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Chi è Arianna Melone, la nuova promessa del fumetto italiano

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Scrivere ogni tipo di storia, senza compromessi. Un obiettivo semplice, ma allo stesso tempo complesso, quello che si è data Arianna Melone, vincitrice dell’ultima edizione del francese Prix Artémisia e nuova promessa del fumetto italiano ed europeo. Classe 1996, con il suo graphic novel d’esordio, Gianna, ha conquistato uno dei premi europei più importanti nel settore che, però, per lei rappresenta solo la prima tessera di un mosaico molto complesso e sfaccettato che è la sua carriera: «Nel mio futuro dovrò impegnarmi sempre e comunque, abituandomi anche ai rifiuti che verranno. Ma mi auguro, con tutta me stessa, di poter continuare e poter vivere solo di questo».

Il mondo di Gianna: tra contestazioni e condizione femminile

La protagonista del fumetto – che deve il suo nome all’omonima canzone di Rino Gaetano – è una studentessa di origini meridionali che si ritrova a vivere l’inizio della sua giovinezza, i vent’anni frenetici e concitati, a Bologna, alla fine degli anni ’70, tra manifestazioni e contestazioni. Una scelta particolare per un’autrice nata a cavallo tra due generazioni, la Zeta e la Millennial, che però vede in quella stagione di fermento politico e sociale l’occasione per raccontare le contraddizioni di questo Paese, le sue luci e le sue ombre. «Siamo nel 1978 – spiega –. È l’anno dell’entrata in vigore della legge sull’aborto e di quella Basaglia. È un periodo di cambiamento e rivoluzione, adatto per mostrare l’ipocrisia generale che c’è in alcuni argomenti».

E uno di questi è sicuramente la condizione femminile, descritta in parallelo da Gianna e sua sorella Nina. La prima lotta per la sua emancipazione, combatte il vecchio sistema borghese; la seconda vive ingabbiata nel sistema patriarcale, promessa sposa a un giovane di buona famiglia e che vive sulla sua pelle la mancanza di tutele da parte dello Stato. Una condizione che fa da ponte a quello che continuano a vivere le donne ancora oggi: «Nina è una donna non tutelata dalle leggi dello Stato oltre che dalle logiche familiari. In questo caso si tratta della possibilità di abortire, un diritto che attualmente non tutti hanno. Parliamo di Paesi europei, ma anche del problema dell’obiezione di coscienza che abbiamo noi in Italia. Assurdo pensare che, nel 2022, sia così complesso usufruire di un diritto fondamentale, di un’operazione già di per sé difficile dal punto di vista fisico e psicologico».

Il peso dell’unicità e valore della diversità

Quello che, però, accomuna le figure femminili di questo racconto è la loro unicità. Nel caso della protagonista Gianna diventa motivo di sofferenza perché la fa sentire sola, estranea rispetto alle sue coetanee e, pagina dopo pagina, questo sentimento emerge in maniera prepotente tanto da far pensare che ci sia più di qualche spunto autobiografico. «Anche io – ricorda -, nella mia vita, mi sono sentita diversa e discriminata per questo. Soprattutto in età adolescenziale: troppo timida, grassa, emotiva o strana».

Mentre riflette su questo argomento, l’autrice descrive anche il suo concetto di diversità che è un valore – «questo ce lo insegna la genetica», dice – ma è anche qualcosa che fa molta paura, un peso difficile da sopportare per alcuni. Un motivo di vessazione che prova a raccontare nelle sue storie, ma che diventa anche uno dei suoi scopi come artista: «Credo nel valore della diversità, nella coesione, nel rispetto e nella convivenza di tutti gli esseri viventi. Nel mio piccolo, la battaglia che cerco di portare avanti è proprio quella per l’inclusività. Voglio credere, infatti, in un mondo dove tutti possano coesistere dando spazio al proprio individualismo e, contemporaneamente, al bene della comunità tutta».

I «genitori artistici», tra malinconia e desiderio di essere capiti

Arianna Melone ha le idee chiare, quindi su quello che vuole comunicare a chi la legge. Lo si vede nel suo fumetto di esordio, ma anche sul suo account Instagram che ha riempito di tavole farcite di pensieri personali e poesie. Al centro di tutto c’è spesso il desiderio di essere amati e capiti, «di voler toccare il cuore della gente per farla sentire compresa, per spingerla a riflettere o a provare un’emozione o semplicemente per comunicare che non è sola».

Ma c’è anche la ricerca della bellezza che, come dice citando una sua poesia, «ti scioglie, ti lega e ti intrappola», ma diventa anche motivo di serenità e conforto quando è legata «all’amore che provo per tutte le cose». Questa nota malinconica si riflette anche su suoi riferimenti artistici: da un lato ci sono pittori come Klimt, Monet, Mucha, Munch, Schiele e Lautrec, dall’altro illustratori e fumettisti quali Sara Marino, Massimiliano Frezzato, Attilio Mazzanti, Gipi, Giulio Rincione e, soprattutto Vives e Fior che considera, come lei stessa dice, i «suoi genitori artistici».

Il ricambio generazionale

«Mi piace esplorarmi e liberarmi attraverso l’arte», mi dice mentre parla dei suoi lavori. Sa anche, però, che quando si vuole trasformare la propria vocazione in un mestiere i fattori da tenere in considerazione sono molti. Emergere, ad esempio, in un mondo prevalentemente maschile e continuare a lavorare senza farsi abbagliare da un esordio così importante.

«Non mi adagio sugli allori – sottolinea – e so bene che il mio mondo è pieno di contraddizioni ed è complesso. In questo momento, sempre più donne si stanno facendo strada, portando anche un grosso contributo al mondo del fumetto. Presto, grazie al ricambio generazionale, ci saranno tanti nomi di spicco femminili e non solo maschili». Nelle generazioni che si ricorrono, però, c’è anche un tratto comune, come quello che unisce le uniche tre fumettiste donne italiane – Lorena Canottiere, Barbara Baldi e Rachele Aragno – ad aver vinto il Prix Artémisia. Per Melone non ci sono dubbi: c’è «una sensibilità condivisa con loro. A tratti dolce, a tratti struggente».

Una tavola di Arianna Melone
Una tavola di Arianna Melone

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