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Amarsi senza incontrarsi mai. Le Never-Met relations degli adolescenti italiani

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Non è inusuale assistere a confessioni come questa per Annalisa Battisti, giovane psicologa specializzata in psicoterapia familiare e relazionale: «Il mio ex fidanzato? Non l’ho mai conosciuto dal vivo. Mi è successo anche con Tommy, il ragazzo con cui sono stata per sei mesi. Non l’ho mai incontrato dal vivo. Lasciarlo è stato facile. E’ bastato bloccarlo». La dottoressa Battisti ha, tra i suoi pazienti più giovani, adolescenti che hanno avuto quelle che negli Stati Uniti chiamano Never-Met Relationships, le relazioni in cui non ci si incontra mai. Storie che cominciano e finiscono senza alcun contatto fisico, senza incrociare mai lo sguardo dell’altro se non attraverso il filtro dello schermo di uno smartphone. Storie che restano sepolte tra i direct di Instagram, volti immaginati, idealizzati e in un attimo cancellati. Dati precisi in merito non esistono, ma il fenomeno – sottolineano gli esperti e gli intervistati – è certamente in aumento. Una trasformazione sociale che è stata resa possibile dal progresso tecnologico e accelerata dalla pandemia di Covid-19. «A volte», spiega a VD la dottoressa Battisti, «non si ha neanche la voglia di accendere la fotocamera per vedere l’altro. Basta comunicare con lui o lei via chat. Eppure lo si considera il proprio partner. Questo è un fenomeno che è appena agli albori. E’ che, semplicemente, sta diventando sempre meno necessario incontrarsi».

Le Never-Met relations raccontate a VD

Elsa, 21 anni: «Io e il mio ex ci siamo conosciuti su una chat Whatsapp composta da appassionati di musica. Eravamo entrambi fan di un gruppo musicale e siamo stati coinvolti in questa chat. Lui abita al Sud, io al Nord. Da marzo dello scorso anno, poco prima che scattasse il lockdown, tra noi è sbocciato qualcosa. Ci sentivamo tutti i giorni, ci mandavamo messaggi, tornando dal lavoro lo chiamavo e nei weekend facevamo le videochiamate. Speravamo in giorni migliori, parlavamo della pandemia, progettavamo incontri e disegnavamo scenari futuri, insieme. Facevamo programmi importanti. Lui è stata la relazione più stabile e importante che abbia mai avuto. Quando ci siamo conosciuti andava all’università, io già lavoravo. Dopo un anno lui si è finalmente laureato, ma la paura pandemica è sempre lì, interminabile. E per alcune incompatibilità che sono sorte poi tra noi abbiamo deciso di lasciarci. Ricorderò sempre la sua pazienza, il suo modo di starmi vicino e di non farmi mai sentire sbagliata. È stato un punto di riferimento per me. Non penso a questo appena trascorso come un anno perso: ho conosciuto una persona speciale e ho capito meglio me stessa. E posso dire di aver vissuto quest’anno di Covid-19 da innamorata».

«Questo è un fenomeno che è assolutamente in crescita», spiega la dottoressa Battisti, che ha tra i suoi pazienti adolescenti che parlano di relazioni avute, trascorse senza un incontro. «E’ chiaro che mettere a nudo la propria intimità ed esporsi in rete è molto più semplice. In adolescenza, poi, c’è bisogno di sperimentare. E allora, ad esempio, un conto è se si vive in una metropoli e basta scendere (quando non c’erano restrizioni) per vedere tante persone diverse, tante sessualità diverse, tanti modi di stare in società diversi. Altro conto è vivere in periferia o in un paese. Ai margini è più difficile sperimentare, ci si espone a un rischio sociale elevato. E allora meglio crescere, sperimentando, al sicuro. E il luogo più sicuro ora è la camera, con uno smartphone tra le mani». Nella sperimentazione, racconta la dottoressa Battisti, c’è la ricerca della propria sessualità ma, più in generale, della propria identità. Una ricerca che, fino a qualche anno fa, era necessariamente condivisa, in presenza, dal vivo. Ora non più. «Come i cuccioli di leone litigano per preparare la caccia, così l’essere umano adolescente deve sperimentare il litigio, i rifiuti, deve vivere il conflitto. Invece il virtuale consente di passare direttamente alla sfera intima in tutta comodità. Manca la sfera corporea, ma quella al tempo stesso fa paura, perché può essere molto deludente. I social», prosegue la dottoressa Battisti, permettono di idealizzare l’altro. «Ma questo è un discorso che coinvolge anche tanti adulti, che stanno scoprendo le relazioni a distanza mediate dalla tecnologia».

Grace, 25 anni: «Ho conosciuto Lino attraverso le reazioni che lasciava alle mie stories, su Instagram. Lui abita a pochi chilometri dalla città in cui vivo. Era l’inizio del lockdown, marzo 2020. Tra noi c’era sintonia: parlavamo di problematiche sociali e di politica, questioni che reputo molto interessanti. Poi è un bel ragazzo, e credo che anche io gli piacessi dal punto di vista fisico. Ma dopo poco è tutto sfumato. L’interesse che avevo per lui cresceva e cercavo di concretizzare, volevo incontrarlo. Lui però era elusivo, ogni volta cambiava discorso. Alla lunga ci siamo lasciati. Ora ripenso a lui come un’occasione persa. Potevamo sicuramente costruire un bel rapporto, non so di che tipo, ma duraturo, le basi c’erano. Invece Tony resterà un account di passaggio nella mia vita, un account che cercava solo una relazione online».

L’aspetto sorprendente – nell’analisi che ne fa Battisti, condivisa anche dalle testimonianze dirette – è che a molti adolescenti non interessa neanche vedersi in cam. «La chat è lo strumento nel quale veicolano le emozioni. Lì imparano a pesare le parole, a leggere tra le righe, a emozionarsi per una pausa nella battitura dell’altro. Questa è una cosa che riscontro nei nativi digitali. I quarantenni che chattano, invece, molto spesso provano l’impulso di vedersi, in cam o dal vivo».

Armando, 17 anni: «Rita abita nella mia città ma non ci siamo mai incontrati. Ci siamo frequentati online, lei mi chiamava ‘Moglio’, io la chiamavo ‘Marita’. Sono stato molto felice con lei, a livello estetico mi piace molto, condividiamo la passione per la moda e per i manga giapponesi. Avevamo una splendida sintonia, e nei mesi in cui ho vissuto a Londra il nostro rapporto era diventato intenso. Quando però, a febbraio, sono tornato nella mia città, lei ha cominciato a tirarsi indietro. Certo, il Covid influisce ma in due mesi non ci siamo mai visti. A questo punto credo che non ci vedremo mai. Speravo diventasse la mia ragazza, ricordo ancora “Ci vediamo appena torni”, la frase che lei pronunciava. Ora è strano. Credo che su questo fenomeno, che noto anche io tra i miei coetanei, abbia influito la pandemia. Io ero entrato in depressione nei mesi tra marzo e maggio del 2020, non riuscivo a dormire più, passavo le giornate sui videogiochi. Questo ha inciso nel modo di rapportarsi all’altro della mia generazione. Vedo anche i miei coetanei abbastanza incapaci, soprattutto con le ragazze, che spesso sono più mature di noi a questa età. È più facile comportarsi male sui social, sparire, bloccare l’altro, non rispondere mai. Questo facilita tutto e allo stesso tempo rende tutto più effimero».

Qualche numero sulle Never-Met relations

In un’indagine condotta da ScuolaZoo su 56.000 ragazze e ragazzi tra i 14 e i 20 anni, il 57% ha risposto di non aver avuto un appuntamento durante l’ultimo anno. Tra coloro che hanno iniziato nuove relazioni, ben il 64% dice di aver conosciuto la persona sui social. Il 74% degli intervistati sostiene però di non aver avuto relazioni durante la pandemia. Tra questi, molti (circa 18mila giovani sui 56mila intervistati) rispondono che il motivo determinante è il “non sapere come conoscere nuove persone”.

Si spegne la fiamma

Come tutte le relazioni, però, anche le Never-Met relationships giungono alla fine. «C’è un momento in cui le parole diventano pietre. L’altro non è più coinvolgente, non lo si idealizza più. Ma è normale, accade in tutti i rapporti d’amore. Dopo il picco di confidenza emotiva, dopo essersi svelati nell’intimo, si arriva a una fase di calma e poi al crollo della relazione», racconta a VD la dottoressa Annalisa Battisti. E qui, alla fine di tutto, i social diventano lo strumento più efficace per chiudere una relazione in modo sbrigativo e definitivo. Ci si può bloccare, o si può decidere di non rispondere mai all’ultima domanda o provocazione del partner. La conversazione pian piano finirà in archivio, tra mucchi di corrispondenza virtuale dei quali non ci ricorderemo più.

Umani: Ep.3 - Gli adolescenti
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