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delitto

Le profezie nel manifesto di Unabomber

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È la mattina del 25 maggio del 1978. Uno degli addetti alla sicurezza della University of Illinois, trova per terra un pacco. Il mittente è un docente di un’altra università, la Northwestern: Buckley Crist. Come da prassi, l’uomo della security riconsegna il pacco al professore. Crist lo osserva con attenzione. Non sa nulla di quella scatola che ha tra le mani, anche se sulla facciata superiore è attaccata una targhetta che riporta proprio il suo nome. Non sa come comportarsi e, col passare dei minuti, i sospetti non fanno che aumentare: non ricorda di aver spedito nulla recentemente, il peso del collo lo insospettisce e, cosa più importante, quella non è la sua grafia.

L'attività di Unabomber inizia il 25 maggio del 1978

Insospettito, e decisamente troppo impaurito per svelare l’arcano, Crist contatta una sua vecchia conoscenza, Terry Marker, un agente di polizia, che lo raggiunge in ufficio. Marker apre la scatola e dà il via a un’esplosione che, per fortuna, gli causa solo qualche bruciatura e un brutto shock. Poco male: sarà una ragazzata, uno scherzo di cattivo gusto di qualche studente. Quel pacco-bomba, in realtà, è il battesimo di fuoco di uno dei più contorti terroristi americani di sempre: Theodore John Kaczynski, detto Ted. Di lì a breve, nel gergo giornalistico, sarà noto come Unabomber (da UNiversity and Airline BOMber). In un arco di quasi 18 anni, i pacchi esplosivi di Ted provocheranno 3 morti e almeno 23 feriti.

Ted Kaczynski aveva subìto il metodo MK Ultra

Kaczynski è un profilo criminale atipico, in primis perché il suo modus operandi gli consente di agire in completa tranquillità, senza lasciare traccia; in secondo luogo, Ted è un genio. Quando aveva 11 anni, un test stimò il suo q.i. in 165. Si iscrive all’università, diventa un docente universitario, un matematico di buona fama e addirittura un filosofo visionario, afferente al primitivismo più radicale. Nel 1995, Ted spedì diverse lettere alle redazioni di svariati quotidiani, chiedendo che il suo Manifesto ideologico, La Società Industriale e il suo futuro, fosse divulgato in modo inalterato, garantendo come contropartita l’epilogo dei suoi attacchi terroristici. Dopo mesi di trattative all’insegna della tensione, il manifesto fu pubblicato dal New York Times e dal Washington Post il 19 settembre di quell’anno.

La Società Industriale e il suo futuro è una critica al progresso

Il testo, battuto a macchina, desta scalpore: ha la struttura di una Carta d’intenti, consta di 3.500 parole e rappresenta una critica puntuale al progresso e all’innovazione tecnologica, raffigurate come l’apogeo di tutti di mali. Il primo dei 232 punti che compongono il Manifesto, se letto con le lenti odierne, è piuttosto condivisibile: «La rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state un disastro per la razza umana. Esse hanno incrementato a dismisura l'aspettativa di vita di coloro che vivono in paesi "sviluppati" ma hanno destabilizzato la società, reso la vita insignificante, assoggettato gli esseri umani a trattamenti indegni, diffuso sofferenze psicologiche (nel Terzo mondo anche fisiche), inflitto danni notevoli al mondo naturale». Invettive velenose sono poi quelle rivolte alla “sinistra moderna” statunitense e alla casta dei “baroni universitari”, quei docenti e ricercatori cui spesso destinava i propri ordigni e che, dal suo punto di vista, ingrossano i portafogli delle multinazionali, contribuendo alla rovina dell’ambiente e dell’ecosistema e alla mortificazione dell’individuo con la loro fede cieca nel capitale.

Per Unabomber la Società Industriale danneggia l'uomo e l'ambiente

«Per questo – Kaczinski prosegue – noi peroriamo una rivoluzione contro il sistema industriale», volta a rovesciare non soltanto i governi, ma «i principi economici e tecnologici» che regolano la società. A distanza di quasi 25 anni dalla pubblicazione di La Società Industriale e il suo futuro, l’attualità delle argomentazioni di Unabomber continua a sconvolgere il mondo accademico. La sua storia, quella di un criminale decisamente più intelligente della media, idealista, ideatore di un primitivismo presentato come necessario e inderogabile, continua a presentare un fascino oscuro: a Ted Kaczynski sono stati dedicati saggi, romanzi, serie televisive e innumerevoli tentativi di emulazione in diversi Paesi, compreso il nostro. Le profezie di un profilo così contorto, dotato di un curriculum criminale e accademico da fare impressione, in larga misura si sono rilevate fondate. Potremmo riassumere l’essenza di Unabomber in tre semplici parole: killer, intellettuale, visionario.

Il Washington Post pubblicò Industrial Society and its future di Unabomber il 19 settembre del 1995

Il Washington Post pubblicò Industrial Society and its future di Unabomber il 19 settembre del 1995

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