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Una montagna di rifiuti sull'Everest

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Laddove l’uomo è arrivato, ha lasciato rifiuti. Ne sono pieni zeppi gli oceani del pianeta e iniziano a essere un problema perfino nello spazio, dove recuperarli e smaltirli correttamente non è semplice. Anche la vetta più alta del mondo, l’Everest, non è esente dal problema. Negli ultimi anni diversi alpinisti e scienziati hanno lanciato l’allarme: lassù, oltre i campi base, sulle due vie che portano alla vetta, ci sono tonnellate di rifiuti di ogni genere, dalle feci umane alle bombole di ossigeno abbandonate.

Dagli anni

Dagli anni '80 gli scalatori iniziarono ad arrivare in massa sull'Everest prestando poca attenzione ai rifiuti

Numerosi articoli facilmente reperibili in rete sono accompagnati da fotografie che mostrano distese di neve deturpate da grandi quantità di spazzatura. Ma quanta? Fare una stima non è facile, ma considerando il numero di persone che ogni anno tenta la scalata, circa un migliaio, e gli addetti alla logistica, la massa di rifiuti accumulata nel corso degli anni ammonta a diverse decine di tonnellate. Ad aprile il governo del Nepal, paese dal quale parte una delle due vie d’ascesa, ha annunciato di voler portare a valle almeno 10 tonnellate di rifiuti. Dopo la prima missione, durata un paio di settimane, 3 tonnellate sono già state rimosse.

Il business delle scalate ha portato sull’Everest decine di tonnellate di rifiuti fin dagli anni ’80

In ogni caso, l’attenzione internazionale sembra fare bene alla salute dell’Everest. Le condizioni delle vie di salita, racconta su Forbes la giornalista e alpinista Melanie Windridge, che ha completato la scalata nel 2018, è cambiata in meglio negli ultimi anni. Tra gli ’80 e i ’90, quando gli scalatori iniziarono ad arrivare in massa ai campi base, non si prestava molta attenzione ai rifiuti, ma dalla seconda metà degli anni ’90 in poi le cose cambiarono.

Alex Bellini e i fiumi più inquinanti del mondo

Furono organizzate diverse spedizioni ecologiche, che portarono a valle tonnellate di rifiuti e centinaia di bombole vuote, oggetti preziosi che oggi non vengono più abbandonati così facilmente. Grazie a queste missioni, alcune delle quali furono finanziate da famose multinazionali, fra cui Nike, parte della “spazzatura storica” presente sulle vie è stata rimossa. Per questo motivo l’obiettivo dei governi coinvolti e dell’associazione no profit Sagarmatha Pollution Control Committee (SPCC, che si occupa dei rifiuti nella regione himalayana di Khumbu), è di rendere ogni singola spedizione sull’Everest più ecologica possibile, di modo che la situazione non peggiori e, col tempo, la si possa migliorare. Oggi il governo nepalese chiede anche una cauzione di 4000 dollari a ogni alpinista: chi non riporta a valle almeno 8 chilogrammi di rifiuti non se la vede restituire.

Le feci degli alpinisti, se non vengono riportate a valle, sono lasciate nel ghiaccio, creando possibili contaminazioni delle acque locali

Un discorso a parte lo meritano le deiezioni umane, il rifiuto che più di ogni altro ha fatto notizia quando si è iniziato a parlare di spazzatura in vetta. Soltanto nei due campi base c’è la possibilità di raccogliere i rifiuti organici in appositi fusti, che vengono poi portati via per essere smaltiti. Più in alto, durante l’ascesa, gli alpinisti devono fare i propri bisogni in buche scavate nel ghiaccio oppure tentare di riportarne a valle la maggior quantità possibile.

Grazie alle missioni ecologiche la situazione dell

Grazie alle missioni ecologiche la situazione dell'Everest è molto migliorata

Le buche, però, non sono eterne: il ghiaccio può fondere e l’acqua dilavare il contenuto, portandolo in superficie e, a quote più basse, contaminando le riserve idriche locali. Inoltre, un geologo esperto dell’area himalayana, Alton Byers, ha calcolato che ogni anno nei due campi base si producono più di 5 tonnellate di rifiuti organici, quantità che è in parte dovuta agli attacchi di diarrea che colpiscono gli alpinisti, soggetti a questo genere di problemi per via della mancata separazione fra lo stoccaggio di acqua potabile e i rifiuti organici. Lo sherpa Dawa Steven, che da anni si occupa di portare a valle i rifiuti, ha dichiarato di non saper calcolare quante feci sono seppellite nel ghiaccio che ricopre la più alta montagna del mondo.

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