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razzismo

In Italia ci sono un milione di ragazzi invisibili tra le seconde generazioni

La cittadinanza per le seconde generazioni di immigrati? «Un percorso a ostacoli, un gioco quasi sadico». Lo ha detto a VD Kwanza Musi Dos Santos, co-fondatrice dell’associazione QuestaèRoma, composta da ragazzi e ragazze provenienti da Paesi e contesti socioculturali diversi. I dati Istat sulle seconde generazioni raccontano un Paese che inciampa su integrazione. Sono circa un milione i minori privi di cittadinanza, un dato in crescita del 15,6% in questi anni. E intanto, da più lati, arriva l’appello a una riforma dell'attuale legge sulla cittadinanza. Che siano lo Ius Soli, lo Ius Culturae oppure lo Ius Vivendi.

Storie di seconde generazioni

«Sono nato da genitori stranieri a Roma. Mia madre è arrivata in Italia nel 1972, da Capo Verde», racconta a VD Paolo Barros di NIBI: Neri italiani - Black italians. «Ma ho ottenuto la cittadinanza solo a diciotto anni. Compiuta la maggiore età, mi sono subito mosso». Paolo è andato negli uffici preposti con i documenti necessari, che è riuscito a reperire nel giro di qualche settimana. «Da adolescente mi pesava essere italiano ma non avere la cittadinanza. È stato lo sport ad aprirmi gli occhi: a sedici anni avrei avuto la possibilità di andare a giocare nella nazionale italiana, ma non ero italiano. È in quel momento che ho capito che non ero come gli altri. Ero un cittadino di serie ‘B’, che non poteva realizzare il suo sogno».

E poi ci sono le storie di chi lotta ancora per la cittadinanza. Come Madhobi, che si è vista rigettare la richiesta nel 2014 per «sei mesi di buco nella residenza». «Sono venuta dal Bangladesh a due anni. Non avere la cittadinanza mi fa ancora sentire diversa. Ma è stata più dura in passato: alle medie mi sono sentita esclusa dal gruppo, quando i professori cercavano il campo scuola più adatto alla classe. Avevo paura che scegliessero una meta che, da non cittadina italiana, non potessi raggiungere. Per fortuna sono stati comprensivi e non mi hanno messa in difficoltà».

Fioralba Duma ha percorso la strada dell’attivismo con Italiani senza cittadinanza, il movimento politico che a inizio giugno ha inaugurato il progetto Obiettivo cittadinanza, che assiste chi cerca di diventare italiano per legge. Fioralba, però, non può richiedere la cittadinanza a causa del reddito. «E poi la pratica costa minimo oltre 200 €, senza contare tutti i documenti». Definisce il percorso per la cittadinanza come «un montepremi, una lotteria». «Ho subìto la scelta dei miei genitori di emigrare dall’Albania, adesso subisco le scelte dei politici che non vogliono farmi diventare italiana per legge: l’Italia è un Paese che non riconosce i suoi stessi figli, e questo mi fa rabbia».

Le voci dei ragazzi che vogliono la cittadinanza

La battaglia per aggiornare la legge sulla cittadinanza (di memoria andreottiana) è naufragata più volte negli ultimi vent’anni. Nonostante l’impegno di molte organizzazioni e associazioni che chiedevano diversi modi di ottenere la cittadinanza. L’Italia, come gran parte del Vecchio Mondo, privilegia lo Ius Sanguinis, ovvero la trasmissione per via di sangue della cittadinanza. Un concetto, però, molto poco al passo con i tempi: «La legge sulla cittadinanza si basa su un principio di sangue, che è un concetto razziale» ha spiegato una delle attiviste del BLM ai microfoni di VD. Siamo stati tra i ragazzi di seconda generazione che protestavano per lo Ius Soli e abbiamo raccolto le loro voci in questo video.

Gli afrodiscendenti che chiedono lo ius soli e la cittadinanza

«Mia figlia è italiana e senegalese e lei è stata fortunata perché sua madre è italiana» ci ha spiegato, durante la protesta, una delle manifestanti. Oggi, per un bambino non comunitario nato in Italia che non ha almeno un genitore italiano, l’unico modo per acquisire la cittadinanza è attendere la maggiore età, risiedere costantemente nel nostro paese, e fare richiesta entro 12 mesi dal suo compleanno. Cosa non facile e burocraticamente impegnativa. E poi c’è chi è arrivato da bambino: «Sono qui da 15 anni e ancora non posso prendere la cittadinanza». Infatti per chi, come molti minori non comunitari, è arrivato in Italia anche a pochi mesi dalla nascita, la mancanza dello Ius Soli e dello Ius Culturae può trasformarsi in un vicolo cieco esistenziale.

I dati sulle seconde generazioni in Italia

  • 3,7 milioni gli stranieri non comunitari residenti in Italia
  • 1 milione di stranieri ha acquisito la cittadinanza italiana dal 2010 al 2020
  • 45% per trasmissione/elezione, 42% per residenza e 13% per matrimonio
  • 50% delle acquisizioni di cittadinanza è under 30
  • 1,3 milioni sono i minori di seconda generazione
  • Il 75% è nato in Italia ma solo il 21% è stato naturalizzato
  • 36,5% l'abbandono scolastico tra figli di stranieri
  • 49,5% seconde generazioni che hanno subito bullismo
  • 30,4% degli studenti stranieri è nato in Italia, il 23,5% è arrivato prima della scuola
  • Oltre l’italiano, il romeno e l’inglese, le lingue più parlate tra le seconde generazioni sono l’albanese, lo spagnolo, l’arabo, il francese, il cinese, il russo e il filippino

Come funziona l’acquisizione della cittadinanza

Esistono quattro differenti modi di acquisire la cittadinanza nei diversi paesi del mondo. Lo Ius Sanguinis è più diffuso nelle nazioni europee, asiatiche e africane, mentre lo Ius Soli è preponderante nelle Americhe. Lo Ius Culturae, proposto in Italia assieme allo Ius Soli, ha un sguardo privilegiato sui minori e sulle nuove generazioni, mentre lo Ius Vivendi è l'ideale punto di arrivo per molti attivisti internazionali.

Ius Sanguinis

L'acquisizione della cittadinanza per nascita da un genitore italiano o da un ascendente in possesso della cittadinanza.

Ius Soli

L'acquisizione della cittadinanza di una nazione per il fatto di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

Ius Culturae

I minori stranieri possono acquisire la cittadinanza del Paese in cui sono nati o in cui vivono da un certo numero di anni, a condizione che in quel Paese abbiano frequentato le scuole o abbiano compiuto percorsi formativi per un determinato numero di anni.

Ius Vivendi

Una fetta di gioventù intellettuale vede lo Ius Soli come tappa di un percorso verso il cosiddetto Ius Vivendi, cioè la pienezza dei diritti non determinata da alcuna condizione di cittadinanza legata allo Stato-Nazione.

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