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Cos'è lo Ius Scholae e perché ne stiamo discutendo

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Il 9 marzo scorso la Commissione Affari Costituzionali alla Camera ha dato il via libera alla proposta di Giuseppe Brescia, deputato 5 Stelle, sullo Ius Scholae. Il testo di Brescia, che riprende nella pratica lo Ius Culturae già naufragato anni fa in Parlamento, aiuterebbe molti minori delle seconde generazioni ad acquisire la cittadinanza italiana attraverso il loro percorso scolastico. L’iniziativa ha, ovviamente, incontrato l’ostilità della destra nazionale che, col solito metodo dell’ostruzionismo, ha prodotto centinaia di emendamenti per rallentarla.

Che cos’è lo Ius Scholae

La riforma della cittadinanza è una questione ciclica della politica italiana e torna periodicamente alla ribalta. Oggi, nel nostro paese, vige ancora il solo Ius Sanguinis, legge della cittadinanza di origine ottocentesca, nonostante i tentativi fatti nel tempo di introdurre norme diverse che lo affiancassero, come lo Ius Soli e lo Ius Culturae.

Lo Ius Scholae (che è praticamente uno Ius Culturae), prevede che un minore straniero nato in Italia o che vi sia arrivato entro i 12 anni, possa acquisire la cittadinanza se ha risieduto permanentemente nel paese e ha frequentato uno o più cicli scolastici, per 5 anni.

Lo Ius Scholae, la situazione oggi

«Siamo contrari al testo, non serve a nulla», ha detto il capogruppo della Lega in commissione Igor Iezzi, il cui partito ha presentato, da solo, 480 dei circa 700 emendamenti. «Se riconosciamo ai bambini la cittadinanza italiana, cosa si fa ad esempio se i genitori devono essere espulsi? Li mandiamo fuori e lasciamo i bambini 'orfani'?» ha continuato. Suggerendo, forse, che nel caso citato sarebbe auspicabile poter espellere l’intera famiglia compreso il minore?

La proposta sembra, comunque, avere un consenso abbastanza trasversale: hanno infatti votato a favore PD, M5S, Italia Viva e Forza Italia, che si è staccata dal resto del centrodestra. Stefano Ceccanti e Matteo Mauri, gli altri componenti della commissione, hanno aggiunto che «L'attuale norma è del 1992 e in questi 30 anni la nostra società è profondamente cambiata. Ed è importante che la legge sia al passo con questi cambiamenti. Soprattutto quando si parla dei diritti delle bambine e dei bambini».

Le voci dei ragazzi sulla cittadinanza

La battaglia per aggiornare la legge sulla cittadinanza (di memoria andreottiana) è naufragata più volte negli ultimi vent’anni. Nonostante l’impegno di molte organizzazioni e associazioni che chiedevano diversi modi di ottenere la cittadinanza. L’Italia, come gran parte del Vecchio Mondo, privilegia lo Ius Sanguinis, ovvero la trasmissione per via di sangue della cittadinanza. Un concetto, però, molto poco al passo con i tempi: «La legge sulla cittadinanza si basa su un principio di sangue, che è un concetto razziale», ha spiegato una delle attiviste del BLM ai microfoni di VD. Siamo stati tra i ragazzi di seconda generazione che protestavano per lo Ius Soli e abbiamo raccolto le loro voci in questo video.

Gli afrodiscendenti che chiedono lo ius soli e la cittadinanza

«Mia figlia è italiana e senegalese e lei è stata fortunata perché sua madre è italiana» ci ha spiegato, durante la protesta, una delle manifestanti. Oggi, per un bambino non comunitario nato in Italia che non ha almeno un genitore italiano, l’unico modo per acquisire la cittadinanza è attendere la maggiore età, risiedere costantemente nel nostro paese, e fare richiesta entro 12 mesi dal suo compleanno. Cosa non facile e burocraticamente impegnativa. E poi c’è chi è arrivato da bambino: «Sono qui da 15 anni e ancora non posso prendere la cittadinanza». Infatti per chi, come molti minori non comunitari, è arrivato in Italia anche a pochi mesi dalla nascita, la mancanza dello Ius Soli e dello Ius Culturae può trasformarsi in un vicolo cieco esistenziale.

I dati sulle seconde generazioni in Italia

  • 3,7 milioni gli stranieri non comunitari residenti in Italia
  • 1 milione di stranieri ha acquisito la cittadinanza italiana dal 2010 al 2020
  • 45% per trasmissione/elezione, 42% per residenza e 13% per matrimonio
  • 50% delle acquisizioni di cittadinanza è under 30
  • 1,3 milioni sono i minori di seconda generazione
  • Il 75% è nato in Italia ma solo il 21% è stato naturalizzato
  • 36,5% l'abbandono scolastico tra figli di stranieri
  • 49,5% seconde generazioni che hanno subito bullismo
  • 30,4% degli studenti stranieri è nato in Italia, il 23,5% è arrivato prima della scuola
  • Oltre l’italiano, il romeno e l’inglese, le lingue più parlate tra le seconde generazioni sono l’albanese, lo spagnolo, l’arabo, il francese, il cinese, il russo e il filippino

Come funziona l’acquisizione della cittadinanza

Esistono quattro differenti modi di acquisire la cittadinanza nei diversi Paesi del mondo. Lo Ius Sanguinis è più diffuso nelle nazioni europee, asiatiche e africane, mentre lo Ius Soli è preponderante nelle Americhe. Lo Ius Culturae, proposto in Italia assieme allo Ius Soli, ha uno sguardo privilegiato sui minori e sulle nuove generazioni, mentre lo Ius Vivendi è l'ideale punto di arrivo per molti attivisti internazionali.

Ius Sanguinis

L'acquisizione della cittadinanza per nascita da un genitore italiano o da un ascendente in possesso della cittadinanza.

Ius Soli

L'acquisizione della cittadinanza di una nazione per il fatto di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

Ius Culturae

I minori stranieri possono acquisire la cittadinanza del Paese in cui sono nati o in cui vivono da un certo numero di anni, a condizione che in quel Paese abbiano frequentato le scuole o abbiano compiuto percorsi formativi per un determinato numero di anni.

Ius Vivendi

Una fetta di gioventù intellettuale vede lo Ius Soli come tappa di un percorso verso il cosiddetto Ius Vivendi, cioè la pienezza dei diritti non determinata da alcuna condizione di cittadinanza legata allo Stato-Nazione.

Il ritorno degli attivisti del Black Lives Matter

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