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Dallo psicologo in streaming: il boom della teleterapia

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Betterhelp, 7 Cups, Ginger e l’italiana Cozily: sono solo alcune delle app che offrono servizi di teleterapia, con lo psicologo a portata di clic del paziente tramite chat e video colloqui. Un metodo che ha conosciuto un vero e proprio boom con la pandemia e che adesso si sta diffondendo anche fuori dalle app, con molti professionisti che hanno deciso di mantenere la modalità a distanza anche dopo la fine del lockdown. E che per alcuni rappresenta un giro di boa. Ne è convinta Laura Rainoldi di Cozily: «Questo tipo di approccio rappresenta il futuro della psicologia», ha detto a VD. Addio lettino di Freud, dunque? Per Stella Ariodante, vice presidente dell’Associazione Nazionale Psicologi Psicoterapeuti, la questione è complicata. «La teleterapia non è la panacea per tutti. Ed è giusto che sia il professionista a valutare caso per caso». Insomma, ormai non si può più tornare indietro. Ma la prudenza è necessaria.

La teleterapia raccontata da pazienti e professionisti

Comodità e riservatezza sono alcuni dei vantaggi offerti dalla teleterapia. E soprattutto c’è la possibilità di scegliere fra un ventaglio più ampio di professionisti. «Pur essendo di Firenze, mi sono imbattuta nel sito web di una psicologa milanese che mi ha colpito subito: la scelta delle parole che usava, il suo viso rilassato e aperto mi hanno comunicato subito un'impressione di fiducia», ci dice Rebecca. «Penso che la scelta di un terapista sia un passaggio particolarmente delicato: con un professionista del genere devi avere un imprinting, un accordo anche mentale che ti consenta di aprirti totalmente». Dopo molti tentativi dal vivo, anche Sara si è rivolta a un terapeuta online trovato su Google. «Da ottobre fino a pochi giorni fa ho fatto terapia via Skype con uno psicoterapeuta che risiede lontano da dove abito. Questa in realtà, è stata l’esperienza più lunga di terapia».

Ma per Sara l’approccio tradizionale resta valido. «La teleterapia è un metodo che comunque trovo efficace. C’è sempre una relazione anche se più filtrata. Sicuramente se si è nella stessa stanza con una persona si creano dinamiche diverse». «Sul piano comunicativo, una seduta in presenza è più d'impatto, poiché c'è la componente fisica che sottolinea e rimarca i concetti; per un professionista credo sia anche importante valutare la gestualità del paziente», spiega invece Rebecca. Un’esperienza buona, dunque, ma con dei limiti. Anche dal lato del professionista. Per la psicologa Debora Infantino, infatti, «di fronte a una webcam non si riesce nemmeno a guardarsi negli occhi».

«L’impatto visivo è fondamentale. Già da come si siedono i pazienti in studio si colgono alcuni aspetti. C’è una dimensione fisica che non può essere fatta a distanza». Alcune persone, però, sembrano preferire la teleterapia alle modalità tradizionali. «Ci sono meno problemi: ad esempio si elimina l’eventuale difficoltà di raggiungere lo studio. E poi ci sono i pazienti che hanno cambiato Paese: in questi casi la terapia a distanza è molto utile. Ma - sottolinea Infantino - non tutti i casi possono essere trattati così. Dipende dal tipo di disturbo mentale».

Disturbi mentali e teleterapia, tra timori e nuove frontiere

Nonostante le preoccupazioni, la ricerca scientifica ha mostrato come il trattamento online possa essere molto efficace per molti problemi di salute mentale. Uno studio del 2018 pubblicato sul Journal of Psychological Disorders, ad esempio, ha scoperto che la terapia cognitivo comportamentale online è «un'assistenza sanitaria efficace, accettabile e pratica». Lo studio ha dimostrato che la terapia cognitivo comportamentale online era altrettanto efficace del trattamento faccia a faccia per la depressione maggiore, il disturbo di panico, il disturbo d'ansia sociale e il disturbo d'ansia generalizzato. «Il canale digitale facilita l’approccio, il contatto perché è più immediato, non c’è più la paura di esporsi: con un semplice clic si accede al professionista» ha detto a VD Stella Ariodante di Anapp.

«Ma il problema è che si perde una dimensione, tra cui il non verbale. Vediamo solo una parte del corpo. Il boom di app registrato soprattutto tra i ragazzi dimostra che c’è un forte bisogno di aiuto psicologico, che va intercettato. La teleterapia rende facilmente raggiungibile il proprio terapeuta. Averlo a portata di clic è molto più incoraggiante. È, però, lo stesso meccanismo che sta alla base degli acquisti online: abbiamo scoperto che è più comodo, mi tutela dall’espormi». Ma, ammette Ariodante, si tratta di una pratica «non più reversibile». Soprattutto perché, se da un lato ha conosciuto un vero e proprio boom con la pandemia, dall’altro alcune app sono presenti sul mercato da anni. «Esistiamo dal 2016 e siamo stati premiati dall’Ordine degli psicologi della Lombardia per il nostro lavoro», spiega Laura Rainoldi di Cozily.

L’app, che offre sia la possibilità di chattare con lo psicologo che quella di vedersi in video colloquio, è stata per molto tempo l’unica in Italia a offrire questo tipo di servizio. In questo modo, secondo Rainoldi, l’utente si sente vicino al terapeuta «perché è facilmente raggiungibile». Un vantaggio non indifferente in un momento in cui è difficile trovarsi in presenza. E la dimensione fisica che tanto preoccupa professionisti e pazienti che fine fa? «Molti studi soprattutto americani sostengono l’efficacia delle terapie via chat. Ci sono elementi non verbali che si possono carpire dalla scrittura. Il setting nel nostro caso è costituito dalla relazione, nel far capire al paziente che c’è accoglienza e non giudizio, questo è il nostro aggancio terapeutico». Insomma, spostarsi su un piano virtuale funziona. Ma è ancora presto per dire addio al lettino di Freud.

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