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Lavorare meno per lavorare meglio e lavorare tutti

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Lavorare meno, lavorare tutti, lavorare meglio, soprattutto in tempi di coronavirus: l'idea è stata proposta da Jacinda Arden, premier neozelandese, che ha proposto una settimana lavorativa di quattro giorni per rilanciare il turismo nel Paese. Ora è il turno della premier finlandese Sanna Marin che, dopo averlo usato come slogan elettorale, ora spinge per far ridurre le ore giornaliere di lavoro da otto a sei. Nel frattempo una nuova etica del lavoro batte sulle tastiere dei computer, si insinua sotto il caschetto da lavoro dell’operaio, usura la scarpa del cameriere e come un tarlo rosicchia le travi che sostengono la più grande beffa dell’umanità e cioè che ci sia qualcosa di nobile nella fatica fine a se stessa. Un retaggio della rivoluzione industriale che si fonde con un rianimato senso cristiano, ma che con la rivoluzione tecnologica appare più come un’imbarazzante coperta di Linus di cui forse è ora di sbarazzarci.

Bertrand Russell e il suo elogio dell’ozio

Già nel 1935 il premio Nobel Bertrand Russell scriveva nel suo saggio Elogio dell’ozio che «se il salariato lavorasse quattro ore al giorno, ci sarebbe una produzione sufficiente per tutti e la disoccupazione finirebbe». A patto che si ricorra a un minimo di organizzazione: in una società di questo tipo è necessario che l’istruzione sia la più completa possibile, perché la noia non prenda il sopravvento e il tempo sia gestito in modo intelligente e non in attività passive.

Bertrand Russell ha scritto l

Bertrand Russell ha scritto l'Elogio dell'ozio

«La tecnica moderna consente che il tempo libero, entro certi limiti, non sia una prerogativa di piccole classi privilegiate, ma possa essere equamente distribuito tra tutti i membri di una comunità. L’etica del lavoro è l’etica degli schiavi, e il mondo moderno non ha bisogno di schiavi». Anzi, ha bisogno di creatività e di curiosità scientifica perché al progresso si accompagni anche lo sviluppo.

Il caso Microsoft in Giappone

L’esperimento sognato da Bertrand Russell è stato condotto dalla sede di Microsoft in Giappone sui suoi 2300 dipendenti ad agosto nell’ambito del progetto Work-Life Choice Challange. Il risultato?


  • Produttività +39,9%
  • Assenze -25%
  • Consumi -23,1%.

L’obiettivo era quello di favorire l’equilibrio tra vita privata e lavorativa, perché nel Paese le morti per troppo lavoro sono così frequenti che spesso le aziende prevedono specifici indennizzi alle famiglie delle vittime.

Microsoft ha ridotto l

Microsoft ha ridotto l'orario di lavoro in Giappone

Quello di Microsoft non è il primo caso di riduzione del tempo di lavoro a favore del tempo libero. Sempre in Giappone, la catena di abbigliamento Uniqlo aveva ridotto le giornate di lavoro a quattro e anche in questo caso la produttività era schizzata. Insomma, lavorare poco, lavorare bene, riposarsi e imparare sembra essere la formula vincente.

La sindrome da burnout

Nel 2015 il copilota Andreas Lubitz si schianta volontariamente con un aereo della Germanwings. Gli viene diagnosticata la sindrome da burnout, un esaurimento emotivo causata da stress lavorativo. A rischio insegnanti, piloti e medici, complici le lunghe sessioni di lavoro, con orari giornalieri che possono arrivare fino alle dieci ore, richieste eccessive e cambiamenti repentini. Secondo Paola Vinciguerra, presidentessa dell’Eurodap, l’associazione europea disturbo da attacchi di panico, «gli ambienti lavorativi perdono le caratteristiche di un luogo sicuro dove socializzare, fare squadra, conseguire risultati comuni. Al contrario si assiste a spaccature, nel tentativo di raggiungere traguardi individuali e la tensione si accumula quotidianamente senza possibilità di soluzione»

Il disastro Germanwings è stato un caso di burnout

Il disastro Germanwings è stato un caso di burnout

Tanto da spingere l’Organizzazione mondiale della Sanità a dichiarare il burnout malattia professionale. Insomma, non solo glorifichiamo il lavoro e la fatica non necessaria, ma ne facciamo anche una malattia. Così continuiamo a lavorare impiegando la stessa energia che era necessaria prima della rivoluzione tecnologica, quando non disponevamo di un esercito di macchine al nostro servizio. E questo, come diceva Bertrand Russell, forse dovrebbe farci sentire tutti un po’ più idioti.

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