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luciana lamorgese

Si può fare politica senza i social?

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Con la fine dell’esperienza di Matteo Salvini al Viminale, stiamo per vivere un confortante ritorno al passato: dopo quattordici mesi di gattini, fette biscottate con nutella, proclami muscolari a mezzo Facebook e selfie a petto nudo direttamente dalla Riviera, salvo clamorosi colpi di scena, dovremo abituarci di nuovo a uno stile sobrio e altamente istituzionale.

Salvini è il politico-influencer più importante d

Salvini è il politico-influencer più importante d'Italia

Il profilo della nuova garante dell’ordine, Luciana Lamorgese, si pone in completa discontinuità rispetto a quello del leader leghista. Per rendersene conto, basta dare uno sguardo alla sua biografia: non ha mai ricoperto cariche politiche, né ha mai fatto parte di partiti politici, ha alle spalle una carriera professionale encomiabile e, soprattutto, ed è questo il vero elemento di rottura, è a completo digiuno dai social.

Luciana Lamorgese è la perfetta antitesi istituzionale di Matteo Salvini

Proprio l’auto-scomunica dai social, al momento, rappresenta l’arma migliore a disposizione della neo-ministra, quantomeno sul piano comunicativo.

Il Ministro dell

Il Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese non ha alcun profilo social

Non a caso, nei giorni immediatamente successivi la sua nomina, i media hanno messo in risalto questa caratteristica, anteponendola a tutte le altre: prima ancora della laurea a pieni voti, dell’illustre passato professionale in seno alla prefettura, del servizio fornito allo Stato come direttrice delle Risorse umane presso il Dipartimento per gli Affari Interni prima e come Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno Angelino Alfano poi, Lamorgese è balzata agli onori della cronaca per il suo atteggiamento eremitico nei confronti dei vari Facebook, Twitter o Instagram.

Il distacco dai social della neo-ministra ha affascinato l’opinione pubblica e gli organi d’informazione

Con ogni probabilità, la scelta di affidare il Ministero dell’Interno a Luciana Lamorgese risponde a una exit-strategy ben precisa: durante la fase di consultazioni, nessuna forza di maggioranza è sembrata disposta ad assumersi l’onere di “colorare” il Viminale. M5s e Pd erano ben consapevoli che affidare la gestione dell’ordine e della sicurezza a un loro esponente avrebbe significato caricarsi sulle spalle la pesante eredità di due decreti sicurezza e di una “retorica dell’invasione” che, nell’ultimo anno e mezzo, hanno incassato l’approvazione di milioni di potenziali elettori.

Renzi ha spesso usato i social come mezzo di comunicazione privilegiato

Renzi ha spesso usato i social come mezzo di comunicazione privilegiato

Era quindi necessario cedere la “patata bollente” a una mediatrice equidistante: affidare un dicastero così delicato ad un soggetto slegato da qualsiasi affiliazione partitica e al riparo da ogni operazione di attention seeking, dopo l’overdose da Tweet con cui il suo predecessore aveva consapevolmente dopato buona parte dell’elettorato italiano, è stata quindi la scelta più logica (e, probabilmente, la meno coraggiosa).

Dopo lo shock Salvini era necessario affidare il Viminale a un soggetto apartitico

Con l’avvento dei social, sul piano percettivo, la distanza tra il Palazzo e la Piazza si è notevolmente affievolita, aprendo per la prima volta una sorta di canale diretto tra elettori e rappresentanti. Ed è proprio attraverso lo sfruttamento di questo canale che Lega e M5s hanno fatto incetta di voti.

Le controversie del Vinci Salvini

Luca Morisi, il guru della comunicazione leghista, è un esempio paradigmatico di come un utilizzo strumentale dei social possa pagare a fini elettorali: la sua macchina di propaganda spartana ma efficace, basata sullo sfruttamento del “sentiment” degli utenti e sull’analisi del flusso dei dati sulla rete, in poco più di un anno ha portato la Lega a raddoppiare i propri consensi, passando dal 18% del 2018 al 34% registrato in occasione delle europee dello scorso maggio.

Grazie ai social, la distanza tra il Palazzo e la Piazza è diminuita, trasformando i politici in influencer senza responsabilità

Proprio per questo, è lecito domandarsi se, nel 2019, mantenere un buon livello di gradimento senza avvalersi dei social sia ancora possibile. Per il momento, i primi dati a nostra disposizione sembrano rispondere in maniera affermativa.

Il M5S vive un rapporto stretto tra online e offline

Il M5S vive un rapporto stretto tra online e offline

Secondo i più recenti sondaggi, realizzati dall’Istituto Noto per conto di Quotidiano Nazionale, Lucina Lamorgese ha incassato il beneplacito preliminare degli elettori: è la prima Ministra per fiducia, al 48%, seguita da Costa (Ambiente, M5s) al 46% e da Dario Franceschini (Pd, Cultura) al 44%. Forse l’effetto Lamorgese può essere il preludio per un repentino cambio di registro: che il profilo basso, a lungo considerato demodé, sia tornato improvvisamente di moda tra le preferenze degli elettori, riacquistando terreno rispetto all’onnipresenza social?

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