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delitto

Quando Enrico Mattei trasformò l'Italia in una potenza mondiale

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Corre l’anno 1945, immediato dopoguerra. L’Italia post bellica si appresta a voltare pagina e a ricucire le profonde ferite lasciate dal conflitto appena terminato. Tra i dirigenti partigiani ricompensati con cariche di governo e poltrone prestigiose, Enrico Mattei è tra i più sfortunati. Viene nominato commissario dell’AGIP (Agenzia Generale Italiana Petroli), istituita per esplorare le fonti energetiche presenti nella Pianura Padana. Vecchio carrozzone ereditato dall’epoca fascista, peso inutile e grave per le casse di stato, già nel ventennio era considerato un ente farlocco, tanto che tra gli addetti ai lavori l’acronimo Agip stava per Agenzia Gerarchi in Pensione. Ad Enrico Mattei viene affidato l’incarico con l’unico compito di liquidare le attività e vendere concessioni e strutture al primo offerente. Ma Mattei non è uomo che si piega al volere altrui. Convinto del ruolo chiave dell’energia nella ricostruzione e nello sviluppo del Paese, piuttosto che dismettere il giocattolo rotto, disobbedisce alle direttive, ripristinando i vecchi impianti e riportando in cantiere migliaia di operai da anni pagati senza lavorare. Riprende le ricerche interrotte in Val Padana e nel marzo del 1946, il pozzo di Caviaga si riempie di bolle di metano grezzo a 150 atmosfere. E’ solo il primo giacimento scoperto dalle trivelle dell’Agip di Mattei. Negli anni seguenti vengono individuati giacimenti di gas sparsi per tutta la penisola, da nord a sud.

Mattei gli ordini li dà, non li esegue

Mattei intraprende un’opera di modernizzazione del paese tumultuosa e repentina. Costruisce una fitta rete di metanodotti collegando le città italiane e fornendo alle industrie combustibile a basso prezzo. Arriva di notte nelle città dormienti, per sventrare le strade ed installare le sue tubature. Non dà nemmeno il tempo al sindaco del luogo di protestare né a improvvisati comitati cittadini di fermare i lavori. Produce liquigas per le cucine domestiche a prezzi stracciati con i camioncini Agip che portano le bombole anche nelle campagne sperdute, diventando l’artefice del passaggio dalle stufe di legna o carbone alle più comode cucine a gas.Inventa l’accattivante logo del cane a sei zampe che sputa fuoco delle fauci. Costruisce stazioni di benzina nuove e funzionali in tutta Italia; introduce la figura del benzinaio che lava i vetri e controlla l’olio, importa dagli States l’idea dei motel, per il conforto notturno dei viaggiatori. Questi importanti successi gli valgono la creazione nel 1952 dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), di cui viene eletto presidente.In pochi anni, il Mattei capitano d’impresa trasforma l’Eni in un colosso internazionale grazie ad una politica aziendale innovativa e visionaria per l’epoca.Attira le antipatie di imprenditori e poteri forti, che attraverso aggressive campagne mediatiche cercano di screditarlo (raccoglie gli articoli “diffamatori” realizzando una serie di trentacinque volumi con 5mila testi e 14mila pagine). Comprende quindi la necessità del consenso, e fonda nel 1956 il quotidiano il Giorno, giornale aziendale, che attira firme dal calibro di Tiziano Terzani, Giorgio Bocca, Gianni Brera, Mauro de Mauro. Porta il benessere in casa degli italiani, inaugura un nuovo stile di giornalismo d’inchiesta, ha in mano i partiti, è protagonista assoluto del boom economico italiano. Era diventato un mito popolare del livello dell’imperatore Augusto.

Enrico Mattei ha modernizzato il paese

Nel 1957 si proietta nel grande gioco del petrolio mondiale, dominato dalle Sette Sorelle Americane. Stringe accordi con Egitto, Tunisia, Algeria, Persia, Iran, Marocco, Libia. È un player eccezionale Mattei, che privo della spocchia tipica dei conquistadores americani ed europei, tratta alla pari i suoi interlocutori e intreccia con loro strategici rapporti personali. Guarda al futuro, e convinto della imminente affrancazione dei paesi arabi ed africani (prevede con dieci anni di anticipo lo shock petrolifero mondiale del 1973) offre una prospettiva di rilancio e di rinascita sociale. Nel 1960 ribassa tre volte il prezzo della benzina in Italia, che diventa il più basso d’Europa. Pochi mesi dopo indossa il colbacco e vola a Mosca. Stringe con i russi un importante accordo per un’ingente fornitura di greggio. È il primo grande scambio commerciale petrolio – merci della storia, che inaugura la collaborazione tra ENI e Russia che dura ormai da oltre sessant’anni. In cambio di macchine Fiat, cavi della Pirelli, tubi Findesit e fertilizzanti azotati, conclude l’affare a prezzi stracciati, acquistando il petrolio con un risparmio del 40 % sul prezzo. In piena guerra fredda c’è una scheggia impazzita che mina le supremazie e mira alla costruzione di un modello più giusto nello scacchiere mondiale della corsa al petrolio. Un lobbysta italiano contro le lobbies multinazionali rappresentate dalle Sette Sorelle americane.

«Quei quattro miliardari decidono per miliardi di esseri umani»

Fulminee le reazioni delle potenze atlantiche. In un rapporto segreto dell’aprile 1961 del National Security Council si legge «la politica petroliera italiana capitanata da Mattei ha sferrato attacchi alle maggiori compagnie petrolifere mondiali, con una campagna sui prezzi che ha avuto un impatto distruttivo nei rapporti tra le Compagnie e i governi». Anche il New York Times intraprende una campagna contro Mattei, accusandolo di aver rotto gli equilibri del mercato dei prodotti petroliferi e di non aver mantenuto i patti stipulati nel dopoguerra. La BBC inglese nel documentario Portrait of Tycoon, lo definisce l’uomo più potente d’Italia dopo Giulio Cesare. La corsa all’oro continua. L’Italia è ormai la quarta potenza mondiale. Mattei convince l’amministrazione Kennedy che i metodi coloniali delle “sette sorelle del petrolio” infangano l’immagine democratica degli Stati Uniti e fissa per la fine dell’ottobre 1962 un volo per Washington. È pronto ad incontrare il presidente americano e a ridisegnare una volta per tutte gli equilibri del mercato petrolifero.Quell’aereo Mattei, tuttavia, non lo prenderà mai. Il 27 ottobre, alla vigilia del viaggio transoceanico, viene assassinato.

Il primo delitto eccellente ordinato da Cosa Nostra fu quello di Enrico Mattei

Uno scoppio fragoroso e un lampo di luce rossastra squarciano il cielo della campagna pavese. L’aereo aziendale su cui Mattei era partito da Catania alla volta di Milano Linate si schianta a Bascapè: muoiono il Presidente dell’Eni, il pilota del jet e un giornalista del Time.Il problema Mattei diventa il caso Mattei: le prime indagini, costellate da depistaggi e insabbiamenti, imputano l’incidente alla dimenticanza di un meccanico o al più ad un errore del pilota. Dopo un lungo periodo di silenzio anche il mondo del cinema si interessa al tragico incidente.Il regista Francesco Rosi realizza la pellicola “Il Caso Mattei”, con un magistrale Volontè nei panni del protagonista. Anche Pasolini, raccoglie informazioni sul caso per pubblicarle nel romanzo-inchiesta Petrolio a cui stava lavorando prima della morte. Solo nel 2005, un’ultima perizia tecnica ordinata dai magistrati – sulla scorta di filoni giudiziari riguardanti fatti mafiosi – si concluderà con l’affermazione che l’aereo fu distrutto in volo da un’esplosione. Numerose le ipotesi formulate e gli scenari teorizzati sulla responsabilità della morte del magnate italiano. Dall’OAS al controspionaggio francese (SDECE, Servizio segreto francese per le operazioni all’estero), dalle famiglie mafiose americane su mandato delle Compagnie petrolifere a Cosa nostra siciliana. Quest’ultima pista confermata da Tommaso Buscetta, che riferì: «Il primo delitto eccellente di carattere politico ordinato dalla Commissione di Cosa Nostra, costituita subito dopo il 1957, fu quello del presidente dell’ENI Enrico Mattei. Fu Cosa Nostra a deliberare la morte del Mattei, come favore a nome della Commissione degli Usa e nell’interesse sostanziale delle maggiori compagnie petrolifere americane». Finisce così il sogno Italiano di Mattei. La meravigliosa utopia di un uomo la cui storia è spesso dimenticata dalle nuove generazioni, malate di facili amnesie. Mattei era un visionario. Un misto tra Robin Hood e Che Guevara travestito da Giulio Cesare, che sognava l’Italia centro di un impero di pace, fondato sul lavoro e sulla giustizia sociale.

Enrico Mattei era un lobbysta italiano contro le Lobby multinazionali

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