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Tutta la Russia che stiamo censurando

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È già spuntata una pagina Wikipedia – con un bel disclaimer in testa che avvisa di come, visti i cambiamenti tuttora in corso, potrebbe non essere del tutto aggiornata – che raccoglie per settori tutti i ban e i boicottaggi in corso dentro e fuori dalla Russia per “punire” il Paese per l’aggressiva sull’Ucraina. Di seguito abbiamo anche noi raccolto alcuni dei ban più significativi – e in alcuni casi apparentemente assurdi – che si sono susseguiti nell’ultima settimana. A partire da quello della Federazione internazionale di felini, che ha vietato le competizioni ai gatti russi. La Fife (Fédération Internationale Féline), che raccoglie 43 Paesi compresi Russia e Ucraina, ha deciso di vietare la presenza degli allevatori russi e delle loro creature alle esposizioni internazionali perché non si può "assistere a queste atrocità senza fare nulla".

La musica

La cantante d’opera russa Anna Netrebko non potrà più esibirsi alla Metropolitan Opera di New York: dopo il direttore d’orchestra Valery Gergiev costretto a lasciare "La Scala", la soprano è stata estromessa dal Met per non aver preso distanze da Putin, ma solo dalla guerra. «È una grande perdita artistica per il Met e per l’opera», ha dichiarato il direttore generale del Met Peter Gelb. «Anna è una delle più grandi cantanti nella storia del Met, ma con Putin che ha ucciso vittime innocenti in Ucraina, non c’era modo di andare avanti».

Nei giorni scorsi era già stata cancellata la partecipazione russa all’Eurovision Song Contest prossimamente a Torino (su Twitter ha sbancato l’hashtag #EurovisionWithoutRussia); Spotify, per motivi di “sicurezza dei nostri lavoratori”, ha invece chiuso a tempo indeterminato i propri uffici in Russia e il promoter di concerti Live Nation ha comunicato di «associarsi al resto del mondo nella condanna dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Non promuoveremo show in Russia, né lavoreremo nel Paese.»

Il cinema e i social media

La European Film Academy, unendosi all’Ukrainian Film Academy e a questa petizione, e seguita da moltissimi Festival internazionali – dal Festival di Cannes, che ha bandito le delegazioni russe, al Festival di Glasgow, che ha eliminato dalla lineup due film russi – ha condannato fermamente l’attacco e aderito al boicottaggio dei film russi. Un portavoce di Netflix ha dichiarato al Wall Street Journal che "data la situazione attuale" il servizio di streaming non ha in programma di distribuire canali di notizie, sport e intrattenimento dai media statali russi. La Warner Bros. ha sospeso l’uscita di alcune pellicole (come Turning Red e The Batman) nel Paese, così come la Disney, Sony e altri distributori cinematografici, mentre la BBC ha richiesto il ritiro di Doctor Who e di altre trasmissioni dai palinsesti russi. Facebook e Google stanno bloccando la diffusione dei contenuti prodotti da media statali russi, come Russia Today e Sputnik news e molte emittenti internazionali hanno smesso di trasmettere i canali russi.

Lo sport

La finale di Champions League che si sarebbe disputata a San Pietroburgo è stata trasferita a Parigi e la FIFA ha bandito le squadre Russe alla Coppa del Mondo in Qatar. Il Gran Premio di Formula uno di Sochi di settembre è stato annullato, anche de la FIA (Federazione Italiana dell’Automobile) permetterà ancora ai piloti russi di gareggiare sotto bandiera neutrale. Come ha dichiarato Bernie Ecclestone, che si è opposto alla cancellazione del Gran Premio, «gli atleti russi non hanno nulla a che fare con questo conflitto. Non ne sono parte, e mai ne sono stati parte. Sono semplicemente russi.» In generale, gli atleti russi sono stati banditi dalle moltissime competizioni internazionali, come da raccomandazione dell’IOC (International Olympic Commitee).

L’automotive e le altre aziende internazionali

Il Gruppo Volkswagen, Lamborghini, Porsche, Volvo e molti altri hanno bloccato l’esportazione di veicoli in Russia, mentre il gruppo Mercedes-Benz ha interrotto anche la produzione locale. General Motors, Jaguar, Land Rover e Renault, hanno interrotto le vendite e le operazioni in Russia negli ultimi giorni e Ford ha sospeso la sua joint venture per furgoni commerciali in Russia "fino a nuovo avviso". Le compagnie di spedizione statunitensi FedEx e Ups e la tedesca Dhl hanno sospeso – anche per motivi di sicurezza – le loro attività sia in Russia che in Ucraina. Boeing ha chiuso le sue forniture di materiali in arrivo dalla Russia, Dell technologies ha sospeso la vendita di computer e Delta Air Lines ha interrotto la partenership con la compagnia aerea russa Aeroflot.

La scandinava Ikea da domani sospenderà la sua produzione in Russia, chiuderà i suoi negozi nel paese e interromperà l'esportazione di merci da e verso lì. H&M, sempre scandinavo, che "sospenderà temporaneamente tutte le vendite in Russia". Apple, Nike e i marchi di fast fashion britannici Asos e Boohoo sono alcuni degli altri rivenditori globali che hanno annunciato che non venderanno più i loro prodotti in Russia, e Adidas ha sospeso la sua partnership con la Federcalcio russa. Mastercard e Visa hanno bloccato i loro servizi per diversi istituti di credito russo. La compagnia petrolifera britannica BP ha scelto di uscire dall'azionariato della russa Rosneft, dove aveva quasi il 20% delle quote, seguita dall’olandese Shell. Alla prima potrebbe costare fino a 25 miliardi, alla seconda almeno 3.

In pochi giorni il numero di aziende che hanno deciso di sospendere le proprie esportazioni e i propri servizi in Russia si è moltiplicato. La notizia che ha fatto più scalpore, dopo l’addio di Ikea e, è stata quella della chiusura di tutti i punti vendita McDonald’s nel Paese dopo l’esordio nel 1990 del capitalismo a Mosca – 850 punti vendita, i cui 62mila dipendenti continueranno però a ricevere lo stipendio. Starbucks chiuderà i 130 bar in tutto il Paese, mentre Coca Cola e Pepsi interromperanno le vendite.

Hanno chiuso anche gli store di Prada, hanno bloccato le esportazioni anche Ferrari, Rolls-Royce e persino il wrestling ha mollato la Russia. Come ha sottolineato il Washington Post, che ha intervistato Gary Kalman, direttore della Transparency International, il gruppo di controllo della corruzione finanziaria, «l'impatto finanziario non scuoterà il mercato o il prezzo delle azioni, ma penso che la minaccia reputazionale sia maggiore in termini di percezione delle persone».

Dall’inizio del conflitto, a lasciare la Russia sono state oltre 300 aziende. Un professore di Yale sta raccogliendo qui tutti gli aggiornamenti.

Alla finale di icestock il COI ha fatto rimuovere la bandiera della Russia

Articolo aggiornato alle ore 18.00 del 9/03/2022.

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