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Perché la Russia potrebbe essere accusata di crimini di guerra

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A L’Aja, nei Paesi Bassi, si è tenuta la prima riunione della Corte penale internazionale nel Tribunale Superiore delle Nazioni Unite: dovrà stabilire se la Russia ha commesso o meno crimini di guerra durante l'invasione dell'Ucraina. La delegazione di Mosca, però, non si è presentata all'udienza. Un comportamento che è stato condannato dal Presidente della Corte, Joan Donoghue: «La Corte deplora la mancata partecipazione della Federazione della Russia a questa procedura orale», ha detto Donoghue. Il rappresentanto ucraino alla Corte Internazionale Anton Korynevych ha aggiunto: «Il fatto che i seggi della Russia siano vuoti parla chiaro. Non sono in questo tribunale, sono su un campo di battaglia a condurre una guerra aggressiva contro il mio paese. La Russia, la sua leadership politica e il suo personale militare commettono crimini contro l’umanità e crimini di guerra sul territorio dell’Ucraina».

I crimini di guerra della Russia nei corridoi umanitari

Sotto accusa ci sono i comportamenti militari russi, in particolare il mancato rispetto dei corridoi umanitari concordati con l’Ucraina durante i diversi negoziati avvenuti in territorio bielorusso. I corridoi umanitari sono zone demilitarizzate che non possono essere oggetto di attacchi o bombardamenti: vengono usati per evacuare civili o trasportare medicine e cibo. In Ucraina questi corridoi - come evidenziato da numerose testimonianze - non sono stati rispettati.

A Mariupol, sabato scorso, il consiglio comunale ha dovuto disporre il rinvio dell’evacuazione programmata nell’orario stabilito con i russi perché continuavano a piovere bombe nonostante il cessate il fuoco. Nell’ultimo aggiornamento dei negoziati i russi hanno avanzato anche la proposta di istituire percorsi di sicurezza per portare i profughi ucraini in Bielorussia, paese alleato della Russia. Una proposta rifiutata dal Premier ucraino Volodymyr Zelensky, definita inaccettabile e immorale. Secondo alcuni analisti il mancato rispetto dei corridoi umanitari sarebbe nient’altro che una strategia militare russa. Un modo per prendere tempo e riorganizzare i propri soldati sul campo.

Il caso Aleppo

Sono in molti a queste ore a ricordare il “precedente” siriano. La Russia era intervenuta nel settembre 2015 appoggiando militarmente il regime di Bashar al Assad contro i movimenti di opposizione. Nei primi mesi di intervento russo si contarono numerose vittime. L’Osservatorio siriano per i diritti umani affermò che solo tra settembre 2015 e febbraio 2016 gli attacchi aerei russi avevano provocato la morte di 1700 civili, 200 dei quali bambini. Alla fine del 2018 Airwars che monitora le segnalazioni di vittime di tutti gli attacchi aerei, aveva documentato 2.730-3.866 morti di civili (tra i quali 690-844 bambini) in Siria in circa 39.000 attacchi russi. Anche in Siria furono numerose le denunce di crimini di guerra da parte dei militari russi: furono bombardate scuole e ospedali, le tregue programmate non furono rispettate e portarono alla morte di numerosi civili.

Prima della Siria, il 'Modello Grozny'

Radere al suolo un'intera città, colpire i civili per spaventare la popolazione, usare massicciamente l'artiglieria (da buona scuola sovietica) fu la tattica usata a Grozny (“la città più distrutta al mondo” per l’ONU). Nella capitale cecena i russi sfruttarono i lanciarazzi multipli TOS-1 armati con bombe termobariche, le armi più devastanti dopo l’atomica. L'efficacia di quell'azione distruttiva dimostrò alla Russia l’utilità di quella tattica, divenuta il “modello Grozny”. L’esperto di sicurezza russa Mark Galeotti scrisse su Foreign Policy che la Russia aveva imparato il valore strategico della brutalità in guerra in Cecenia. La stessa distruzione fu applicata, poi, dai consiglieri militari di Putin inviati a Damasco e Aleppo. La Siria confermò, agli occhi del leader russo, il “modello Grozny”. L’impressione è che ora, anche in Ucraina, l’esercito russo stia iniziando ad applicare lo stesso modus operandi. Che potrebbe costare alla Federazione una condanna per crimini di guerra.

Differenza fra crimini di guerra e crimini contro l’umanità

In questi giorni di dibattito sulle azioni russe questi due termini si sono, a volte ed erroneamente, sovrapposti. Ma qual è la differenza tra crimini di guerra e crimini contro l’umanità? I crimini di guerra di cui oggi si parla per la guerra in ucraina sono violazioni del diritto bellico, quelle leggi (come la Convenzione di Ginevra) che regolano i conflitti in tutto il mondo e che possono coinvolgere sia i civili che i militari. Sono, dunque, reati determinabili in maniera oggettiva grazie a un sistema legale di riferimento. I diversi crimini di guerra sono elencati qui.

I crimini contro l’umanità sono, invece, forme di violenza perpetrate in maniera sistematica contro un popolo o parte di esso  e che vengono, a loro volta, percepite dall’opinione pubblica internazionale come un danno contro l’intera umanità. La definizione di questi crimini ha, quindi, anche una componente soggettiva determinata dalla reazione del mondo di fronte a determinate violenze. Comunque, un articolo dello Statuto della Corte Penale Internazionale definisce un elenco preciso di questi crimini. 

I crimini contro l'umanità nell’art. 7 dello Statuto della Corte Penale Internazionale

  • omicidio;
  • sterminio;
  • riduzione in schiavitù;
  • deportazione o trasferimento forzato della popolazione;
  • imprigionamento o altre gravi forme di privazione della libertà personale in violazione di norme fondamentali di diritto internazionale;
  • tortura;
  • stupro, schiavitù sessuale, prostituzione forzata, gravidanza forzata, sterilizzazione forzata e altre forme di violenza sessuale di analoga gravità;
  • persecuzione contro un gruppo o una collettività dotati di propria identità, ispirata da ragioni di ordine politico, razziale, nazionale, etnico, culturale, religioso o di genere sessuale ai sensi del paragrafo 3, o da altre ragioni universalmente riconosciute come non permissibili ai sensi del diritto internazionale, collegate ad atti preveduti dalle disposizioni del presente paragrafo o a crimini di competenza della Corte;
  • sparizione forzata delle persone;
  • Apartheid;
  • altri atti inumani di analogo carattere diretti a provocare intenzionalmente grandi sofferenze o gravi danni all’integrità fisica o alla salute fisica o mentale.
I profughi giunti in Polonia dall'Ucraina

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