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Educazione digitale: uno studente su tre non sa scaricare un file da Internet

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Si dice, in questi giorni, che la pandemia abbia accelerato la digitalizzazione del paese. Ne hanno parlato Alessandro Baricco, su Il Post, e Il Foglio in un editoriale firmato dalla Redazione intitolato Ne usciremo più forti. I dati, in effetti, sembrano dirci questo: sono 21.3 milioni le nuove identità digitali SPID a giugno (erano 5 milioni all’inizio del 2020), un bel +300%; in pratica oltre la metà della popolazione attiva ha digitalizzato il suo rapporto con l’amministrazione pubblica. Eppure c’è un campo in cui proprio la pandemia ha rivelato tutta la nostra debolezza tecnologica: la scuola. Un’istituzione in cui l’educazione digitale, come quella sessuale e civica, è un grande assente.

Il rapporto di Save The Children

La DAD non ha solo mostrato un’Italia spaccata sulla linea geografica, sociale ed economica del digital divide, ma anche su quella delle conoscenze digitali dei nostri studenti, colti alla sprovvista dalla rivoluzione didattica dovuta alla pandemia. La cosiddetta Gen Z, quella dei nativi digitali, emerge divisa dalla prima indagine pilota sulla povertà educativa digitale realizzata da Save The Children. I risultati, su 772 tredicenni in 11 città e province, hanno evidenziato l’impreparazione e l’inconsapevolezza dei più giovani rispetto all’uso del digitale. Il 31% pensa che l’età minima per un profilo social sia inferiore ai 13 anni, il 30% non sa come rendere il proprio account privato, quasi il 60% non conosce le regole sulla condivisione delle proprie immagini nei social media e il 29,3% non sa come scaricare un file. Per non parlare delle fake news: quasi metà dei ragazzi è incapace di distinguerle da una notizia vera.

Le ragioni? In parte economiche (in Italia un milione e 346 mila minorenni vivono in povertà assoluta) e sociali (1 ragazzo su 3 non ha un tablet a casa e 1 su 7 neanche un Pc), ma anche didattiche. L’82% degli studenti, infatti, ha dichiarato di non aver mai usato un tablet a scuola prima della pandemia e circa il 22% oggi non riesce a effettuare semplici operazioni nella piattaforma di didattica online. La scuola è ancora indietro sull’educazione digitale, e questa mancanza, esattamente come le altre sul fronte di quella sessuale, LGBT e civica, ha ripercussioni gravi sui ragazzi. Non parliamo solo di capacità ma anche di rischi. A causa della scarsa consapevolezza digitale, i più giovani sono tra i più esposti, ad esempio, alla pornografia non consensuale e al cyberbullismo che oggi, in Italia, riguarda quasi il 15% degli studenti.

L’educazione digitale contro cyberbullismo e sexting non consensuale

L’85% dei giovani italiani è costantemente connesso a Internet. Una penetrazione del digitale nella vita delle nuove generazioni che dimostra la necessità di una maggiore consapevolezza online, in particolare dei rischi in rete. Un obiettivo delle stesse Linee di orientamento del Miur, quello di contrastare i rischi della rete attraverso la scuola. «Le studentesse e gli studenti devono essere sensibilizzati ad un uso responsabile della Rete e resi capaci di gestire le relazioni digitali in agorà non protette» recita il testo del Ministero. «Compito della Scuola è anche quello di favorire l’acquisizione delle competenze necessarie all’esercizio di una cittadinanza digitale consapevole». Uno studente su 8, infatti, ha subito abusi online nell’anno passato, che sono stati seguiti da pubblicazione di immagini e video online. «E queste immagini» sottolinea il prof. Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta, docente universitario e presidente di Di.Te «rischiano di rimanere nel web per sempre, con tutte le conseguenze immaginabili».

Lo stesso vale per la pornografia non consensuale e il sexting: il rapporto Eu Kids Online 2020 specifica che il 22% dei giovani europei ha ricevuto almeno un contenuto esplicito. Questa forma di PNC si lega spesso a un cyberbullismo di cui sono vittime, secondo il Journal of Adolescent Health, soprattutto adolescenti omosessuali e bisessuali. Il fenomeno, in Italia, è cresciuto così tanto da spingere la Cassazione a equipararlo alla violenza sessuale, dopo aver respinto il ricorso di un trentaduenne che aveva inviato foto hot a una minore. Le violenze digitali sono tra le più pericolose per i ragazzi, secondo la psicologa clinica Maura Manca, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza. «Le vittime sono molto più a rischio di suicidio rispetto alle vittime di bullismo fisico e verbale e a tutti gli altri adolescenti». I tentativi di suicidio sono infatti l’11% contro il 7%, sempre secondo un’indagine condotta dalla dott. Manca su 7mila ragazzi. «Il cyberbullismo è vissuto come molto più invasivo rispetto al bullismo tradizionale, è meno diffuso ma è molto più grave perché viola l’intimità e la privacy della vittima». L’odio online, tra gli adolescenti, colpisce soprattutto le ragazze tra i 14 e i 17 anni che vivono nelle grandi città del Nord Italia, come dimostrano i dati Istat. «Le femmine sono più a rischio dei maschi perché spesso vengono violate nella loro intimità, ad esempio con l’invio di video intimi e sessuali» spiega la dott. Manca. In risposta a questi problemi l’educazione digitale potrebbe essere uno strumento fondamentale e la scuola il luogo giusto per svilupparlo. Il 70% degli studenti, infatti, la vorrebbe come materia: «La Gen Z si è accorta che i social non sono un gioco da ragazzi» conferma Daniele Grassucci, direttore e co-founder del portale Skuola.net. «Circa 4 su 5 gradirebbero lezioni di educazione digitale a scuola».

Come combattere il bullismo e il cyberbullismo
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