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Perché trasformiamo tutto in una serie tv?

La nostra società ha un problema con le dimensioni: se non trasforma anche la più piccola storia in un grande universo cinematico/crossmediale viene presa da un attacco di panico generalizzato. Ogni film di supereroi deve essere inserito in una continuity di altre 22 pellicole e 4 crossover da vedere in rigoroso ordine cronologico. Ogni libro trasposto al cinema deve diventare anche una serie tv prequel e, magari, un videogioco sequel, come sta succendendo ora a Per un pugno di dollari, capolavoro del cinema di Sergio Leone, ed è successo a Snowpiercer, graphic novel francese già diventata un bel film di Bong Joon-ho, che ora vede l'uscita della serie "prologo" su Netflix. Ne sentivamo il bisogno? No, ma andiamo con ordine.

La serie Per un pugno di dollari

La storia dietro la creazione di Per un pugno di dollari è entrata nella leggenda del cinema. Sergio Leone vide Yojimbo di Akira Kurosawa su consiglio di Enzo Barboni, direttore della fotografia, e se ne innamorò. La storia del solitario ronin che manipolava due clan rivali in un villaggio giapponese dell'Era Tokugawa si trasformò, grazie a Sergio Leone, nell'atto di nascita degli spaghetti western. Il film era talmente vicino all'originale che Kurosawa vinse la causa contro il regista spingendolo, poi, a diventare un autore indipendente e a creare quel genere che porterà per sempre la sua impronta inconfondibile: ripresa anamorfica, uso della lente bifocale, toni caldi e musica di Ennio Morricone. Ora la Mark Gordon Pictures ha comprato i diritti del cult di Leone per realizzarne un remake ma in forma di serie tv, forse sceneggiato da Bryan Cogman, da Game of Thrones. In attesa di vedere la prima puntata, il timore è che il capolavoro della Trilogia del Dollaro finisca vittima di un remake-serie tv che non riesca ad aggiungere niente all'originale. Un po' come successo a Snowpiercer.

Snowpiercer è una serie tv che non serve

Le Transperceneige è un romanzo grafico francese che racconta l'umanità sopravvissuta a una nuova era glaciale, tutta stipata su un treno, lo Snowpiercer delle Wilford Industries, lungo 1.001 vagoni. Dalla Locomotiva Eterna, in testa, alla coda, ogni vagone scandisce un gradino nella scala sociale, dalle élite che vivono in cima, ai poveri e diseredati tailies del Fondo. Una metafora ma anche un potentissimo racconto di fantasia che ricorda il recente Il buco, meravigliosamente trasposto in un film del 2013 da Bong Joon-hoautore del famoso Parasite, con Chris Evans e Tilda Swinton. Il regista coreano riesce, attraverso l'immersione nel punto di vista dei tailies, a trasportarci sul treno, farcelo percorrere dal fondo alla cima in una progressione sia scenica che sociale di cui finiamo per sentirci protagonisti. Insomma un'opera d'arte che affronta i temi del graphic novel in maniera intelligente e ci lascia, dopo il finale, le sensazioni giuste.

Il film Snowpiercer

Il film Snowpiercer

Ma a quanto pare, oggi, tutto questo non basta. Dobbiamo tornare sul racconto e ingrandirlo, ampliarlo, raccontando un altro pezzo di storia pressoché inutile, con una serie tv prequel a quattro anni dal film, trasformandola in un crime, perché infilare un omicidio e un'indagine è il modo più semplice (e pigro) di allungarne il brodo. Ora che Snowpiercer su Netflix si è concluso, i dubbi sorgono spontanei: per quanto interessante, avevamo bisogno di questa serie tv? A pensarci bene potremmo ripetere la stessa domanda per molti altri prodotti.

Film e serie tv che allungano il brodo

Quanti hanno amato la prima stagione di Westworld? E quanti, dalla seconda, hanno cominciato a domandarsi cosa stesse succedendo alla storia? Beh il mistero è presto risolto: Westworld è una serie ispirata al film cult del 1973, Il mondo dei robot di Michael Crichton, i cui temi sono tutti già ampiamente descritti nella prima stagione della serie con Anthony Hopkins. E il resto? Vittima della forma narrativa seriale che deve allungare il brodo diluendo l'incisività della storia. Altro esempio? Minority Report, una serie tv sequel fallimentare che non poteva aggiungere niente ai temi trattati dal libro di Philip K.Dick e dal film di Steven Spielberg, e che ha tradito la storia dandole un seguito completamente inutile. L'esercito delle 12 scimmie? Leggendario cult di Terry Gilliam ispirato al corto La jetée di Chris Marker, è stato trasformato in una serie sci-fi come tante, con qualche mistero in più ma poca identità.

Il mondo dei robot

Il mondo dei robot

Neanche il cinema sfugge a questa dinamica. Pensiamo alla povera DC, capace di sfornare ottimi film stand alone, al limite del cinema d'autore, su Batman o Joker, ma che ha dovuto inseguire la Marvel (oggettivamente più dotata di lei nell'allungare il brodo), partorendo l'imbarazzante DCEU con una Justice League di cui nessuno sentiva il bisogno. E per ogni film di questo "universo cinematico" che esce, puntualmente, un anno dopo, ecco in vendita la Director's Cut che costringe i fan a spendere altri soldi. Vi sveliamo un segreto: allungare il minutaggio di un film brutto non lo trasforma in qualcosa di bello.

Ma ci sono anche eccezioni

Con questo non vogliamo screditare la narrativa seriale: tutti noi siamo cresciuti con telefilm, serie tv, saghe cinematografiche, fumetti, libri che raccontavano storie in grande stile. His Dark Materials ha avuto una trasposizione cinematografica che sacrificava troppo della storia rispetto, invece, alla nuova serie tv uscita nel 2019; Watchmen, su Amazon Prime Video, è riuscita addirittura ad aggiungere temi all'opera originale; l'MCU, nonostante alcuni stand alone poco ispirati, è un universo cinematico appassionante.

La serie tv Snowpiercer

La serie tv Snowpiercer

Esiste un confine invisibile tra contenuto seriale riuscito oppure no, chiamiamolo Linea Peter Jackson: da questo lato sta Il Signore degli Anelli, perfettamente cesellato in tre film che donano l'esperienza giusta allo spettatore; dall'altro Lo Hobbit, una favola trasformata in triplice kolossal, tre volte più noioso e ridondante di quanto sia umanamente sopportabile. In quest’epoca di remake, reboot, saghe e serie tv stiamo confondendo la storia con il paesaggio. Molte grandi narrazioni degli ultimi anni (comprese, ahimè, quelle della Marvel) sono la riproposizione dello stesso intreccio (il sempreverde Viaggio dell’Eroe) su sfondi intercambiabili via via più spettacolari, cartoline in CGI da vedere e da visitare. Ma noi non vogliamo essere turisti nelle storie che ascoltiamo, vogliamo viverle.

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