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Tre adolescenti su dieci partecipano a risse clandestine: il podcast ‘Cani violenti’ li racconta

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È il 6 dicembre 2020 e sulla terrazza del Pincio a Roma un centinaio di adolescenti stanno assistendo a una rissa: due gruppi di ragazzi si stanno affrontando a calci e pugni. Qualcuno grida, altri riprendono lo scontro con il cellulare. I video che documentano l’accaduto fanno presto il giro del web e catturano l’attenzione dei media. Guardato superficialmente, quell’incontro appare come un’espressione di ribellione giovanile, acuita e esasperata dall’insofferenza per il lockdown.

Eppure episodi simili erano già accaduti in epoca pre-covid. A Piacenza ad esempio tra il 2018 e il 2019 diversi adolescenti hanno organizzato, partecipato o assistito a risse clandestine. Due degli organizzatori hanno raccontato come si svolgevano gli incontri a Lorenzo Giroffi, giornalista e autore del podcast prodotto da Piano PCani violenti”. Le testimonianze di Milan e Husam (questi i loro nomi di fantasia), raccolte nei primi due episodi del reportage, rivelano come funzionava il sistema delle risse piacentine.

Le risse clandestine viste da vicino

Giroffi sceglie di raccontare questa storia con una chiave inedita, restituendo complessità al fenomeno. «Ho passato diverso tempo con Milan e Husam, ho conosciuto i loro amici e sono andato nei luoghi in cui avvenivano le risse – racconta il giornalista – questo ha reso sicuramente il nostro dialogo più autentico. La questione di Piacenza era già stata analizzata da quotidiani e trasmissioni televisive, qualcuno aveva parlato di incontri in stile Fight Club, suggerendo l’ipotesi che si trattasse di una sorta di emulazione, in pochi però si sono soffermati davvero sui ragazzi che partecipavano alle risse». Ascoltando il podcast scopriamo che l’idea di organizzare gli incontri sul retro del Conad, in realtà, è nata quasi per caso: all’inizio c’è stato un litigio, poi un video diventato inaspettatamente virale e dopo poco la decisione di organizzare in modo più strutturato le risse.

Quello che viene descritto dai due ragazzi – oggi poco più che maggiorenni – nei quattro episodi del podcast è un sistema fatto di regole precise in cui si intrecciano diversi elementi: l’adolescenza, l’irrequietezza, il desiderio di sentirsi importanti, la sfida alle forze dell’ordine e la possibilità di guadagnare qualcosa, scommettendo sul vincitore degli incontri. I dati raccolti in un recente studio dell’Osservatorio nazionale sull’adolescenza, hanno mostrato che Il 6,5% dei minorenni italiani fa parte di una banda, il 16% ha commesso atti vandalici, mentre tre ragazzi su dieci hanno partecipato a una rissa. Da questi dati emerge quanto la violenza sia presente nelle vite di coloro che vivono la delicata fase di passaggio dall’infanzia alla vita adulta. In questa fase la rabbia – un sentimento spesso difficile da arginare anche per gli adulti – la mancanza di prospettive, il desiderio di rivalsa possono portare molto facilmente a episodi di violenza incontrollata.

Quotidiani e trasmissioni televisive, all’epoca dei fatti, raccontarono queste vicende con un tono molto critico e utilizzando stereotipi cinematografici. Lorenzo Giroffi invece ha narrato gli incontri dal punto di vista di chi li ha vissuti da protagonista. «Credo che ci sia una sorta di ipocrisia nei racconti che vengono fatti – afferma Giroffi – gli adulti, quando si confrontano con il tema dell’adolescenza, si mostrano nostalgici rispetto al proprio vissuto, dimenticandosi degli aspetti difficili di questa fase della vita, e allo stesso tempo sono molto duri con gli adolescenti di oggi».

L’autore del reportage, attraverso le storie dei cani violenti, ricostruisce parti del suo passato, ricordando le risse che ha vissuto lui stesso in prima persona. Non è un caso che Husam mentre è al telefono con uno dei suoi amici affermi: «Lorenzo è uno di noi».

Cos’hanno in comune le risse di oggi e quelle del passato?

Per mostrare che esiste una linea di continuità tra le risse del passato e quelle del presente, il giornalista, dopo aver salutato Milan e Husam, ci porta a Napoli e nella provincia di Caserta in cui è cresciuto. Negli ultimi due episodi scopriamo un sistema di risse clandestine organizzate all’inizio degli anni Novanta dalla camorra e incontriamo Raffaele, un protagonista con un lungo passato da cane violento. Le storie raccontate da Giroffi sono avvenute in contesti e in epoche storiche diverse ma ascoltando i quattro episodi del podcast scopriamo che alcuni aspetti le accomunano. Innanzi tutto i cani violenti, nonostante il disagio che hanno vissuto, hanno fatto i conti con la propria aggressività e in qualche modo, seppur con tempi e modalità differenti, oggi hanno trovato una via d’uscita.

Giroffi ci tiene a sottolineare quanto la ferocia sia insita nella natura umana: «credo che tutti la sperimentiamo e che, se incanalata in percorsi virtuosi, può portarti a raggiungere degli obiettivi. Quando però non si ricevono gli stimoli giusti o si proviene da contesti in cui le opportunità appaiono lontane, la ferocia, chiaramente, può diventare problematica». C’è poi un altro elemento che lega le risse clandestine di ieri e di oggi, ovvero il fatto che queste, nella maggior parte dei casi, avvengono davanti ad un gruppo di spettatori. Chi guarda da vicino gli scontri, incitando e applaudendo, legittima la trasformazione della violenza in puro spettacolo: «per me questo resta l’aspetto più atroce. Tutti quelli che non partecipano alla violenza ma che vanno ad assistere agli incontri clandestini io non riesco proprio ad assolverli».

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