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Le ragioni storiche del conflitto tra Russia e Ucraina

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Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio Vladimir Putin ha iniziato un attacco all’Ucraina che segue il riconoscimento unilaterale delle Repubbliche del Donbass. La notizia ha fatto il giro del mondo mentre la popolazione ucraina subisce l’attacco dell’esercito russo diretto su diverse città compresa Kiev. Ma come siamo arrivati a questo punto? Quali sono le origini storiche di questo conflitto tra le due nazioni, che proprio la storia aveva legato?

Kiev e Mosca sono le due madri della Russia

La storia russa ha due genitori: Kiev e Mosca. La prima, fondata già nel IX secolo dalle popolazioni norrene che discendevano il Dnepr in direzione del Mar Nero, divenne la sede della prima Rus’ (nome che deriva, forse, dal termine “ruotsi”, gli uomini delle navi lunghe norrene). Fu a Kiev che si consolidò una prima forma di stato dove la sovrana Olga e poi suo nipote Vladimir introdussero il cristianesimo ortodosso, che sarebbe divenuto uno dei fondamenti della civiltà russa.

La Rus’ di Kiev prosperò per circa quattro secoli finché, nel XIII secolo, le orde mongole la sconfissero dividendola in tanti principati. Da questa disintegrazione e dalle tempeste del tardo Medioevo emersero poi tre grandi stati: Polonia, Lituania e Russia. Il principato di Mosca divenne il centro di quest’ultima e la regione di Kiev, ormai al margine meridionale dei nuovi centri di potere, iniziò a essere chiamata “u okrayna”: Marca di Confine.

Due storie distinte

Fu proprio in quel periodo che la storia di Russia e Ucraina iniziò a divergere. Mentre il regime di Mosca diventava sempre più forte e unito, la regione di Kiev, ora abitata anche dai profughi cosacchi giunti dalle steppe, finì per essere più volte spartita dalle potenze rivali. Nonostante le ribellioni di molti eroi popolari come Ivan Mazeppa, la Polonia, l’Impero Ottomano, l’Impero Russo e l’Impero Austro-Ungarico si spartirono l’Ucraina per secoli.

L’attore principale di questa dominazione fu, senza dubbio, proprio la Russia, che trasformò la regione nel granaio d’Europa e sottomise la popolazione locale cercando di russificarla, sopprimendo l’uso della loro lingua madre. Questa situazione si protrasse fino al collasso dell’Impero Russo nel 1917 e alla Rivoluzione che avrebbero portato a un primo riconoscimento dell’identità ucraina. Ma anche al peggior genocidio che avesse mai sofferto. L’Holodomor.

L’Holodomor, lo sterminio degli ucraini

Holodomor è una parola inventata, perché non esisteva, in ucraino, nessun modo per descrivere quella tragedia che avrebbe portato alla morte milioni di persone. Quando la Rivoluzione Russa incluse l’Ucraina, riconoscendone l’esistenza come parte dell’URSS, sembrava che, finalmente, il popolo di Kiev avrebbe potuto trovare una sua strada, seppure all’interno del mondo sovietico. Ma agli occhi di Mosca, l’Ucraina era ancora quel “granaio” da sfruttare che era stato per l’Impero Zarista. Negli anni '30 Stalin iniziò quella collettivizzazione forzata della terra che, nella regione di Kiev, si trasformò anche nella persecuzione dell’identità ucraina.

I contadini furono costretti ad aderire ai kolchoz, le fattorie di Stato, mentre le loro terre venivano confiscate e passavano nelle mani della burocrazia sovietica. La fame portò con sé la morte di milioni di ucraini. Secondo lo storico Bernard Bruneteau, nel suo libro “Il secolo dei genocidi”: «La prima mortalità di massa fu causata direttamente dal fatto che le autorità sovietiche, indifferenti alle naturali variazioni di produzione, mantennero percentuali altissime di requisizioni (circa il 20%)».

L’Ucraina rimaneva il “granaio” del popolo sovietico, in particolare di quello russo. La situazione era difficile in tutta l’URSS, ma in Ucraina le collettivizzazioni riguardarono più dei due terzi delle terre dei contadini, mentre in Russia solo la metà. Per questo, quando la fame iniziò a uccidere, i caduti furono soprattutto ucraini. Una vera e propria strage: dei cinque milioni di cittadini sovietici morti per la collettivizzazione stalinista, quattro milioni erano ucraini (secondo alcune stime, altre parlano di circa 2 milioni). «Le epidemie si diffusero e si registrarono casi di cannibalismo, tutti fatti di cui il governo tenne un bilancio preciso. Quasi la metà delle vittime era costituita da bambini,» aggiunge Bruneteau.

L’Holodomor, il più grande sterminio dopo l’Olocausto degli ebrei, però cadde nel silenzio. Nessuno ne poté parlare per decenni finché, con la glasnost di Gorbaciov, qualcosa iniziò a cambiare. Nel 1986 uscì, tra gli altri, il libro dello storico Robert Conquest (“Harvest of Sorrow”) che alzava l’asticella delle accuse verso l’URSS. Secondo l’autore, non sarebbe stata tanto la collettivizzazione, quanto le requisizioni e ritorsioni delle autorità a causare la fame e che l’Holodomor andrebbe considerato come un vero e proprio genocidio deliberato.

Un nuovo inizio tradito per Ucraina e Russia

La dissoluzione dell’URSS nel 1991 ha portato alla nascita di una vasta quantità di stati “autonomi” in quello che era lo spazio di influenza russo. Alcuni di essi, come il Kazakistan e la Bielorussia, sono rimasti in mano a dittatori pluridecennali o a regimi filorussi che Mosca ha continuato a controllare come parte del proprio “estero vicino”. Cos’è l’"estero vicino"? È il concetto geopolitico alla base di questo nuovo conflitto con l'Ucraina.

La Russia deve, per la sua natura geografica di vasta pianura facilmente attaccabile da ogni lato, circondarsi di nazioni amiche che facciano da cuscinetto allo stato russo. L’"estero vicino" della Russia in Occidente, versante dal quale storicamente è sempre stata invasa, è costituito da Finlandia, Repubbliche Baltiche, Bielorussia e Ucraina. Di queste, le ultime due sono sicuramente le più importanti. Dalla fine della Guerra Fredda questo "estero vicino" si è in parte, e per propria volontà, allontanato dalla sfera di influenza russa anche attraverso l'adesione all'UE e alla NATO. Evoluzione che ha rinfocolato il senso di accerchiamento della Russia, retaggio storico della nazione sin dal suo passato più remoto.

L’Ucraina, dopo l’indipendenza, ha iniziato un percorso di questo tipo, diversamente dalla Bielorussia, proprio per le ragioni storiche che abbiamo detto qui sopra. La popolazione non russofona di Kiev ha vissuto con sofferenza la dominazione di Mosca, in tutte le sue incarnazioni. La regione è divisa in una parte orientale, in gran parte russificata, e occidentale (appartenuta a diverse realtà politiche nei secoli) interamente ucraina e filooccidentale che si considera “altro” dalla Russia.

Questa frattura è diventata visibile nel 2014, quando la parte centro-occidentale dello stato di Kiev ha deciso di avvicinarsi all’UE e alla NATO, mentre quella orientale ha dichiarato la sua indipendenza e ha aderito allo spazio politico russo. Vladimir Putin oggi rischia di dover passare alla storia non come il salvatore della Russia, immagine che tanto ama, ma come l’uomo che ha perso l’Ucraina. L’invasione di questa notte sembra un tentativo estremo di riscrivere la storia, se ci riuscirà o meno lo scopriremo solo col tempo.

Le ballerine della scuola di danza tradizionale dell'Ucraina

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