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Non vogliamo più scegliere tra lavoro e salute

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L’emergenza Covid-19 ci pone di fronte a un’altra emergenza parallela, quella della sicurezza sul lavoro. Ancora una volta divisi in tifoserie avversarie, non sappiamo se anteporre il bene della comunità a quello del singolo, accettando il pericolo della ripresa dell’epidemia in nome di una già difficile ripartenza economica. Ma il rischio è che la crisi, con il Pil in caduta libera e sprovvisto di paracadute, faccia più vittime del coronavirus.

I rischi per l’economia

Le attività che si possono svolgere anche ai domiciliari sono veramente poche. Se la quarantena verrà prolungata, lo smart working rischia, secondo gli esperti, di accentuare situazioni di precariato. In Versilia, oltre 250 attività consegnano le chiavi al sindaco di Pietrasanta. «Così si muore», affermano balneari, albergatori e ristoratori. A Frosinone un uomo minaccia di darsi fuoco. «Non mi fanno lavorare», dice. E tra i Paesi europei, l’Italia sarà tra quelli che pagheranno il conto più salato: stando alle stime del Fondo monetario internazionale, il Pil si contrarrà del 9,1%. Peggio di noi farà solo la Grecia che segnerà un -10%.

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L'economista Michele Boldrin

Secondo l’economista Michele Boldrin, professore alla Washington University di Saint Louis, è necessario creare le condizioni affinché le imprese possano riaprire al più presto con la fase 2. «Non c’è sussidio monetario che compensi per la chiusura dell’attività a meno che non si intenda di farlo diventare un sussidio permanente», spiega sul Sole 24 ore. Il rischio è quello di dare vita a una spirale «che può portare alla disintegrazione dell’intero sistema economico». Insomma, l’Italia potrebbe essere il paziente zero di una crisi peggiore della Grande Depressione.

La salute al primo posto

Prospettiva del tutto diversa quella di virologi e infettivologi. Secondo Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana di Infettivologia, «dobbiamo ancora mantenere alcune chiusure, perché si rischia di ripartire con i contagi». Ma intanto ci sono Regioni come la Calabria che scalpitano per far ripartire bar e ristoranti all’aria aperta. La decisione di riaprire sarebbe una presa di posizione politica, che non terrebbe conto dei rischi collegati a un’ondata di ritorno dei contagi.

Il virologo Andrea Crisanti

Il virologo Andrea Crisanti

Un pericoloso “fai da te” che potrebbe portare ad ammalarci di più. E se ci ammaliamo, l’effetto su economia e lavoro sarebbe analogo a quello provocato da un lockdown prolungato. Per il virologo Andrea Crisanti dell’università di Padova, «tutti quelli che si affannano e spingono per riaprire non si rendono conto delle conseguenze a lungo termine. Capisco le esigenze di carattere economico e sociale, i problemi non si risolvono riaprendo».

Lavoro e salute in pericolo

Abbiamo conosciuto i suicidi di Stato dopo la crisi economica del 2008, ma c’è chi è disposto a fermare il Paese per salvaguardare la salute del singolo cittadino. E così, due principi base della nostra Costituzione, la salute e il lavoro, entrano in conflitto fra loro, generando comportamenti schizofrenici da parte di politici e comuni cittadini, che non sanno a cosa dare la priorità. L’etica del lavoro si scontra con l’etica della salute pubblica, in un dibattito che dalle poltrone dei talk show, si sposta sui social e si intreccia con paure e voglia di ripartire.

Le parole della virologa Ilaria Capua che ispirano al cambiamento

Il diritto alla sicurezza sul lavoro non deve essere confuso con il tenere spento tutto per tutelare i lavoratori, perché si può lavorare in sicurezza: non vogliamo più scegliere tra salute e lavoro. Non ce lo possiamo permettere, soprattutto in un momento storico in cui rischiamo un contagio di povertà, contro cui non c’è vaccino. Una bomba sociale pronta a esplodere, senza che ci sia la possibilità di controllare la traiettoria dei suoi frammenti. Ma se senza salute non ci può essere lavoro, senza lavoro non ci può essere salute, collettiva e individuale, perché la dignità è un diritto essenziale. Mettiamocelo in testa.

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