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La condanna per il caso Floyd «è una vittoria del Black Lives Matter»

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Tre volte. Derek Chauvin è tre volte colpevole per la morte di George Floyd e Oltreoceano escono le prime reazioni positive da parte della politica e della società civile. Per molti, anche in Italia, si tratta di un risultato che non sarebbe mai stato raggiunto senza l’impegno del movimento Black Lives Matter.

Per Paolo Barros è una vittoria del movimento Black Lives Matter

«Il movimento Black Lives Matter raccoglie i suoi primi frutti», spiega Paolo Barros a VD, presidente dell’associazione NIBI: Neri Italiani - Black Italians. «In questa tragedia c’è stato un risveglio di coscienze che ha portato ad avere finalmente giustizia per George Floyd. Se non fosse stato per il BLM difficilmente si sarebbe ottenuto questo risultato». Un fiume in piena, il BLM che dagli Stati Uniti è arrivato fino in Europa. «Basti pensare alla manifestazione di Roma dello scorso 7 giugno, che ha visto undicimila persone in piazza per George Floyd. Undicimila persone di tutti i colori, di tutte le età e di ogni estrazione sociale. È un fatto che ha colpito tutte le coscienze. Negli Stati Uniti esiste un razzismo sistematico che va combattuto con azioni pratiche e non con la violenza. Questa condanna è un punto di partenza, che ci sprona a lottare per i diritti di tutti, non solo dei neri». E in Italia? «Anche nel nostro Paese c’è una forma di razzismo: noi ragazzi di seconda generazione ci stiamo battendo per vedere riconosciuti i nostri diritti. A partire dallo ius culturae: vogliamo anche noi la nostra giustizia».

La sentenza e il caso Floyd

Martedì, l’ex-agente di polizia Derek Chauvin è stato dichiarato colpevole per la morte di George Floyd, ucciso il 25 maggio del 2020 durante un arresto a Minneapolis, in Minnesota. Un arresto violento, nonostante la vittima non portasse con sé armi. Nei video girati dalle telecamere di sorveglianza e dai passanti si vede Chauvin premere con il ginocchio sul collo di Floyd per più di nove minuti, anche dopo che Floyd ha perso coscienza e senza prestare soccorsi. Floyd era morto poco dopo essere stato portato in ospedale. Chauvin è stato dichiarato colpevole di omicidio involontario di secondo grado, che prevede una pena massima di 40 anni di carcere, di omicidio di terzo grado (pena massima 25 anni) e di omicidio colposo (pena massima 10 anni). La pena di Chauvin sarà però decisa tra otto settimane.

Le reazioni di Biden e Harris e della politica americana

Per la vice presidente degli Stati Uniti Kamala Harris, questo verdetto non è definitivo. «Non guarirà il dolore che esiste da generazioni, tra persone che hanno sperimentato e testimoniato in prima persona ciò che ora un pubblico più ampio sta vedendo a causa degli smartphone e dell'ubiquità della nostra capacità di registrare in tempo reale ciò che sta accadendo davanti ai nostri volti. E questa è la realtà». Il presidente Joe Biden, invece, aveva dichiarato ai giornalisti che stava «pregando affinché il verdetto fosse il verdetto giusto», suggerendo che c'erano prove "schiaccianti" nel caso contro Chauvin, mentre per Alexandra Ocasio-Cortez «questo verdetto non è un sostituto per un cambiamento nella politica“: gli Stati Uniti si preparano a digerire una sentenza che resta comunque epocale.

La violenza della polizia in Europa

Non solo Minneapolis: anche in Europa la polizia ha un problema con pregiudizi razziali e discriminazione. E il coronavirus ha squarciato il velo. Secondo il rapporto di Amnesty International Sorvegliare la pandemia 2020, che prende in esame anche l’Italia, durante la quarantena per il Covid-19, le forze dell’ordine impegnate nei controlli «hanno preso di mira in maniera eccessiva le minoranze etniche e i gruppi marginalizzati, con violenze, controlli d’identità discriminatori, quarantene forzate e sanzioni». L’applicazione del lockdown ha comportato quindi importanti violazioni dei diritti umani. Per Amnesty, l’applicazione delle misure di lockdown da parte della polizia ha avuto un impatto eccessivo sulle aree più povere e a maggioranza di residenti provenienti da gruppi di minoranze etniche. Nella civilissima Francia, nel distretto della Senna-Saint-Denis, dove la maggior parte degli abitanti sono neri o di origine nordafricana, il numero di sanzioni per violazione del lockdown nel 2020 è stato tre volte superiore rispetto al resto del Paese. Segno che il dipartimento era sorvegliato in modo sproporzionato rispetto ad altre aree. Nel solo Regno Unito, uno dei pochi paesi europei che raccoglie dati disaggregati per etnia sull’applicazione della legge, la polizia di Londra ha registrato un aumento del 22 per cento nei fermi e nelle perquisizioni tra marzo e aprile 2020. Durante quel periodo, la percentuale di persone nere che è stata perquisita è aumentata di quasi un terzo. Una pandemia di violenza che ha colpito l’Europa, dalla Germania, a Cipro, passando per la Bulgaria e l’Italia.

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