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Come ha fatto Venere a diventare la prima diva della storia

Dalla spuma brillante del mare, il seme evirato di Urano spodestato, guarda caso, dal figlio Crono, nasce e vive Afrodite, dea del desiderio, del matrimonio canonico, adultero, assoluto, eterno e caduco. Che romanamente diventa Venere, prima di tutto madre degli uomini e dei popoli (dà i natali a Enea, che Roma la creò), forza generatrice dal nome latino Venus che tanto somiglia a venerus: Venere della venerazione storica e preistorica, dal passato al moderno. La più conosciuta: quella del Botticelli. La mostra Botticelli, il suo tempo e il nostro Tempo (e senza tempo, aggiungiamo ndr) al Mart di Rovereto fa esaltazione di come ella sia diva per eccellenza di tutte le storie.

Nelle sale del museo disegnato da Mario Botta, straordinariamente visitabili altre due esposizioni d’eccezione. Una dove Picasso, De Chirico e Dalì dialogano con Raffaello, e una meno altisonante ma piena di valore sul “piacere” visto dal ferrarese Giovanni Boldini. Tutte e tre le mostre saranno visitabili fino al 29 agosto 2021.

Venere diva di ieri e di oggi

Afrodite è la copertina di Salvador Dalí nella sua Dichiarazione di Indipendenza dell’Immaginazione e il Diritto dell’Uomo alla Sua Follia. Non solo, quando è la volta di realizzare la sua opera per la fiera mondiale di New York del 1939, Dalí invita gli astanti in un sogno, il sogno di Venere, che inizia proprio passando tra le gambe della dea in un viaggio di scenografie e donne in carne e ossa, che nuotano in soggiorni pompeiani o diventano pianoforti. Un viaggio nell’inconscio dove, non a caso, Venere è protagonista assoluta, onirica e, al tempo stesso, vicina.

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Visitatrice davanti a 'La toilette di Venere' di Giuseppe Veneziano

Il viaggio del Mart, nato da un’idea di Vittorio Sgarbi ed Eike Schmidt, è una ricerca sul Botticelli e sul suo percorso. Sempre raffinato e in adorazione del classico, delle forme femminili e della Venere, la sua Venere nascente e custodita agli Uffizi. Così famosa al tempo da doverla replicare come in serie per soddisfare il comune desiderio, stavolta delle ricche casate, che della figura botticelliana volevano a tutti i costi una copia. Tanto che diverse fonti testimoniano al suo tempo il diffondersi delle sue “femmine gnude bellissime” (Gaddiano), “gnude assai” (Vasari). Raffigurata coperta solo di un velo di trasparente desiderio, in una tempera su tavola, la Venere in mostra al Mart è l’unica, insieme a un’altra versione conservata allo Staatliche Museen di Berlino, ad averla fatta franca durante i falò dei seguaci di Savonarola di cui lo stesso Botticelli divenne poi discepolo. Al punto che, afferma il Vasari, avrebbe mandato al rogo anche le sue opere di gioventù.

Il curatore Alessandro Cecchi accompagna i visitatori nella vita di Botticelli e nel suo percorso di affinamento tecnico e artistico che parte dalla sua esperienza di bottega, tra il 1459 e il 1460 a servizio di Maurizio Lippi, da cui avrebbe desunto grazia e precisione nel disegno. In una Firenze che esplodeva di fermento, Botticelli ha elevato le sue figure a icona, attraverso un’opera omnia di rappresentazioni al tempo stesso austere e umane, che l’artista porterà con sé anche nel suo periodo savonaroliano, dove al posto di curve, seni e fianchi appariranno Vergini, Natività e Cristi. Persino il centauro potente, virile e armato finisce immobile, estasiato e inoffensivo tra le dita di Paride, pietrificato più dalla sua figura, così mistica e così umana nella sua femminilità prorompente e statuaria, che dalla torsione dei suoi capelli (Pallade e il Centauro, 1482 c).

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La 'Venere degli Stracci' di Michelangelo Pistoletto

Una figura così potente, così unica, così universale e così umana da aver attraversato la storia incolume e fiera. Diva eterna in armonia e mai in bilico, tra presente e passato. Nella seconda parte della mostra a cura di Denis Isaia, la vita e le opere del Maestro lasciano il posto al tuffo nel contemporaneo. Nomi eccellenti, da Pistoletto a Lachapelle, da John Currin alla riproposizione del migliore dei cinema dove Uma Thurman rivive in una conchiglia ne Le Avventure del Barone di Munchausen, fino a Anita Ekberg ritratta da Federico Fellini in quella fontana di Trevi che Graziano Cecchini fece rossa come il fuoco nel 2007. Botticelli ha avuto la capacità, prima di ogni altro, di trasformare la narrazione fantastica in figura umana. Come Marylin, grande assente della mostra, Venere ritorna in tutte le opere oltre l’interpretazione, riuscendo comunque a esistere pur appartenendo al mito, non solo ispirazione, ma essa stessa donna in carne e ossa, da raffigurare e da adorare come in un poster, su un red carpet e, ovviamente, in un museo.

Il dialogo tra Raffaello, Picasso, De Chirico e Dalí

Al volgere dell’esposizione su Botticelli, il visitatore del Mart si imbatte in una visione quasi straniante. Il corridoio di uscita della prima mostra è un tuffo morbido in quella che, probabilmente, è l’opera di Raffaello Sanzio più conosciuta di ogni altra, il suo autoritratto su tavola, prestato eccezionalmente dagli Uffizi. Così inizia Picasso, De Chirico, Dalí: dialogo con Raffaello. Provenienti da alcuni tra i più importanti musei internazionali, come le Gallerie degli Uffizi, il Musée national Picasso di Parigi e la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, cento capolavori compongono un percorso nel quale antico e moderno, anche questa volta, dialogano.

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L'autoritratto di Raffaello all'ingresso della mostra 'Picasso, De Chirico e Dalí: dialogo con Raffaello'

Uno studio inedito e approfondito sul modo in cui l’arte dell’Urbinate ha influenzato le ricerche dei tre grandi maestri del XX secolo. A cura di Beatrice Avanzi e di Victoria Noel-Johnson, il progetto sottolinea il dialogo visivo non solo tra Raffaello e i tre artisti del Novecento, ma anche tra gli artisti stessi. In modo così importante da costringere i tre a una continua discussione della propria opera e del proprio percorso. Da Dalí, che riteneva Raffaello prima fonte di ispirazione, a De Chirico che quasi in suo omaggio abbandonò la metafisica per tornare allo studio e alla ricerca classica e figurativa, sia in senso stilistico che tecnico, una trasformazione che gli costò durissime accuse mosse dai colleghi surrealisti. Picasso, al contrario, non confessò mai il suo incontro diretto con l’opera del Maestro; tuttavia, quest’ultimo appare all’origine di alcuni suoi capolavori e gli ispirò una serie erotica di acqueforti sull’accoppiamento tra Raffaello e la Fornarina. Proprio in riferimento al pittore cubista, è intuizione della curatrice Victoria Noel-Johnson che due dei suoi più riusciti e noti capolavori, Parade e Guernica, contengano puntuali citazioni dell’esempio di Raffaello. Se tutti e tre gli artisti avevano studiato l’arte classica e ne furono affascinati, la reinterpretazione fu totalmente differente: il rapporto di de Chirico con Raffaello, per esempio, fu colto e sistematico, quello di Picasso più immediato e dissacrante, infine Dalí guarderà sempre al maestro con profonda ammirazione, aspirando a divenire «il Raffaello del XX secolo».

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Visitatrice davanti a 'La Fornarina Borghese' copia da Raffaello Sanzio attribuita a Raffaellino del Colle

Il Piacere secondo Boldini

Caffè mondani, abiti da capogiro, l’eleganza della borghesia, il vaporoso romanticismo dei salotti raccontati dal più grande ritrattista dell’epoca: Giovanni Boldini. A lui è dedicata la nuova grande mostra del museo di Rovereto. 170 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, molte delle quali appartenenti al patrimonio del Museo Boldini di Ferrara, chiuso al pubblico dopo il terremoto del 2012. Boldini diventa il pittore dei ritratti di società, testimone del suo tempo, mito in vita, desiderato dai signori e dalle signore. I suoi dipinti descrivono e allo stesso tempo definiscono lo stile, le tendenze e l’estetica della Ville Lumière. I vortici di pennellate lunghe e vibranti, vere e proprie sciabolate sulla tela generano immagini che sono quasi fotogrammi.

Scatti mossi e fugaci, fissano la dinamicità del passaggio fra un’azione appena compiuta e un’altra appena cominciata. Nella mostra Giovanni Boldini. Il Piacere l’attività del pittore italiano viene ricostruita nella sua completezza attraverso un ricco percorso cronologico, che lascia spazio all’approfondimento di alcuni temi e relazioni che ne hanno segnato la lunga e proficua carriera. In particolare, in mostra vengono analizzati i rapporti con il poeta Gabriele d’Annunzio, attraverso figure di comuni muse ispiratrici come la “Divina Marchesa” Luisa Casati, colta e trasgressiva, interprete per antonomasia dell’eleganza e dell’eccentricità della Belle Époque. Tanto che il critico d’arte Vittore Grubicy nel 1889 scriverà che «è qui che Boldini si è rivelato maestro perché […] le sue figure di grandezza naturale danno l’istantanea sensazione d’aver dinnanzi degli esseri vivi».

Dettaglio de

Dettaglio de 'Ritratto dell'attrice Alice Regnault' di Giovanni Boldini

Da un’idea del Presidente Vittorio Sgarbi, la mostra è curata da Beatrice Avanzi, curatrice Mart, esperta in arte italiana dell’Ottocento e del Novecento, e da Tiziano Panconi, specialista dell’opera di Giovanni Boldini, al quale ha dedicato studi, mostre e pubblicazioni.

Le tre mostre al Mart di Rovereto sono visitabili con un unico biglietto fino al 29 agosto. Botticelli. Il suo tempo. E il nostro tempo e Picasso, de Chirico e Dalí: dialogo con Raffaello sono aperte dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18 e il venerdì dalle 10 alle 21; Giovanni Boldini. Il Piacere è aperta dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 18 e venerdì dalle 10 alle 21.
Tutte le informazioni e dettagli su visittrentino.info.

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A sinistra 'San Luca dipinge la Vergine' di Antiveduto Gramatica e a destra 'Il Pittore di Cavalli' di Giorgio de Chirico

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