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lavori estivi

I lavoratori stagionali sono le vittime dell'estate

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Ci hanno chiamati ‘choosy’, ‘bamboccioni’, ‘svogliati’, eppure con il nostro sudore stiamo costruendo il benessere di un’altra generazione, quella che avrebbe dovuto ascoltarci e incoraggiarci, a scapito della nostra. In Italia, essere giovani significa entrare in un vortice di cannibalismo generazionale, che si insinua già tra i banchi di scuola e nelle aule universitarie, per poi mettersi davanti a sogni e sacrifici una volta atterrati, se si è tra quelli più fortunati, sul mercato del lavoro.

In Italia essere giovani significa essere vittime di un mercato del lavoro spietato

In Italia essere giovani significa essere vittime di un mercato del lavoro spietato

Il più redditizio per i datori è il settore stagionale, che permette di avere a disposizione manodopera a basso costo, con la possibilità di giocare a ribasso su diritti, contratti e retribuzione e di usufruire impunemente di legioni di ragazzi e ragazze disposti a lavorare anche dodici ore al giorno pur di accaparrarsi mille euro.

In Italia il cannibalismo generazionale inizia a scuola e continua nel mondo del lavoro

Inutile ribellarsi: se si rifiuta, il sistema non viene in nessun modo scalfito, anzi si rafforza, perché per ogni giovane che non si piega, ce ne sono altri cento disposti a spezzarsi la schiena per un pugno di soldi che non basteranno comunque per affrontare l’inverno. Un gigantesco distributore automatico di manovalanza quasi a costo zero, insomma, dove invece dei gettoni si inseriscono frasi come «la crisi ci ha piegato in due», «ti facciamo un favore a tenerti a lavoro» oppure «ai miei tempi si lavorava dieci ore al giorno e nessuno se ne lamentava».

Esiste ancora un lavoro per i giovani italiani?

Avvicinare gli stagionali è sempre complicato. C’è la paura che dalle dichiarazioni rilasciate si possa risalire alla persona che le ha pronunciate e giocarsi anche quelle poche migliaia di euro guadagnate in tre mesi all’anno. Eppure c’è la rabbia. Tanta, come quella di Vanessa, diplomata al liceo scientifico della sua città, ma che vive di lavoro stagionale da quando aveva vent’anni.

Siamo sicuri che la generazione choosy sia la nostra?

«La mia ultima stagione da cameriera è stata un vero e proprio incubo. Siamo bestie da soma: i miei datori hanno pure dei figli della mia età, ma non si sono mai fatti alcun problema riguardo il trattamento che mi riservavano», racconta a Videodrome. Vanessa lavorava in uno stabilimento balneare della riviera versiliese dalle 8.30 alle 16.30 e dalle 18.30 alle 4 del mattino, senza giorno di riposo e assicurata per sole quattro ore. «Tutto per 1200 euro al mese», spiega.

Spesso ribellarsi a questo sfruttamento è inutile, anzi dannoso

Spesso ribellarsi a questo sfruttamento è inutile, anzi dannoso

Condizioni che nelle località turistiche come la Versilia sono sotto gli occhi di tutti, compresi quelli dei sindacati e dell’Ispettorato del lavoro. I controlli sono pochi e svolti secondo schemi che non permettono di cogliere con le mani nel sacco il datore. Che si tratti di una strategia montata ad arte spetterà ai posteri fornire l’ardua sentenza.

Per molti sembra preferibile tenere in piedi questo sistema che abbatterlo e pagarne il prezzo politico

O meglio, per qualcuno sembra essere più importante non sanzionare chi sgarra per preservare posti di lavoro, oliando così tutto il meccanismo dello sfruttamento. «Anche se fossero state svolte delle indagini, mi sarei trovata a dover mentire, altrimenti avrei perso il posto, con il rischio che si spargesse la voce in tutta la zona».

La violenza contro i climattivisti francesi

Marco lavora invece come portiere in un albergo. Ha una laurea in Informatica, ma «alla fine non mi permetteva di arrivare a fine mese». Le sue giornate durano dodici ore, per un totale di 40 euro al giorno, circa 3 euro l’ora. «Entro alle 20 ed esco alle 8 e, inutile specificarlo, fino all’anno scorso non avevo nemmeno il giorno libero. Mi veniva da vomitare dalla pressione, anche se sono tra i più fortunati in questo settore: a me è concesso di riposarmi dopo l’una di notte».

Le nuove generazioni sono come un distributore automatico di lavoratori usa e getta

Anche Marco è assicurato solo per quattro ore. Con questo tipo di contratto su carta, il vecchio reddito di inclusione non supera i 500 euro. Difficile sostenere tutte le spese, ma la politica del datore, quella del ‘veniamoci incontro’, prevede anche il totale disinteresse per il dopo stagione. Siamo proprio sicuri che la generazione dei ‘choosy’ sia proprio la nostra’?

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