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TikTok potrebbe salvare i musei

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A chi gridava alla sua morte, l’arte ha risposto con TikTok. Sull’app cinese prima nel mondo per numero di download da inizio 2020, utilizzata da oltre mezzo miliardo di utenti, sono infatti sbarcati alcuni dei più importanti musei del globo, che si sono raccontati con inedita ironia. Un nuovo modo di divulgarsi, molto lontano dai contenuti alla Superquark, fatti da uomini e donne con i capelli bianchi per uomini e donne con i capelli bianchi. E se, come diceva Dalì, l’arte è fatta per disturbare, quale modo migliore di farlo con tanto di musica trap e grafiche vaporwave?

Gli Uffizi su TikTok

Tra i musei più importanti sbarcati sull’app cinese ci sono le Gallerie degli Uffizi di Firenze, che contano 23mila follower, e che venerdì scorso hanno anche realizzato la prima diretta streaming sulla piattaforma in occasione della visita della TikToker Martina Socrate. «Così come un giornale non è completo senza la vignetta e la caricatura della prima pagina, così anche un museo può fare umorismo», ha commentato il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt. I protagonisti delle opere d’arte prendono, così, vita: dal Cavaliere Pietro Secco Suardo che si aggira per i corridoi degli Uffizi in cerca di una festa, alla Sacra Famiglia del Tondo Doni di Michelangelo che fa pesi con il Bambino, passando per le hands up di Eleonora di Toledo del Bronzino. «Serve ad avvicinare le opere a un pubblico diverso da quello cui si rivolge la critica ufficiale, ma anche a guardare le opere in modo diverso e scanzonato. In particolare, in un momento difficile come questo, è importante, ogni tanto, concedersi un sorriso e un po’ di autoironia. E se è possibile farlo grazie alla grande arte, ancora meglio». Un processo iniziato con la quarantena, con l’intento di portare l’arte in casa attraverso il canale preferito dalla generazione Z. Non solo TikTok. Gli Uffizi sono già presenti su Instagram, con 500k seguaci, e su Facebook, con 57mila “mi piace”. Insomma, i musei si svecchiano attraverso un uso sempre più forte dei social e la scelta di porre al timone dirigenti stranieri, dall’atteggiamento meno impostato rispetto ai colleghi italiani.

Gli altri musei su TikTok

Gli Uffizi non sono soli: a sbarcare sulla piattaforma anche la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, che ha aperto il suo canale a fine 2019 in occasione del ritorno nelle sue sale del capolavoro di Gustav Klimt. All’estero, anche il Metropolitan Museum of Art di New York ha ceduto a TikTok, così come il Carnegie Museum of Natural History, museo di storia naturale di Pittsburgh, in Pennsylvania. Non solo: il Rijksmuseum di Amsterdam ha aperto il suo profilo TikTok (@rijksmuseum) a inizio aprile, con le opere che si calano nel mondo contemporaneo, guadagnando 11mila follower. E così a raccontare l’arte degli Uffizi ci pensa La Maddalena di Tiziano che parla della mancanza del parrucchiere durante la quarantena con la Giuditta di Cristofano Allori, che invece ha appena tagliato la testa a Oloferne nel tentativo di dargli una spuntatina ai capelli. Un processo, quello di leggere l’arte in chiave ironica, che affonda le sue radici su Facebook e la pagina Se i quadri potessero parlare, che ha sdoganato il mantra “mai na gioia” con l’Allegoria della pazienza di Carlo Dolci. E che con TikTok amplia la sua platea, coinvolgendo il grande pubblico con sfide a colpi di hashtag.

Arte in vaporwave

Dimenticate la voce cantilenante delle guide, la massa di teste bianche davanti ai quadri e il jingle di Superquark: attraverso TikTok, la cultura non solo si fa transgenerazionale ma anche popolare, spogliandosi di quell’aura di sacralità che l’ha relegata, almeno nella pratica, a fenomeno elitario. Se il mezzo è il messaggio, come diceva il giornalista Marshall Mcluhan, l’aver scelto proprio l’app cinese come piattaforma per lanciare le opere conservate nelle gallerie è più di un’iniziativa di marketing: è un manifesto programmatico. I musei diventano, così, luoghi universali, dove la bellezza si declina seconda le sue diverse coniugazioni: dal cibo allo shopping, all’intrattenimento, dentro e fuori i social. L’arte in stile vaporwave rivisita l'arte di ieri, senza destrutturarla, come avvenuto in passato con Duchamp e il suo celebre orinatoio, ma arricchendola di richiami al mondo attuale, in un gioco di rimandi che si rincorrono nel tempo. Rimandi che sono carichi di ironia e leggerezza.

Amalia Ulman, da Instagram al Tate Modern
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