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Perché in Italia non abbassiamo l'IVA sui preservativi

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Quando si parlava di mascherine ci è sembrato doveroso che lo Stato intervenisse sui prezzi per rendere accessibile un dispositivo che protegge dalle malattie. Un approccio, questo, che non vale per un altro bene dello stesso tipo: i preservativi. In Italia l’IVA sui preservativi, la “Condom Tax”, è al 22% mentre nel Regno Unito è al 5%, in Francia al 5,5%, nei Paesi Bassi al 6%, in Germania al 7% e nella cattolicissima Irlanda al 13,5%. Nel frattempo l’uso del profilattico riguarda meno di un ragazzo su due e le malattie sessualmente trasmissibili sono in aumento costante.

Italiani e preservativi, un rapporto problematico

Gli italiani hanno un problema con i preservativi, ne avevamo già parlato due anni fa confrontando la psicosi da mascherina con l’uso sempre in calo dei profilattici. Un problema che è sia culturale che economico e che presuppone, in entrambi i casi, la mancanza di investimenti da parte dello Stato nella sensibilizzazione su questo tema.

A fine 2021 Durex ha realizzato, in collaborazione con Skuola.net, un’indagine statistica su un campione di 15mila giovani tra gli 11 e 24 anni. Dai risultati emerge che i giovani hanno un approccio sempre più precoce alla sessualità: il 42% degli intervistati, infatti, afferma di aver avuto il primo rapporto sessuale tra i 15 e i 16 anni, ma c’è anche un 3% che dichiara di aver avuto la sua prima esperienza attorno ai 13 anni.

E la contraccezione? Solo il 49% usa abitualmente il preservativo, contro il 57% del 2018. Un dato inverso rispetto all’uso del coito interrotto che sale al 63% rispetto al 52% del 2018, mentre raddoppia il numero di intervistati convinti che questa pratica sia efficace per evitare gravidanze e infezioni (15% contro l’8% del 2020).

La Condom Tax

La spesa pro-capite per i preservativi, in Italia, è la più bassa d'Europa: 0,43 € l'anno (sì, l'anno). Dato certo non collegato a un prezzo contenuto di questo dispositivo, perché in Italia i profilattici hanno lo stesso problema che, fino all’anno scorso, riguardava gli assorbenti: l’IVA al 22%.

In questi anni alcuni parlamentari, in particolare Gaspare Antonio Marinello e Vincenzo Santangelo, hanno provato a far passare emendamenti per abbassare l’aliquota dei profilattici al 10%, ma senza successo. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato quello di dicembre 2021, reincarnazione di un altro risalente addirittura al 2019. Ma la discussione è ancora aperta, nonostante l’allarmante dato relativo alle MST, in aumento in particolare tra le donne, con un +23% in dieci anni.

Come dicevamo nel 2020, il problema è soprattutto culturale, ancora più preoccupante perché colpisce i più giovani.

È una questione culturale

Non la cultura con la C maiuscola ma quella quotidiana, che forma e dirige i nostri rapporti sociali. Reagiamo sul covid perché i media hanno attuato una campagna di informazione continua (dai toni, a volte, allarmisti) e ignoriamo la contraccezione e le MST perché nessuno ne parla. Questi due anni potrebbero insegnarci qualcosa. Cosa? La centralità di una campagna culturale e mediatica su una sessualità consapevole e sicura, che faccia percepire l'importanza dei condom. Ad esempio, dove sono finiti gli spot di sensibilizzazione sull'uso del preservativo che riempivano di aloni viola le vecchie tv anni Ottanta? "Se lo conosci lo eviti" è diventato un meme prima che i meme esistessero. Perché non abbiamo un vero corso, obbligatorio, di educazione sessuale in tutte le scuole? Eppure il 42% delle donne non ha usato il preservativo durante le prime esperienze sessuali, 5 milioni in più rispetto a dieci anni fa. Perché sono così pochi i centri di distribuzione gratuita di preservativi? Nella sola Londra, per fare un esempio, sono ben 847.

L’Italia, in questo campo, sta scontando un evidente ritardo culturale. «Il preservativo dovrebbe essere un'abitudine» secondo Paolo Scollo, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia che, già nel 2016, aveva tentato, invano, di farsi ricevere al Ministero, «una normale misura di protezione che riguarda tutto il corpo sociale. Eppure resistono ancora tabù, in famiglia come a scuola».

La sessualità secondo Dacia Maraini

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