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Prima donna medico d'Europa, prima ginecologa della storia. Chi è Trotula de Ruggiero

A Trotula De Ruggiero, prima medica d’Italia, nata nell’XI secolo, si deve la nascita della moderna ostetricia e della ginecologia. Trotula fu una figura celebre nel Medioevo, appartenente alla cerchia di studiose salernitane (le Mulieres Salernitanae) della prestigiosa Scuola Medica di Salerno, un'istituzione medica riconosciuta in tutta Europa. A Trotula un intero progetto “creativo, culturale e sociale” è stato dedicato a Salerno. Un progetto che ha già prodotto uno splendido libro per bambine e bambini, dal titolo Trotula e il giardino incantato.

La storia di Trotula

Pioniera nella ginecologia, dell'ostetricia e dell’igiene, Trotula è conosciuta con diversi nomi, che avvolgono le sua origini nel mistero. Secondo alcuni sarebbe citata anche da Geoffrey Chaucer in uno dei famosi Racconti di Canterbury, che ne avvallerebbero la storicità. Donna di scienza, dimenticata a lungo, è tornata prepotentemente nell’immaginario collettivo come la prima donna medico d’Italia. Di origini longobarde e vissuta a Salerno nel Medioevo, intorno al 1030, fu magistra - secondo altri quasi magistra -, cioè ritenuta una specialista del sapere, in particolare delle ‘cose femminili’: dalle mestruazioni, al parto, alla sterilità. Si sposò con Giovanni Plateario ed ebbe due figli, che influenzati dagli studi materni decisero di dedicarsi alla professione di medico. Ma il segno più prezioso del contributo di Trotula alla medicina è stato l’aver portato alla luce la natura femminile con mani femminili. Una vera rivoluzione in un tempo di uomini.

Trotula e il giardino incantato

«La figura di Trotula è molto interessante perché ci apre anche gli occhi su quanti pochi passi sono stati fatti su alcuni temi sociali nel corso di quasi mille anni», spiega a VD Roberta Pastore, ideatrice del progetto e co-autrice del libro. Con lei hanno lavorato Valerio Calabrese e Anella Mastalia (illustrazioni di Federica Cafaro). «Trotula si può considerare la prima ginecologa della storia. Sottolineava proprio l’importanza, per le donne, di confrontarsi con altre donne su questi temi. Lei apparteneva a una famiglia molto ricca, ma colpisce la sua pietas, il fatto che fra le sue pazienti ci fossero donne del popolo e principesse, trattate allo stesso modo e con lo stesso impegno». L’idea del libro nasce dalla riscoperta del nome di Trotula. Durante un trasloco un libro cade: sono gli scritti di Trotula De Ruggiero. «Mi colpì subito», spiega Roberta, «il fatto che sollevasse temi che restano ancora contemporanei. Parlava di sterilità maschile come causa di una mancata gravidanza, quando fino ad allora si riteneva solo la donna colpevole di questo. La trattazione del sesso è disinibita. Inoltre si chiede perché le donne debbano soffrire durante il parto e immagina soluzione per alleviare il dolore. Trotula era madre, moglie, medica. Ed era in società, non ne era fuori». Nella fiaba, però, non viene dipinta come un’eroina. «Rifuggiamo da questa logica», specifica Roberta. «Nella fiaba ci sono tanti personaggi, tutti funzionali al lieto fine. Ma si sottolinea soprattutto come non esista un ‘miracolo’, una ‘magia’, un atto risolutivo per eccellenza. Si racconta una fiaba in cui, invece, i valori positivi sono l’impegno, la dedizione, lo studio. È con questi valori che si arriva a un risultato, e a un lieto fine. Tra i valori c’è anche l’accoglienza, l’apertura mentale: si racconta ad esempio, l’arrivo via mare di Ory - personaggio ispirato all’attivista keniana Ory Okolloh - in città. Il re la accoglie: ‘Benvenuta, forestiera’. Non dimentichiamo che la scuola salernitana nacque dalla fusione di diverse culture». Il progetto prosegue con i nuovi titoli che la casa editrice Talea pubblicherà, con gli account social e - soprattutto - con la solidarietà: parte del ricavato andrà alla Onlus Trame Africane, che finanzierà borse di studio a donne keniane. «Di Trotula De Ruggiero vogliamo continuare a veicolare i valori, ancora oggi molto attuali», conclude Roberta Pastore.

Le donne nella scienza

Nascoste a lungo tra le pieghe dei libri o i muri dei monasteri, le donne nella scienza hanno dato il loro contributo al progresso senza far rumore. Dimenticate fino a pochi anni fa dai programmi scolastici, oggi rivendicano il loro posto a fianco degli uomini. Come Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna laureata al mondo, che ha conseguito il titolo in filosofia all'Università di Padova nel 1678. Doti intellettuali che la resero all’epoca una fenomeno da esibire da parte dei familiari, capace di disquisire su logica e filosofia. La seconda a laurearsi in Italia fu Laura Maria Caterina Bassi. Ma Bassi andò oltre chiunque altro, ottenendo la cattedra di fisica sperimentale, dapprima nella sua casa, nel laboratorio allestito insieme al marito, poi al Collegio di Montalto nelle Marche. Seguace delle teorie newtoniane, il senato accademico le assegnò uno stipendio di 1.000 lire, uno dei più alti dell’università di Bologna. Le lezioni si tennero nella sua casa, nel laboratorio allestito insieme al marito. Un contributo così rivoluzionario che nei secoli successivi le furono dedicati un asteroide e un cratere su Venere. C’è poi Emma Strada, figlia e sorella di ingegneri erano anche suo padre e suo fratello. L’ingegnera Strada lavorava nello studio tecnico del padre, Ernesto Strada, per il quale progettava e sovrintendeva alla costruzione di opere importanti, tra cui ferrovie, gallerie e acquedotti. E come dimenticare la carriera brillante - ma faticosa - di Rita Levi Montalcini, prima donna a essere ammessa alla Pontificia accademia delle scienze e premio Nobel nel 1986 per la medicina per gli studi che portarono all'identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa Ngf, una piccola proteina coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso. E poi ci sono tutte quelle donne bruciate sul rogo o allontanate dalla società solo perché sapevano guardare più avanti dei loro contemporanei. Uno sguardo lungo sulle cose che è costato caro a intere generazioni di scienziate e filosofe, più curiose degli altri: ‘stranezze’ della natura in corpi di donna, che cercano di riappropriarsi del loro posto nei libri di scuola. E nella cultura popolare.

La storia delle donne nella scienza
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