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razzismo

Cos'è la ziganofobia e come ha generato i ghetti italiani

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Ogni aprile si celebra la giornata internazionale dei rom, nota come Romano Dives, che fu istituita per commemorare il primo congresso mondiale di questo popolo, tenutosi a Londra nel 1971. In quell’occasione il nome ‘Rom’, che significa ‘Uomo’, fu scelto per identificare la popolazione romanì. La conferenza portò alla creazione della Romani Union, la prima associazione mondiale rom, riconosciuta dall’ONU nel 1979, e rappresentò il culmine di un movimento identitario che prese piede nel secondo dopoguerra, in risposta allo sterminio di rom da parte dei nazisti, conosciuto anche come Porrajmos (traducibile come "grande divoramento"), Samudaripen (“tutti morti”) o “Olocausto dimenticato”, dato che fu trattato con minore enfasi dalla storiografia rispetto al genocidio ebraico. Anche i rom furono vittime del darwinismo sociale di fine Ottocento, venendo annoverati da Hitler tra le “razze inferiori” da epurare.

I nazisti sterminarono circa mezzo milione di rom

Si stima che, tra il 1939 e il 1945, circa 500mila tra rom e sinti furono uccisi per mano del regime, che attuò nei loro confronti una vera e propria soluzione finale, il cui apogeo fu rappresentato dallo sterminio del campo di Birkenau. A differenza di quanto accadde per gli ebrei, che in seguito alla Shoah furono interessati da una rinnovata attenzione sul piano internazionale, i Rom furono messi a tacere. La testimonianza più tragica di questa negazione della memoria è rappresentata dai processi di Norimberga, istituiti dalle potenze alleate al fine di giudicare i nazisti responsabili di crimini contro l’umanità, in cui nessuno “zingaro” fu chiamato a deporre come testimone o parte in causa.

La minoranza più discriminata d'Europa

Secondo un’indagine condotta dal Pew Research Center,i rom costituiscono la minoranza più discriminata d’Europa. Malgrado ciò, il termine antiziganismo è entrato a far parte del lessico politico soltanto di recente (tuttora in prestigiosi dizionari italiani, come il Treccani, non è presente la relativa voce). La definizione più influente è quella proposta dall’attivista rumeno Valeriu Nicolae, secondo il quale l’antiziganismo è un’ideologia razzista che si manifesta attraverso la violenza e l'incitamento all'odio, utilizzato per giustificare l'esclusione e la supposta inferiorità dei rom. La Commissione europea ha dato avvio ad un ambizioso programma per incentivare gli Stati membri a presentare delle strategie nazionali di inclusione delle comunità rom. L’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) ha redatto La Strategia nazionale d’inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti, che proponeva di aumentare le opportunità educative e di inserimento lavorativo di donne e uomini under 35, garantire ai rom l’accesso ai servizi sociali e sanitari, implementare la prevenzione medico-sanitaria e superare la logica di ghettizzazione propria del nostro Paese, privilegiando soluzioni abitative in un’ottica di “equa dislocazione”.

Il piano di integrazione dei rom

Malgrado i buoni propositi, le strategie nazionali predisposte dagli Stati membri non hanno prodotto i risultati sperati. Nella Relazione sui diritti fondamentali 2018, la FRA (Agenzia dell'Unione europea per i diritti fondamentali) ha espresso insoddisfazione per gli interventi proposti, sottolineando come il quadro europeo di integrazione dei Rom non abbia ancora sortito «progressi significativi e tangibili». L’Italia non possiede dati sicuri circa la popolazione rom presente sul territorio. Secondo il rapporto annuale dell’Associazione 21 Luglio, la loro presenza si assesterebbe tra le 120mila e le 180mila unità (lo 0,25% della popolazione), una delle percentuali più basse d’Europa. Non si tratta, quindi, di numeri da invasione: per intenderci, i rom in Italia sono poco meno degli abitanti di Crotone, decisamente meno del pubblico del concerto del concerto di Vasco Rossi al Modena Park e poco più dei partecipanti all’ultimo raduno di Pontida della Lega Nord.

I rom italiani costituiscono lo 0,25% della popolazione

Il problema principale rimane quello dell’emergenza abitativa: nel nostro Paese sono presenti 148 baraccopoli istituzionali (ossia progettate, costruite e gestite da autorità pubbliche) distribuite in 87 comuni, per un totale di 16.400 abitanti; altri 9.600 vivono invece in insediamenti informali, per un totale di 26mila persone. Queste statistiche fotografano una situazione drammatica, evidenziando la fallacia del nostro sistema d’integrazione; tuttavia, sconfessano il luogo comune, fortemente radicato nell’opinione pubblica, relativo al carattere volutamente nomade dei rom. La maggioranza di essi, infatti, non vive all’interno dei cosiddetti campi: 4 rom su 5 vivono in regolari abitazioni.

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