sono ritenute più emotive e per questo hanno il doppio delle possibilità di essere diagnosticate come depresse rispetto agli uomini. Spesso i disturbi femminili vengono interpretati come psicosomatici, spingendo i medici a ricondurre i sintomi più disparati sotto l’etichetta della depressione. L’opposto di quanto avviene per gli uomini che, pur di non intaccare il mito del maschio forte e invincibile, tendono a non rivolgersi agli specialisti, finendo, però, per occupare una percentuale di posti maggiore nelle urgenze rispetto alle donne. Come ricorda Marco Crepaldi, dottore in psicologia sociale, «il ruolo di genere maschile comporta una maggiore soppressione delle proprie emozioni. Un maggiore stoicismo». Che comporta una sottostima del disagio. Colpa anche dei medici che sottovalutano la depressione maschile. Secondo una ricerca dell’American Journal of Men’s Health, infatti, sarebbe lo stesso subconscio degli operatori sanitari a essere infarcito di bias, come il pregiudizio della resilienza, che porterebbero a trascurare l’angoscia maschile e a considerare la depressione come un disordine esclusivamente femminile.

L’identikit del depresso

I risultati del sondaggio condotto da Eurodap nel 2017 hanno evidenziato una crescente diffusione del disturbo depressivo tra gli uomini tra i 35 e i 45 anni. Sono lavoratori e conviventi, sposati o separati, che a causa di un precario stato socio-economico e delle ambizioni personali, finiscono per soffrire di depressione. Ma solo una piccola percentuale fa ricorso agli specialisti. Troppo pesante la paura di sentirsi deboli. D’altro canto, la ricerca dell’American Journal of Men’s Health riporta come, per i medici, tradizionalmente, i sintomi depressivi, proprio in virtù del mito del maschio forte, finiscano per assumere connotati diversi rispetto a quelli femminili: gli uomini tenderebbero a manifestare maggiormente disagi fisici come mal di testa o senso di oppressione al petto, e a esternalizzare il proprio malessere attraverso comportamenti violenti e dipendenze. Eppure solo il 4,5% è dipendente dall’alcol mentre una percentuale altissima, il 14,3% soffre d’ansia. Molti finiscono, quindi, per interiorizzare il disturbo, creando una zona di non intervento. Una zona grigia di sofferenza, fuori dai radar della Medicina ufficiale.

Privilegi e responsabilità: alle radici del malessere

“Non piangere, non arrenderti, non essere debole”: ecco la catena di spine dei “non” e delle aspettative che porta molti uomini a soffrire e a sviluppare disturbi depressivi. La mascolinità egemonica, quella che non deve chiedere mai e a cui tutto è concesso, è infatti, secondo gli studiosi, una delle cause più frequenti di depressione maschile. Secondo il sociologo Harry Brod, il vero uomo deve essere «fisicamente forte, aggressivo e avere il controllo sul suo lavoro». Insomma, la depressione sarebbe uno scarto di lavorazione della società patriarcale, che agli uomini dà quasi quanto toglie. Un do ut des spietato, che affonda le sue radici nella rivoluzione industriale, quando era sugli uomini che pesava la responsabilità dell’intera sfera pubblica. E se da un lato il sistema patriarcale imprigiona la donna nel ruolo di vittima, dall’altro incatena l’uomo a quello di salvatore. Ma mai di se stesso.

I 7 sintomi della depressione maschile

  • Bere di più alcolici o prendere droghe
  • Evitare le situazioni familiari o sociali
  • Lavorare ossessivamente senza prendersi momenti di pausa 
  • Trovare difficile far fronte al lavoro o alle responsabilità familiari
  • Mettersi a controllare tutto o a maltrattare nelle relazioni
  • Impegnarsi in comportamenti rischiosi, tipo gioco d’azzardo o sesso non protetto
  • Tentare il suicidio
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