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climate change

7 proposte per i prossimi 70 anni. Fridays for Future scrive all'Italia

Che il Recovery Fund sarebbe stato un argomento caldo tra i giovani sostenitori della lotta al cambiamento climatico e il Governo italiano lo avevamo capito già al momento del suo lancio, quando Greta Thunberg intervenne sull’argomento. «Stanno ancora ignorando il fatto che affrontiamo un’emergenza climatica e ancora la crisi climatica non è stata trattata né definita come una vera crisi» aveva detto l’attivista. Le posizioni critiche erano state molte, soprattutto su quei tagli ai contributi usati come merce di scambio per far passare il Recovery Fund. «I tagli sono stati decisi per dare sconti ai Paesi più ricchi che lucrano facendo pagare meno tasse che altrove» come, ad esempio, l’Olanda «Ne è uscito un pacchetto non rivolto al futuro» commentò Alexandra Geese, leader dei Verdi nel Parlamento Europeo. Ora i Fridays For Future italiani hanno inviato una lettera aperta al Governo Conte perché il Recovery Fund sia l’occasione di una rivoluzione verde in Italia.

Le premesse dei Fridays for Future

«Come per la pandemia, l’inazione si paga duramente. La differenza è che, superato il punto di non ritorno, non avremo nessun “vaccino” per salvarci. Ci troviamo quindi in un momento cruciale; tuttavia, i pacchetti di stimolo approvati dal nostro paese sono stati “i peggiori in Europa” dal punto di vista climatico ed ecologico, e tra i quattro peggiori di tutto il G20». Non vanno troppo per il sottile gli attivisti contro il clima e, prima di formulare le loro sette proposte, fanno una panoramica drammatica sullo stato dell’Italia nella transizione ecologica. Il Green Stimulus Index è un sistema, elaborato da Vivid Economics, che calcola in punti il valore “verde” dei pacchetti di stimolo economico post-pandemia varati dai governi. «Per l’Unione Europea il GSI è relativamente alto, intorno ai 40 punti. Quello dell’Italia invece va addirittura sotto lo zero: meno 16 punti (il peggiore in Europa)». Una valutazione peggiore di quanto ci si possa aspettare, basata, sembra, su tre punti: la scarsità di investimenti nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie green; l’assenza di metodi di gestione sostenibile degli ecosistemi, le cosiddette Nature Based Solutions; la mancanza, sembra, di un piano di decarbonizzazione nel salvataggio di Alitalia. «L’ultima occasione di invertire la rotta è data dal Next Generation EU (che in Italia ci ostiniamo a chiamare Recovery Fund): a livello europeo il 37% dei fondi sarà destinato alla transizione ecologica. Ma i primi progetti che trapelano sono la rappresentazione più classica del “business as usual”». A far storcere il naso sono gli investimenti sull’idrogeno blu, sulle autostrade e sugli inceneritori già noti. I Fridays For Future continuano con le loro proposte.

I sette punti per invertire la tendenza

La campagna Ritorno al Futuro dei Fridays for Future ha individuato sette proposte, «senza le quali nessun Next Generation EU potrà definirsi davvero tale». Sotto il profilo delle energie rinnovabili, «i finanziamenti del Recovery Fund vanno utilizzati per realizzare impianti eolici offshore», cioè inseriti in specchi d’acqua e frutto di una tecnologia economicamente più competitiva rispetto agli impianti di terra, «e solari a terra in aree dismesse, comunità energetiche e autoproduzione da fonti rinnovabili. Bisogna eliminare i 18 miliardi annui di sussidi ambientalmente dannosi», cioè destinati, secondo il calcolo di Legambiente alle fonti fossili, e aumentati di 4 miliardi in soli cinque anni. Altro punto fondamentale, secondo i Fridays for Future, l’approvazione di una carbon tax redistributiva. Solo in questo modo si eviterebbero tensioni sociali, dovute a una maggiore pressione sulle fasce deboli. «L’obiettivo dev’essere arrivare al 100% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2030». Necessario anche ridurre del 50% i consumi energetici del patrimonio edilizio pubblico e privato, accelerando e promuovendo gli interventi di efficientamento energetico su scuole, ospedali, uffici pubblici, edilizia sociale. «È ora di investire seriamente sulla mobilità sostenibile, finanziando l’elettrificazione delle linee ferroviarie per trasporto di merci e persone e rilanciando le infrastrutture di mobilità sostenibile nelle città». Le grandi opere che il movimento propone entro il 2030 sono 200 km di metropolitane, 250 km di servizi tramviari metropolitani, 5.000 km di percorsi ciclabili e nessuna infrastruttura stradale che sia in competizione con queste per il trasporto di merci e persone. «L’Italia ha inoltre bisogno di un piano per la riconversione industriale delle industrie inquinanti, che punti su settori strategici della decarbonizzazione come automotive elettrico per la mobilità pubblica, batterie, idrogeno verde, elettrificazione e digitalizzazione dei porti e del trasporto pubblico locale». Mentre nei fatti si sta investendo su idrogeno blu, cioè derivato da combustibili fossili, anche se, almeno, per quanto riguarda l’ex Ilva ci si sta muovendo verso la decarbonizzazione. «L’adattamento al clima dei territori è cruciale, come vediamo sempre più spesso in seguito ad alluvioni e fenomeni estremi: usiamo i fondi europei per investire sull’adattamento climatico dei territori idrogeologicamente vulnerabili». Una tesi sostenuta da molti scienziati del clima che vedono avvicinarsi il punto di non ritorno e sostengono quindi la necessità di farsi trovare preparati di fronte alla crisi climatica. «Chiediamo sostegno alla ricerca pubblica e privata per nuove produzioni bio circolari e lottiamo per ridurre i ritardi e i divari digitali che ostacolano l’affermazione di attività economiche e comportamenti sostenibili. Infine, è necessario incentivare la transizione ad un modello agricolo che non alteri il clima, valorizzi le risorse locali (filiera corta), il biologico e qualifichi l’agricoltura integrata, promuovendo inoltre stili alimentari a base vegetale».

I sette punti dei Fridays for Future

  • Energie rinnovabili e carbon tax redistributiva
  • Ridurre del 50% il consumo di edifici pubblici e privati
  • Investire nella mobilità sostenibile
  • Riconversione delle industrie inquinanti e decarbonizzazione
  • Adattamento al clima dei territori
  • Sostegno alla ricerca pubblica e privata
  • Transizione ad un modello agricolo sostenibile
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