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Come la guerra sta cambiando la Russia

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Quando Elena Chernenko, corrispondente di “Kommersant”, principale quotidiano politico-finanziario pubblicato in Russia, ha letto dell’invasione russa in Ucraina, ha pensato si trattasse di un caso di «isteria» collettiva, come ha detto più tardi al Guardian. Pur criticando l’atteggiamento dell’Ucraina nei confronti del Donbass, Chernenko, non giustifica in nessun modo l’invasione russa. Come lei, anche tanti altri esponenti della società civile russa. E così, le proteste contro la guerra, scoppiate negli scorsi giorni nelle maggiori città russe, si sono concluse con oltre 2mila arresti: è il volto di un Paese che sta stretto dentro il suo ruolo di impero.

La guerra in Ucraina vista dalla Russia

A febbraio 2022, secondo i dati forniti da Statista, il 70% dei russi approvava l’operato del presidente Vladimir Putin, che grazie a una modifica alla Costituzione potrebbe rimanere in carica fino al 2036. Ma nell’ultimo decennio le piazze e le strade di Mosca e San Pietroburgo si sono riempite di manifestanti: dalle proteste per l’incarcerazione di Alexei Navalny, oppositore di Putin, alle manifestazioni dei Fridays for Future. Un evento straordinario per un Paese in cui arresti e violenze ai danni degli oppositori sono all’ordine del giorno. A colpire, però, è anche la distribuzione delle manifestazioni che in alcuni casi hanno interessato anche città di provincia, generalmente meno propense a questo tipo di azioni, come Yakutsk, in Siberia, dove le proteste si sono tenute nonostante il rigido inverno.

La guerra in Ucraina raccontata dalle piazze russe ha riportato alla mente le mobilitazioni del 2021, quando migliaia di cittadini russi sono stati arrestati per aver chiesto la liberazione di Navalny. Le proteste di questi giorni hanno visto, invece, oltre 2mila arresti. I cittadini russi si sono riuniti nelle piazze, sfidando i divieti e nonostante la consapevolezza che le autorità avrebbero represso le manifestazioni più duramente del solito. Come riporta “Novaya Gazeta”, anche a scuola è vietato discutere di Ucraina, mentre ai genitori è chiesto di monitorare l’attività dei figli su TikTok perché non partecipino a «comizi e proteste» contro la guerra. Sono molti i russi a pensare che la guerra sia impopolare. Ma intanto, le autorità hanno limitato l’accesso a Twitter e Facebook. Tanto che per combattere la disinformazione e la censura, i cittadini ucraini stanno lasciando notizie sulla guerra nelle recensioni ai ristoranti russi su Google.

Cosa sta imparando la Russia dalla guerra

Dalle femministe ai comuni cittadini, in Russia c’è voglia di conoscere la verità. Nonostante gran parte della rete di oppositori sia stata smantellata l’anno scorso dopo le proteste pro Navalny, le proteste contro la guerra hanno riempito le piazze di oltre 50 città. I cittadini si sono informati con il passaparola o su Internet, ma quello che sta facendo la differenza rispetto al passato è l’emergere di un’élite che non si riconosce nell’operato di Putin in Ucraina.

Dopo l’attacco russo la direttrice di un famoso teatro nazionale e centro culturale di Mosca, Elena Kovalskaya, ha lasciato l’incarico perché è «impossibile lavorare per un assassino ed essere pagati direttamente da lui», mentre il rapper russo Oxxxymiron ha cancellato alcuni dei suoi concerti. Oltre ad artisti, atleti e persone comuni, anche alcuni membri della Duma hanno espresso opinioni contro l’invasione dell’Ucraina.

Certo, ancora troppo poco per dire che il pavimento stia scricchiolando sotto i piedi di Putin. Ma con le sanzioni e il procedere del conflitto, l’élite russa potrebbe fare tesoro dell’importante mobilitazione contro la guerra. Dal non riconoscersi nell’invasione in Ucraina, al non riconoscersi nella figura di Putin e della sua, ormai, stretta cerchia, il passo è breve.

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