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Ucraina: una vecchia guerra nella nuova Europa

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Il 24 febbraio, in un discorso alla nazione, il presidente russo Vladimir Putin dà l’ordine di effettuare «un’operazione militare speciale» sul territorio ucraino, per proteggere le persone che «da otto anni stanno affrontando l’umiliazione e il genocidio perpetrati da Kyiv». L’obiettivo non è quello di occupare il Paese, ma di «smilitarizzare e denazificare l’Ucraina». Alle ore 5 locali, le Forze armate di Russia entrano in Ucraina: è l’inizio di una guerra vecchia nella nuova Europa.

I presupposti della guerra in Ucraina

Per comprendere come si è arrivati alla crisi tra Russia e Ucraina è necessario guardare indietro. L’ex “granaio dell’Urss”, dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica ottenuta nel 1991, ha visto alternarsi governi più vicini a Mosca e governi filo-occidentali, come quello del presidente Volodymyr Zelensky. Cerniera tra Est e Ovest, pur non essendo mai stata presentata una richiesta di ingresso nella Nato, l’Ucraina ha ricevuto supporto militare da parte dei Paesi occidentali. Una mossa percepita da Mosca come minacciosa sia sotto il profilo della sicurezza che sotto l’aspetto simbolico. Ma c’è anche un’altra cerniera che percorre l’Ucraina da nord a sud: il 50% della popolazione residente nell’est del Paese, infatti, si identifica come nativa di lingua russa.

C’è poi un anno chiave nella storia dell’Ucraina, ed è il 2014. Dopo le proteste dei cittadini ucraini del movimento “Euromaidan”, il presidente filorusso Viktor Yanukovych, che si era rifiutato di firmare l’accordo di associazione all’Unione Europea, viene cacciato. Al suo posto è eletto Petro Poroshenko, vicino all'Occidente, ma non apprezzato dalla Russia. Mosca reagisce: prima Putin convoca i capi dei suoi servizi di sicurezza per discutere della «liberazione» di Yanukovych, e poi inizia «a lavorare per il ritorno della Crimea in Russia», che dopo un referendum, sarà incorporata insieme a Sebastopoli all’interno della Federazione Russa.

Sempre nel 2014 le popolazioni di etnia russa dei distretti di Donetsk e Lugansk, nell’Ucraina orientale, si sollevano contro le autorità ucraine. I separatisti, sostenuti da Mosca controllavano, prima dell’ attacco del 24 febbraio, circa un terzo del territorio del Donbass. Gli accordi di Minsk, pensati per fermare la guerra nelle regioni separatiste filorusse, falliscono ripetutamente.

Esercitazioni ai confini dell’Europa

Nato e Federazione Russa mostrano da sempre i muscoli impegnando le proprie forze in esercitazioni ai confini d’Europa. A ottobre scorso, però, secondo fonti statunitensi, l’esercito russo ha cominciato a muoversi in modo anomalo, ammassando truppe ai confini del Paese. L’obiettivo, secondo gli analisti, era quello di prepararsi a un attacco da tre direzioni: da nord, vicino alla Bielorussia, alleata di Mosca, da est e da sud, passando dalla Crimea.

Nel frattempo, il 21 febbraio, Putin riconosce le repubbliche separatiste del Donbass. È il primo passo verso la guerra aperta, che verrà sancita con il discorso del 24 febbraio.

L’invasione dell’Ucraina e i colloqui

A pochi minuti dalla fine del discorso di Putin, la Russia entra in territorio ucraino. Le truppe si muovono in più direzioni: l’obiettivo è decapitare il governo ucraino. Combattimenti si registrano a Kharkiv, dove vengono coinvolti anche civili, e a Chernobyl. Nonostante gli Stati Uniti gli offrano un aiuto per lasciare il Paese, il presidente Zelensky rimane a Kyiv. «La battaglia è qui. Mi servono munizioni, non un passaggio». Sabato, intanto, sono partiti i primi tentativi di una risoluzione diplomatica del conflitto, mentre stamattina Zelensky ha chiesto un’adesione immediata dell’Ucraina all’Unione Europea. Oggi, invece, la delegazione ucraina dovrebbe incontrarsi con la delegazione russa «senza precondizioni» al confine ucraino-bielorusso. Quanto potrà essere efficace questo primo contatto è ancora da vedere: la Russia, da un lato, deve giustificare il dispendio di energia e di uomini impegnati nelle operazioni di questi giorni, dall’altro, l’Ucraina non può rinunciare ad ascoltare le richieste di democrazia e libertà eredi dell’Euromaidan.

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