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Perché la cannabis e le droghe leggere spaventano da sempre la destra italiana

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Ieri la destra ha provato ad affossare il referendum per legalizzare la cannabis attraverso un emendamento in Commissione Affari Costituzionali che avrebbe di fatto annullato la raccolta firme. Il rischio di veder sfumare un referendum sostenuto da 630mila persone è stato altissimo. Per Leonardo Fiorentini, membro del Comitato Promotore, questa manovra è stata «l’evidenza che il dibattito pubblico e trasparente sulla fine del proibizionismo sulla cannabis fa talmente paura a Lega e Fratelli d’Italia da far loro tentare un blitz antidemocratico.»

La legalizzazione della cannabis e i problemi della destra italiana

La storia della legalizzazione in Italia è la storia di un dialogo mancato. Sin dal luglio 1975, quando Marco Pannella fu arrestato per aver fumato marijuana in pubblico, e dal seguente referendum del 1976 che depenalizzò il consumo di droghe, una parte della società italiana ha reagito chiudendo ogni porta al dibattito sulla legalizzazione. Nel 1990 questa parte proibizionista del paese segnò momentaneamente una vittoria penalizzando di nuovo il consumo con Craxi, ma un secondo referendum popolare ripristinò la depenalizzazione nel 1993. Da allora i due fronti sono divenuti sempre più compatti: da un lato quelli che vogliono sottrarre la cannabis al «monopolio mafioso a cui il proibizionismo assegna le non droghe che sono derivate dalla canapa indiana», come diceva Pannella; dall’altro la (allora) neonata destra che si è intestata la battaglia proibizionista, trasformandola in un tassello della propria identità politica.

La Fini-Giovanardi ne è stato un esempio plastico. Andando in direzione inversa alla volontà popolare più volte manifestata nei referendum, la legge stabilì sanzioni più gravi per produzione, traffico, detenzione, uso di sostanze stupefacenti e, soprattutto, abolizione della differenza tra droghe leggere e droghe pesanti. Una legge dichiarata incostituzionale dalla Cassazione nel 2014. Le timide aperture verso la cannabis light e la coltivazione domestica degli ultimi anni hanno riaperto le danze.

«L'emergenza nazionale è la droga, non il fascismo. Preferisco combattere gli spacciatori», «controllerò tutti i negozi di cannabis e li sigillerò», «Ius Soli, Ddl Zan e oggi la coltivazione della cannabis in casa. Se queste sono le priorità di PD e 5Stelle al governo, l’Italia ha un problema.» Queste sono solo alcune delle numerose dichiarazioni del leader della destra italiana Matteo Salvini, spesso accompagnate dal mantra: «La droga fa male», utilizzato in tutte le occasioni per chiudere qualsiasi porta al dialogo. Un dialogo che, però, è divenuto sempre più necessario dopo che mezzo secolo di battaglie proibizioniste ci hanno consegnato un sistema giudiziario e carcerario semplicemente al collasso e hanno fatto, invece, la fortuna delle tante e ricche organizzazioni criminali del paese.

Marco Pannella e la legalizzazione della cannabis
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