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I migliori fotografi ucraini che stanno raccontando la guerra - Prima parte

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Le immagini della guerra in Ucraina ci arrivano da qualsiasi canale – media televisivi, online, cartacei, oppure gli stessi social network. I reporter che sono arrivati sul campo, o ai confini, per raccontare al mondo tutto questo, sono cresciuti in maniera esponenziale, ma è prezioso avere il punto di vista di chi città come Kyiv, Odessa e tutte le altre le ha conosciute bene anche prima di questa offensiva Russa. Abbiamo raccolto alcuni tra i migliori fotografi ucraini che in questo momento si trovano nel loro Paese d’origine e stanno documentando quello che accade.

Maxim Dondyuk

Maxim Dondyuk è un artista visivo ucraino che lavora nel campo della fotografia documentaria. La sua pratica integra più mezzi tra cui fotografia, video, testo e materiale d'archivio. Le opere di Maxim esplorano spesso questioni relative alla storia, alla memoria, ai conflitti e alle loro conseguenze. La foto di copertina è stata scattata da lui.

Qual è la foto che hai scattato fino ad ora che più rappresenta la sensazione che hai di questa guerra?

Dico sempre che non è possibile scegliere una fotografia. Ognuna contiene forti emozioni, memoria, significato. Ma se alla fine dovessi sceglierne una, sceglierei la situazione che ho dovuto affrontare in una piccola città vicino a Kyiv, Irpin. Era un sabato mattina, non molto tempo fa avrei preparato del tè cinese, acceso l'incenso e mi sarei immerso nella lettura di un libro per un'ora o due. Ma questo sabato non ha avuto nulla di comune.

Davanti a me un ponte fatto saltare in aria, centinaia di persone spaventate con bambini, animali, bagagli fatti di fretta, stavano lasciando di corsa la città in fiamme e un razzo terra-terra è volato sopra la mia testa. La gente ha iniziato a correre verso gli autobus di evacuazione che li avrebbero portati a Kyiv, scappando dai proiettili, dalle esplosioni, dai carri armati. Ma alla fine il nemico ha smesso di giocare con loro e ha iniziato a sparare colpi di mortaio e artiglieria. Urla, lacrime, isteria, perdita di coscienza. Purtroppo non tutti sono riusciti a raggiungere gli autobus... I loro corpi sono stati lasciati sdraiati sull'asfalto freddo... Nella memoria sono emerse immagini della seconda guerra mondiale, una guerra di cui nessuno si aspettava il ripetersi.

In che parte dell’Ucraina ti trovi ora – e pensi che ti sposterai?

Sto coprendo la guerra da Kyiv. Difficile dire dove sarò prossimamente, per ora sono qui.

Hai già documentato i conflitti? Qual è l’aspetto che ti spaventa di più?

Tutto è cominciato con la Rivoluzione della Dignità, nota come Euromaidan, nel 2013-14, poi c’è stata l'annessione della Crimea da parte della Russia, poi la guerra nell’est dell’Ucraina. Poi ho smesso, fino ad oggi. Non sono un fotografo di guerra e non voglio esserlo, ma questa guerra si sta consumando nel mio Paese e non posso evitare di documentare la Storia per le prossime generazioni.

È più facile o più complesso documentare la guerra nel proprio Paese?

È sempre più difficile quando succede nel tuo Paese, perché ne capisci le ragioni, conosci la sua storia, la lingua, la tua famiglia vive lì e sei legato al luogo dal punto di vista mentale e spirituale – anche se non vorresti.

Puoi seguire Maxim Dondyuk qui.

Sergey Korovayny

Sergey Korovayny è un fotografo documentario e di ritratto che insegna fotogiornalismo alla Kyiv-Mohyla Academy e che ha documentato il conflitto tra Russia e Ucraina nel Donbas negli ultimi 8 anni. Secondo lui «questa guerra è completamente diversa: nel Donbas potevi predire le tue mosse e quelle del nemico. Mi sentivo relativamente al sicuro lì, anche lavorando nelle trincee a poca distanza dalle posizioni russe. Ora è diverso».

In che parte dell’Ucraina ti trovi e stai lavorando?

«La guerra è arrivata in casa mia, a Kyiv, e il pericolo è ovunque. I russi sparano ai civili, distruggono le case e gli ospedali. Ho dovuto passare parecchio tempo in un rifugio nella metropolitana. Lì ho scattato quelle che per me sono tra le fotografie di guerra più potenti

È più facile o più complesso documentare la guerra nel proprio Paese?

«Logisticamente parlando è più facile coprire la guerra nel mio Paese: conosco bene il contesto, è facile trovare i personaggi per le mie storie… ma da punto di vista umano è un incubo. Odio tutto questo e vorrei che finisse il prima possibile.»

Foto di Sergey Korovayny
Foto di Sergey Korovayny
Foto di Sergey Korovayny
Foto di Sergey Korovayny
Foto di Sergey Korovayny
Foto di Sergey Korovayny

Puoi seguire il lavoro di Sergey Korovayny sul suo profilo Instagram.

Lana Dmitrenko

Lana Dmitrenko è una documentarista che ha seguito il conflitto nell’est dell’Ucraina a partire dal 2014; ha raccontato gli orfanotrofi in Myanmar, gli ucraini in Grecia per anni repressi e molto altro. Nella fotografia che ha scelto, civili e militari ucraini fianco a fianco contro il nemico. La donna è una volontaria che sta aiutando come molti altri civili i soldati ucraini.

In che parte dell’Ucraina ti trovi e stai lavorando?

«Sono originaria di Kharkiv. Ho vissuto gli ultimi anni a Kyiv, ma la guerra mi ha colto mentre ero in visita dai miei genitori a Kharkiv, quindi sono rimasta qui. Viviamo in cantina, e cerco di fare tutto quello che posso per aiutare la mia famiglia e gli amici che non sono in grado di lasciare la città. Io e i miei aiutiamo le persone in difficoltà e diamo loro del cibo. Nel resto del tempo cerco di fare fotografie, e non so quanto rimarrò qui, perché la situazione continua a peggiorare, ma resterò finché ci sono elettricità e connessione».

Hai mai documentato un conflitto prima di ora?

Il primo e unico conflitto che ho documentato è stato quello del 2014 tra Russia e Ucraina nel Donbas. Ero ancora una studentessa e mi sono resa conto che si trattava di un momento storico per il mio Paese, che non potevo perdere. Ma il conflitto che è iniziato nel 2022 è totalmente diverso paragonato alla guerra nella regione del Donbas: all’epoca ero entrata in una zona di guerra per filmare per poi tornare in un luogo sicuro, mentre ora la guerra copre tutto il Paese dal confine nord. Il primo posto sicuro è intorno a Leopoli, che dista 1000 km da Kharkiv. Il traffico è molto lento e a causa del coprifuoco le persone impiegano per arrivarci anche 3 giorni. L'aspetto peggiore di questa guerra sono i raid aerei. È come una lotteria. In qualsiasi momento, un aereo può sganciare bombe ovunque e hai solo pochi secondi per nasconderti in cantina o in metropolitana, se sono vicini.

Qual è l’aspetto che ti spaventa di più?

La cosa peggiore è vedere la mia famiglia in pericolo, le lacrime di mia madre, gli occhi pieni di paura di mio fratello minore e mio padre che ogni giorno rischia la vita per aiutare le famiglie degli amici a scappare dai distretti più danneggiati.

È più facile o più complesso documentare la guerra nel proprio Paese?

Mi sono resa conto che sono sempre riuscita a mantenere la calma e a fare il mio lavoro circondata dall'esercito ucraino. Riesco a prendere dei rischi sapendo di avere intorno molti uomini forti che faranno di tutto per proteggermi, ma non ero pronta a confortarmi con la mia stessa famiglia in una situazione del genere, vedendoli pieni di paura. Prima di tutto dovrei essere forte e utile per loro. E per questo sto cercando di fotografare il più possibile.

Foto di Lana Dmitrenko
Foto di Lana Dmitrenko

Puoi seguire Lana Dmitrenko qui.

Pavel Petrov

Pavel Petrov lavora come fotografo che fa parte dell’ufficio stampa del comando dei vigili del fuoco ucraini e vive e lavora a Kyiv. È passato dal fotografare “semplici” incendi al documentare la guerra e le sue conseguenze sui suoi connazionali e sul suo Paese, dove l’intervento dei vigili è oggi ancor più fondamentale.

In che parte dell’Ucraina ti trovi e stai lavorando? Hai intenzione di spostarti?

«Lavoro nella capitale dell’Ucraina. Prima, tra il 2017 e il 2020, ho lavorato e vissuto nella regione di Luhansk, dove l’aggressione armata da parte della Federazione Russa è iniziata nel 2014. Ho documentato il lavoro degli artificieri e dei pompieri lì, quindi so bene cosa significa. Nel 2020 mi sono spostato verso la capitale e ho cominciato a lavorarvi. Non ho mai pensato che sarebbe successo tutto questo. Ora non ho intenzione di andare da nessuna parte, rimarrò fino alla fine

Qual è l’aspetto che ti spaventa di più?

«Che la gente stia soffrendo, i civili

È più facile o più complesso documentare la guerra nel proprio Paese?

«Sono pronto in qualsiasi momento per partire e lavorare su foto e video, così che le persone di tutto il mondo possano vedere cosa succede davvero. Lo faccio perché è necessario, anche se è pericoloso. Penso che tutti dovrebbero amare il proprio paese come gli ucraini amano l'Ucraina.»

Foto di Pavel Petrov
Foto di Pavel Petrov

Puoi seguire Pavel Petrov qui.

Julia Kochetova

Julia Kochetova è una fotogiornalista e filmmaker ucraina con base a Kyiv. Il suo lavoro si concentra in particolare su questioni sociali e umane. Ha coperto la rivoluzione di Maidan, l’annessione della Crimea e la guerra nel Donbass, pubblicando il suo lavoro su alcune delle più importanti testate internazionali. «Il 26 febbraio Kyiv, la mia città, è stata ripetutamente bombardata. Il missile che hanno sparato ha danneggiato un edificio civile, sei persone son rimaste ferite. La casa di mio fratello affaccia sulla stessa via. La guerra è quando la musica si spegne. Marina Abramovic, una performance artist, dice che ciascuno sente l’arte con lo stomaco. Guardando questa fotografia sento la realtà con il mio stomaco.»

In che parte dell’Ucraina ti trovi e stai lavorando? Hai intenzione di spostarti?

«Sono di base a Kyiv, ma durante questa folle settimana di invasione Russa ho coperto il Donbas, Kyiv, Odessa e ora sono di nuovo a Kyiv. Ho in programma di coprire questa zona e anche il confine con la Polonia. A seconda di come evolvono le cose potrei anche sostarmi sui campi di battaglia a Est. Non posso ancora fare programmi, come accade per tutti gli ucraini in questo momento.

Hai già coperto i conflitti? Qual è l’aspetto che ti spaventa di più?

«Documento il conflitto dalla Rivoluzione della Dignità – le manifestazioni in strada cominciate a dicembre 2013 – per l’annessione della Crimea e la guerra in Donbas. L’unico timore che ho in questi momento è di non avere abbastanza prove di crimini contro l’umanità e che la Russia avrà l’occasione di riscrivere la storia.»

È più facile o più complesso documentare la guerra nel proprio Paese?

«Credo sia più difficile… che sia tuo figlio quello che sanguina e che devi continuare a filmare.»

Foto di Julia Kochetova
Foto di Julia Kochetova

Puoi seguire Julia Kochetova qui.

Mikhail Palinchak

Mikhail Palinchak è stato fotografo ufficiale del quinto presidente ucraino. Founder of untitled.in.ua, nelle ultime settimane ha documentato la formazione delle truppe russe al confine e la risposta dei civili al conflitto.

«Sono uno street photographer e un reporter documentarista. Lavoro e vivo a Kyiv. Non sono un fotografo di guerra, ma la guerra è arrivata in casa nostra, senza chiedere il permesso né a me né agli altri ucraini,» dice a VD. «Nella foto che ho scelto, scattata da me a Kyiv il 26 febbraio, c’è un abitante locale armato – probabilmente volontario della difesa territoriale di Kyiv, che porta un gatto in un trasportino e un pesce in un acquario, che ha salvato da un appartamento dilaniato da un bombardamento. Anche nei momenti più duri, non lasciamo la popolazione».

Foto di Mikhail Palinchak
Foto di Mikhail Palinchak

Puoi seguire Mikhail Palinchak su Instagram.

Yurko Dyachyshyn

Yurko Dyachyshyn è un artista ucraino che lavora con la fotografia, il collage, la street art e le installazioni. Quella che ci ha inviato è «la foto di una bambina che mette in ordine le bottiglie vuote per preparare delle Molotov nel centro umanitario di Lviv. Per me – ci racconta –, è il simbolo di tutto il movimento volontario che è iniziato a partire dal primo giorno di guerra. Le persone stanno facendo tutto il possibile per dare supporto ai rifugiati e ai militari.»

In che parte dell’Ucraina ti trovi e stai lavorando?

Vivo e lavoro a Lviv e per ora non ho intenzione di spostarmi.

È più facile o più complesso documentare la guerra nel proprio Paese?

Vedo molti colleghi che sono arrivati da altri Paesi e che riescono a documentare gli eventi mantenendo una certa calma, mentre io non riesco a fotografare i rifugiati che arrivano quotidianamente alla stazione di Lviv. Sento il loro dolore e la loro disperazione: è il dolore del mio paese e il mio.

Foto di Yurko Dyachyshyn
Foto di Yurko Dyachyshyn

Puoi seguire Yurko Dyachyshyn qui.

Il viaggio di un gruppo di ucraini che ha deciso di tornare in patria

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