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Lo strapotere degli influencer è un pericolo per la democrazia?

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Le opinioni di milioni di persone sono nelle mani di influencer sempre più potenti. Un potere racchiuso in uno smartphone dove basta un secondo per pubblicare qualsiasi cosa. Ma cosa accadrebbe se poteri più o meno oscuri convincessero questi soggetti a pubblicare, anche sotto minaccia, contenuti capaci di spostare voti o mettere a rischio la stabilità e la sicurezza di un paese?

Gli influencer, dall'Indonesia all'Italia

Il presidente dell’Indonesia Joko Widodo, il 13 gennaio scorso, si è fatto vaccinare contro il coronavirus davanti a fotografi e telecamere. Il farmaco Sinovac, accuratamente mostrato al pubblico dai sanitari con la mano tremante per l’emozione, è stato iniettato anche a Raffi Ahmad, 50 milioni di follower su Instagram. Nel paese asiatico, le prime dosi saranno somministrate a personale sanitario, funzionari pubblici e star dei social che dovranno convincere i detrattori - che sono tanti - a farsi pungere. Federico Leonardo Lucia e Chiara Ferragni, meglio conosciuti come i Ferragnez, sono stati chiamati dal Presidente del Consiglio Conte, a ottobre, con la preghiera di sensibilizzare i giovani all'utilizzo della mascherina. Così, il prototipo perfetto di famiglia italiana ha attivato la piattaforma di Zuckerberg (18 milioni lei, 9 milioni lui) per fare da megafono alla richiesta del premier. L’8 dicembre, Silvio Berlusconi posta uno screenshot di una videochiamata fatta ai coniugi di City Life in occasione della loro vincita dell’Ambrogino d’Oro, il premio dedicato ai milanesi più impegnati. Pochi giorni dopo, Fedez si filma vestito da Babbo Natale a fare beneficenza in giro per la città. In Lamborghini.

Instagram e l'Iran

In Iran, Instagram è uno dei pochi social media consentiti dal governo. Dopo un primo periodo di uso intelligente e critico, le istituzioni del paese hanno intuito la potenza del mezzo e su reel e igtv è iniziata la sfilata degli hijab. Così, mentre i dissidenti finivano al patibolo, le dive di Instagram pubblicavano canti e balli e Fatemeh Khishvand veniva condannata a dieci anni di prigione per aver postato un fotoritocco blasfemo. Di fatto il governo non ha messo al bando la piattaforma ma l’ha ritorta a suo favore, consentendo la pubblicazione di contenuti apolitici e di intrattenimento (e fake news) e punendo gli usi sovversivi. Per gli altri resta l'Esilio. Masih Alinejad, costretta a scappare a Londra, denuncia da tempo e con fermezza la pressione sull’’uso dei social network nel suo paese di origine. Sorge però una domanda, ben decifrata dal titolo di un recente seminario The power of influencers — and what they mean for democracy. In sintesi: cosa rappresenta il potere degli influencer per la democrazia?

La spectator democracy e il ban di Donald Trump

Ultimamente i due colossi Twitter e Facebook hanno dimostrato, attraverso il ban a Donald Trump, la loro forza d’intervento, sollevando un acceso dibattito sulla convenienza democratica di togliere la parola a un personaggio di grande rilevanza. A prescindere dai punti di vista, le due organizzazioni hanno ribadito il loro posizionamento sovra-statale e la possibilità di spegnere o accendere i microfoni in qualsiasi momento. Senza scomodare il caso di Cambridge Analitica, è innegabile quanto soggetti stra seguiti possano determinare lo spostamento di opinioni e, quindi, di voti. In un esempio estremo immaginiamo Kanye West vincere le elezioni americane del 2024 a seguito di una imponente campagna elettorale della famiglia Kardashian. Centinaia di milioni di persone potrebbero essere spinte alle urne attraverso i loro post. È la «spectator democracy», in cui l’elettore mette un voto sulla scheda con lo stesso spirito con cui mette un like sotto una foto su Instagram. Nel suo La Democrazia dei Followers (Editori Laterza, 2020), Alberto Mario Banti analizza con attenzione il rapporto tra società di massa, cultura e controcultura.. Intervistato da VD sottolinea che «il significato letterale della parola follower non è altro che “gregario”. Chi è che desidererebbe mai essere gregario di qualcuno? Tutto ciò genera una passività totalmente acritica, il che ha un potenziale spaventoso per la democrazia». È il motivo per il quale tutto ciò che già funziona, funziona sempre di più, un meccanismo solidamente sorretto dalla struttura degli algoritmi dei social network, che premiano i contenuti in base al successo dei precedenti. «Oggi Fedez e Ferragni hanno mandato al paese un messaggio di responsabilità, ma cosa succederebbe se domani cominciassero a diffondere cose irragionevoli?» aggiunge Banti.

Mezzi di comunicazione personali e istantanei

Per anni, i mezzi di comunicazione hanno avuto la caratteristica di essere organismi collettivi, in cui, prima della pubblicazione o della messa in onda, una lunga catena di controllo ha svolto la funzione di filtro. Su Instagram basta una frazione di secondo. Il potere è tutto racchiuso in uno smartphone che entra nel palmo d'una mano. Cosa accadrebbe se rilevanti influencer subissero pressioni, interne o esterne, da poteri di stato italiani e stranieri, para-stato, spionaggio e organizzazioni criminali? Quale vulnerabilità si ritroverebbero davanti questi poteri? Quanta capacità di resistenza da parte dei proprietari dei profili social? L’estrema velocità di crescita del fenomeno ha consegnato milioni di follower nelle mani di soggetti che, in molti casi, fino a poco tempo fa non erano neanche conosciuti. Figurarsi se preparati a resistere, anche se in buona fede, a tale pressione. Questo rischio apre un serio interrogativo sulla pericolosità di questa smisurata concentrazione di potere, in termini non solo di spostamento d’opinione, ma addirittura di stabilità e sicurezza nazionale. Interrogativi che, tra un post e l’altro, qualcuno dovrà pur farsi.

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