VD Logo
Il Mondo che Cambia
VD Search   VD Menu

stand up comedy

Non bisogna per forza parlare di ciclo per essere una comica donna

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su WhatsApp

Naturalmente siamo ironici. L’Italia sta riscoprendo la comicità e la stand up comedy nostrana, grazie anche a Netflix e al canale tv Comedy Central, che propongono spettacoli di artisti come Edoardo Ferrario, Daniele Tinti e Michela Giraud. Il nostro paese sta valorizzando sempre di più le donne comiche italiane: in un ambiente tendenzialmente maschile come quello della stand up comedy, le donne che sanno fare comicità senza ricorrere a stereotipi di genere (e senza doverli subire) sono in aumento. Abbiamo intervistato due di loro, diversissime nello stile: Martina Catuzzi e Sofia Gottardi.

Stand up comedy italiana e donne

Ai giorni nostri è possibile vedere, grazie a piattaforme streaming come Netflix, spettacoli di Ricky Gervais accanto a quelli di Edoardo Ferrario o Daniele Fabbri, alfieri della stand up comedy italiana. Rispetto agli anni Ottanta, la situazione è molto cambiata: movimenti come #metoo non hanno solo infranto il soffitto di cristallo, consentendo alle donne di affermarsi nella comicità, ma hanno cambiato radicalmente la sensibilità e i gusti dello spettatore. Un tema evergreen come le donne, declinato in modo stereotipato, ora non fa più ridere ed è considerato “sconveniente”, così come i toni si sono ammorbiditi su religione e disabilità. La stand up comedy, che resta scomoda e graffiante, ha però ripulito il suo linguaggio, eliminando alcuni cliché, su temi che nel tempo erano diventati “comodi”. Ciò ha consentito anche a molte donne comiche di affermarsi: Michela Giraud ha condotto Comedy Central News e sarà ora impegnata nel programma di Amazon Lol – Chi ride è fuori. Martina Catuzzi e Sofia Gottardi, volti noti agli spettatori di Comedy Central Italia, sono le “nuove leve” della stand up comedy al femminile. La dimostrazione che per far ridere, se sei una donna, non c’è bisogno di ricorrere a stereotipi di genere o occuparsi unicamente di questioni femminili.

Martina e Sofia

Martina Catuzzi, 32enne di Parma con il fetish dei fidanzati anziani e delle tisane, ha cominciato scrivendo monologhi comici nel suo blog: «Si è presentata l’occasione di farli davanti a un pubblico in carne e ossa. Ho iniziato facendo un open mic in un piccolo locale romano», spiega a VD. «Da lì, non mi sono più fermata. Parlo di quello che conosco e di cui ho un’opinione ben chiara, voglio essere onesta e portare il mio punto di vista provando a essere originale». Un inizio simile a quello di Sofia Gottardi, vicentina di 25 anni, che calca il palco di Comedy Central da quando ne aveva 19: «A quindici anni ho scritto il mio primo monologo comico e due anni dopo il mio insegnante di improvvisazione mi ha consigliato di fare open mic. Amo parlare di esperienze che mi hanno causato dolore o imbarazzo, per trasformarle in qualcosa di divertente per gli altri e terapeutico per me. Quindi bullismo, molestie, sentirmi sola e strana rispetto agli altri. Parlo molto di femminismo e in generale di discriminazioni», racconta Sofia a VD. Secondo Martina e Sofia non c’è una grande differenza tra stand up comedy italiana e straniera: «Si ha l’impressione che gli americani osino di più solo perché l’inglese si parla a una platea molto più ampia dell’italiano, quindi è più facile trovare contenuti anti-religiosi o black humor nati in territorio canadese, statunitense o inglese rispetto a quelli italiani», sostiene Sofia, che realizza anche video per i social in cui risponde agli insulti sessisti e commenta i fatti di cronaca. «È più facile affrontare gli argomenti che piacciono alle masse. Se parli male di quello che piace alla gente è più difficile, non solo in Italia. Per quanto riguarda la qualità, ci sono spettacoli non eccezionali anche in America e Inghilterra. Su Netflix ci sono le prove!», ribatte Martina: nonostante l’intervista sia scritta, pare quasi di sentire il tono languido e ironico che usa nei suoi monologhi.

La donna comica: un cane che gioca a biglie?

Se in Italia ancora ci sono molti più uomini che donne nella comicità, per Martina e Sofia la causa è culturale: «In Italia vediamo solitamente la donna al servizio dell'uomo negli show e pure nella comicità, per questo è vista con diffidenza, spesso anche dalle stesse donne», afferma Martina: nei suoi spettacoli spesso si definisce ironicamente “la quota rosa della serata". Per Sofia ha a che fare con le aspettative sociali che la donna deve soddisfare: «Alle ragazze viene insegnato che devono essere costruite, composte, e se c’è una qualità che si addice a una donna di certo non è la simpatia. Per via di queste credenze culturali spesso la comica viene vista come un cane che gioca a biglie: è una figata, ma non è strano che sappia giocare a biglie?». Nell’irresistibile veemenza dei suoi monologhi, arricchiti da un forte accento vicentino e dalla voce profonda, invece, non c’è nulla di strano. E anche la convinzione che le donne, per far ridere, debbano limitarsi a parlare di mestruazioni è - secondo Sofia - un costrutto culturale: «Se parlo di ciclo o maschilismo non lo faccio perché è “femminile” ma semplicemente perché fa parte della mia vita. Quando le donne parlano di loro stesse i loro argomenti vengono percepiti come “femminili”, quando lo fanno gli uomini sembrano argomenti per tutti. Dovrebbe esserci curiosità da entrambe le parti nel sentire esperienze che non si hanno vissuto». Per Sofia le “questioni femminili” sono uno spunto comico evergreen: il monologo Non capisco le donne racchiude alcuni di questi temi, schiaffati sulla faccia dello spettatore con il suo stile energico e genuino. La chiave per migliorare la comicità italiana sta proprio nella curiosità: «Il cambiamento che vorrei vedere in Italia è un po' più di apertura mentale verso quello che non è considerato "classico" nella nostra cultura comica», conclude Martina, «vorrei che non ci facessimo intimorire dalle apparenze, soprattutto delle parole». «Dobbiamo avere meno paura di provare cose nuove, sia nella forma che nei temi trattati», le fa eco Sofia.

Sofia Gottardi su Comedy Central

Sofia Gottardi su Comedy Central

Da dove viene la stand up comedy

Nata agli albori del Novecento come forma di comicità ibridata con cabaret e vaudeville, la stand up comedy inizia - negli anni Cinquanta - a codificarsi diventando il tipo di spettacolo che conosciamo oggi. Allo stand up comedian servono due cose per esibirsi: un buon microfono e un’uscita di sicurezza facilmente raggiungibile. Personaggi come Lenny Bruce hanno dato alla stand up comedy un’impronta graffiante, disturbante, politica e sporca: lui stesso ammetteva di aver iniziato a sperimentare un approccio più aggressivo con il pubblico per poter competere con i numeri delle spogliarelliste prima e dopo di lui. La comicità non è più evasione tra una ballerina e l’altra, ma diventa occasione di riflessione, scandalo e rabbia: fioccheranno le denunce e Lenny Bruce sarà consegnato alla storia come un “poeta maledetto” della stand up comedy. L’eredità viene raccolta da altri grandi performer americani come George Carlin, che scandalizza l’America reaganiana dissacrando la religione, Richard Pryor che parla di suicidio e droghe, Bill Hicks che si scaglia contro il capitalismo e viene praticamente bandito dal suo paese. Complice il cambiamento di sensibilità e la pressione del politicamente corretto, la stand up comedy avrà forse perso la sua verve scorretta e grottesca, mutuata dai club fumosi degli anni Cinquanta, ma ha aperto il palco alle donne, dove possono giocare ad armi pari con gli uomini. Perché le donne, come dice Martina Catuzzi, «non hanno invidia del pene: l’unica cosa che invidiano è la possibilità di vestirlo a festa».

Lenny Bruce e il potere di una parola proibita
ARTICOLI E VIDEO