VD Logo
Il Mondo che Cambia
VD Search   VD Menu

netflix

Unorthodox. Molta atmosfera e poca storia

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su WhatsApp

In This Must Be The Place di Sorrentino, il padre di Sean Penn è morto in un lager tedesco. Interrogato da un cacciatore di nazisti, Penn risponde di conoscere l'Olocausto in modo molto generico. «E suo padre, lo conosceva suo padre?», lo incalza l'altro. «Anche lui in modo molto generico...», risponde Penn con diabolica onestà. Si tratta di un dialogo che sottintende un dubbio cruciale: cosa sappiamo davvero dell'ebraismo, noi occidentali (più o meno) globalizzati? Unorthodox, la miniserie sbarcata su Netflix il 26 marzo, fa incursione nella comunità ultraortodossa di questo popolo; l'occasione è ghiotta, almeno sulla carta...

Il fanatismo religioso ebraico

La serie è ambientata a Williamsburg, il quartiere di Brooklyn dove i membri della comunità ebraica si sposano, fanno affari, fanno figli. Ecco, la questione dei figli è centrale, perché - scopriamo - gli ebrei ultraortodossi hanno il dovere di rimpiazzare i sei milioni stroncati dall'Olocausto. Scopriamo anche che le donne, dopo il matrimonio, si devono rasare la testa come forma di pudore, coprendola con parrucche e vari tipi di copricapi. E no, i boccoli maschili non sono boccoli ma payot, in osservanza alla Torah. La serie indugia con mestiere sui mobili in formica degli appartamenti tutti uguali, sul viso antico del rabbino, sul pizzo croccante impiegato nei rituali astrusi.

Unorthodox mostra le famiglie ebraiche ortodosse

Unorthodox mostra le famiglie ebraiche ortodosse

L'utilizzo di internet non è permesso, ogni novità è soppesata con diffidenza e poi scartata, per rifugiarsi nel grembo delle tradizioni consolidate. L'impressione che se ne ricava è quello di un ambiente antropologicamente ricco ma umanamente sterile, in cui tutti (anche i personaggi di potere) sono vittime del proprio ruolo, deciso a monte; il Rabbino, il Marito, la Suocera, la Nonna sono figure - volutamente - in due dimensioni, che hanno sacrificato la propria personalità sull'altare dell'ortodossia.

L'interpretazione potente di Shira Haas

Di questo sistema soffocante le donne sono vittime designate, una in particolare: Esty, la protagonista. L'attrice, Shira Haas, è qui in stato di grazia; ha le guance scavate, le gonne lunghe fino ai polpacci, i capelli rasati che ne sottolineano ancora di più i grandi occhi spauriti. Le è stato inflitto anche l'handicap delle calze color carne (il classico danno oltre alla beffa). Il personaggio è ricalcato su quello di Deborah Feldman, l'autrice del libro autobiografico da cui Unorthodox è tratto.

Shira Haas è la protagonista assoluta di Unorthodox

Shira Haas è la protagonista assoluta di Unorthodox

L'espressività del viso di Esty ne compensa la lingua, enigmatica e oscura: la miniserie è in Yiddish, aspetto degno di nota perché - assieme al resto - contribuisce a dare alla produzione Netflix un indirizzo più autoriale. Oppressa dai suoi doveri di moglie, Esty fugge a Berlino - forse dalla madre, sicuramente perché ha capito che la religione è l'oppio dei popoli. Ed è qui che le cose, per lo spettatore, cominciano a prendere una brutta piega.

L'aria di Berlino non è salutare

Il montaggio è alternato, e al passato a Williamsburg, con quei bei colori ocra, fa da contraltare il presente arioso in Germania (ma che Berlino ha visto il direttore della fotografia? Sembra il prato dei Teletubbies). Fuori da Williamsburg, insomma, la narrazione si appiattisce come il loro pane azzimo, indugiando su scene da romanzo di formazione in salsa liceale di cui, in fin dei conti, interessa ben poco.

Berlino in Unorthodox

Berlino in Unorthodox

Nella puntata finale l'impressione è che gli sceneggiatori siano stati troppo distratti dai mobili in formica per scrivere qualcosa con uno sviluppo drammaturgico coerente: più che aperto e anticipatore di una - per la verità molto probabile - seconda stagione, il finale sembra monco. Nel frattempo, la Haas si è messa a cantare ed è diventata ufficialmente troppo brava per essere sopportabile (scherziamo, sarebbe farle un torto). Insomma, vale la pena di vedere Unorthodox su Netflix? Se siete fan delle atmosfere più che delle storie, se al cinema amate i momenti descrittivi, se fremete all'idea di una protagonista fragile e ricercata come un oggetto di oreficeria, allora è la serie tv che fa per voi. Per il resto - plot twists, intrighi e sangue - c'è sempre la Bibbia.

ARTICOLI E VIDEO