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Alla Scala debuttò la luce elettrica in Italia. Oggi la Prima è Diffusa in tutta la città

Dal 1° al 12 dicembre, Edison, il Comune di Milano e il Teatro alla Scala portano nel capoluogo lombardo l’opera che inaugura la stagione 2021/2022 del Teatro alla Scala, Macbeth di Giuseppe Verdi, diretta da Riccardo Chailly con la regia di Davide Livermore. Lo faranno con una Prima Diffusa che raggiungerà anche le periferie urbane e sociali di Milano, dal Castello Sforzesco al carcere minorile Cesare Beccaria e a quello di San Vittore, passando per la Casa dell’Accoglienza ‘Enzo Jannacci’ e l’auditorium ‘Franco Cerri’. Tutto nel segno della sostenibilità ambientale, grazie alla collaborazione green tra Edison e lo storico Teatro. Un momento di ripartenza, rinascita e innovazione che è ormai una tradizione nella lunga storia della Scala e di Edison.

Edison illumina la Scala per illuminare l’Italia

Era la notte di Santo Stefano del 1883 in una Scala gremita per la prima della ‘Gioconda’ di Ponchielli, quando la centrale Edison di Santa Radegonda accese, di fronte agli occhi meravigliati della folla, le oltre duemila lampadine dello storico teatro. Una prima luce elettrica che, da quello spettacolare esordio, si sarebbe diffusa in tutta Italia cambiando per sempre la vita del paese.

A dare inizio a quella rivoluzione energetica e tecnologica era stata l’intuizione del fondatore di Edison, Giuseppe Colombo, che all’Exposition Internationale d'Électricité di Parigi aveva visto la macchina dinamo elettrica di Thomas Edison. Raccolti i fondi necessari, Colombo la acquistò e la portò in Italia, dove iniziò la costruzione della prima centrale termoelettrica dell’Europa Continentale, Santa Radegonda, che avrebbe usato per “accendere” la Scala.

Il giorno dopo la prima della Gioconda, il Corriere della Sera scriveva: «Per quante illuminazioni straordinarie siano state fatte al teatro alla Scala, nessuna è riuscita così splendida». Fu un momento di svolta: l’energia elettrica aveva debuttato in società nel migliore dei modi. Il successo diede fiducia a Colombo, come lui stesso annotò in una delle sue lettere, e portò alla nascita della più antica società energetica europea.

Uno dei libretti della
Uno dei libretti della 'Gioconda' di Ponchielli

Il concerto della rinascita dopo la guerra

Ogni milanese aveva segnato sul calendario la data dell’11 maggio 1946. Quel giorno, dopo tre anni dalla sua distruzione nei bombardamenti, il Teatro alla Scala riapriva. Era il concerto della rinascita, in una Scala ricostruita a tempo di record grazie all’impegno del sindaco Greppi e dell’assessore Magni, e che accoglieva uno degli esuli più famosi d’Italia: Arturo Toscanini, da quindici anni residente a New York.

Ci andarono tutti: «Quella sera» scrisse il giornalista Filippo Sacchi «(Toscanini, ndr) non dirigeva soltanto per i tremila che avevano potuto pagarsi un posto in teatro: dirigeva anche per tutta la folla che occupava in quel momento le piazze vicine, davanti alle batterie degli altoparlanti. E chi, abbandonata a un certo punto la sala splendente e gremita, si portò in piazza del Duomo e ascoltò il resto del concerto seduto sui marciapiedi e sul sagrato, visse un’ora buona che si terrà per sé preziosa nel cuore».

La musica di Rossini, Verdi, Puccini, Boito riempì la sala gremita e si diffuse fuori nell’aria tiepida di maggio, mentre sul pubblico calava un silenzio rapito. L’arte e la bellezza tornavano a essere protagoniste della vita degli italiani, spazzando via quei lunghi e duri anni di privazioni e sopravvivenza. L’Italia rinasceva sotto le luci della Scala.

Arturo Toscanini dirige il concerto del 1946 alla Scala - foto di Erio Piccagliani/Teatro alla Scala
Arturo Toscanini dirige il concerto del 1946 alla Scala - foto di Erio Piccagliani/Teatro alla Scala

Una grandiosa ripartenza

Anche quella del 2021, come nel 1883 e nel 1946, sarà una prima alla Scala nel segno dell’innovazione e della rinascita. Il 7 dicembre, infatti, dopo le difficoltà dovute alla pandemia, il Teatro inaugura la stagione di Opera e Balletto 2021-2022 con Macbeth di Giuseppe Verdi diretta dal Maestro Riccardo Chailly e la regia di Davide Livermore. E come ormai da più di dieci anni, sarà una Prima di Sant'Ambrogio sostenuta da energia rinnovabile.

La collaborazione tra Edison e la Fondazione del Teatro alla Scala ha portato, ad aprile scorso, a una fornitura di energia elettrica 100% green che taglia le emissioni nell’ambiente di 2.600 tonnellate di CO2. Una riapertura verde, quindi, e una boccata di ossigeno anche per il settore del teatro e della musica, colpiti duramente dalla pandemia, del quale la Scala è uno dei simboli più antichi e importanti.

La Prima, come già avvenuto in quello storico 1946, toccherà la città intera riportando la musica, il teatro e la cultura negli spazi pubblici fuori dalla Scala. Edison e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano con la collaborazione del Teatro alla Scala realizzeranno la manifestazione culturale Prima Diffusa, che in questi dieci anni ha coinvolto oltre 200mila spettatori, 80 spazi cittadini e organizzato più di 200 eventi.

Dal Teatro Puntozero Beccaria presso l’Istituto Penale per minorenni Cesare Beccaria, alla Casa Circondariale San Vittore, dalla Casa dell’Accoglienza ‘Enzo Jannacci’ al MUDEC e all’Aeroporto di Malpensa, lo spettacolo del teatro raggiungerà anche le più remote periferie, urbane e sociali, di Milano, per essere davvero inclusivo e alla portata di tutti.

La Prima Diffusa come diritto di tutti

Un obiettivo che, come spiega Cristina Parenti, Senior Vice President Communication & External Relations di Edison, rende la Prima Diffusa «una manifestazione culturale unica al mondo, nella quale abbiamo sempre creduto dalla sua prima edizione nel 2010. Prima Diffusa è un esempio eccellente di sviluppo sostenibile attraverso la valorizzazione del patrimonio culturale e si ispira alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo per la quale ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici».

Una Prima Diffusa che darà, oggi come in passato, il segno potente di una ripartenza, di un ritorno a quella vita culturale che, colpita al cuore dalla pandemia, ha resistito grazie all’eredità storica e alla tradizione di luoghi come il Teatro alla Scala.

In collaborazione con Edison.

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