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Joker smaschera la nostra follia

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Avete mai conosciuto un singolo bambino a cui piacessero i clown? I clown fanno paura. L’occultamento del viso con il trucco rendono l’uomo che hai davanti misterioso e imprevedibile: proverà a ucciderti, come fa Pennywise nel secondo e conclusivo capitolo della storia di Stephen King? O ti ucciderà dentro, portandoti nel suo inferno, come fa Joaquin Phoenix in Joker, appena sbarcato nelle sale italiane ma già celebrato come film dell’anno e consacrato dal Festival di Venezia con il Leone d’oro.

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Il Joker di Joaquin Phoenix incarna l'alienazione di una società iperconnessa e spezzata

Il regista di commedie Todd Philips (quello di Una notte da leoni, per intendersi) opera chirurgicamente il folle criminale del quale credevamo di sapere già tutto: la giogioneria dandy di Jack Nicholson e la follia sovversiva di Heath Ledger, che l’aveva reso quasi sacro, portandosi il diritto a interpretarlo nella tomba, dove pareva averlo condotto proprio quel maledetto pagliaccio.

Questo Joker ispirato a Taxi Driver forse non piacerà ai fan del DCEU

Forse Joker di Todd Philips non piacerà al fan dei franchising DCEU, ricco di azione e frasi a effetto. Perché Joker si ispira più a pellicole come Taxi Driver o Un giorno di ordinaria follia, nei quali il confine con la realtà si scolla, lasciando il personaggio a contorcersi, esposto, denudato.

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L'interpretazione di Heath Ledger aleggia ancora sul personaggio di Joker

La realtà è come una seconda pelle, per cosa vorrebbe essere Arthur Fleck: amato, notato per il suo talento comico, rispettato dalla comunità. Invece vive ai margini della società, le sue battute non fanno ridere e generano disagio e malessere. Lui è magro, emaciato da una vita passata a cercare di mettere insieme i pezzi di se stesso, pezzi che tutti cercano di prendersi: chi lo picchia senza pietà e senza motivo, chi lo illude, chi gli nega persino uno sguardo sul bus.

Joker è l'incarnazione delle periferie americane in cui vagano milioni di fantasmi

Joker di Joaquin Phoenix è l’eroe che rappresenta l’alienazione della nostra società iperconnessa ma spezzata, delle periferie americane in cui vagano milioni di fantasmi. L’aspetto che colpisce fin da subito di questo film è che ci racconta tutto questo con atmosfere deliziosamente retro, che ci fanno arrivare il messaggio indirettamente, sottopelle.

La vita di Joaquin Phoenix, il nuovo Joker che sta emozionando il cinema

Non ci aspettavamo un prequel, certo: non solo perché il ricordo di Ledger aleggia ancora sul personaggio come un’esalazione inebriante, ma soprattutto perché Phoenix era in grado di spingere questa icona del male un passo in là nella follia pura.

Nella fiducia irrazionale delle masse per Joker leggiamo la preoccupazione che divide l’America dall’elezione di Trump

Joker ci mostra cosa viene prima della follia: una pazzia strisciante, che aleggia sui gesti del protagonista così come su quelli dei comprimari (irresistibilmente crudele Robert De Niro, un Travis Bickle finalmente istituzionalizzato e integrato nella società al punto da massacrare i suoi simili), veicolata dall’estetica prescelta, a cavallo tra anni Settanta e Ottanta.

Il film è composto dai frammenti della mente violenta e sofferente di Joker

Il film è composto dai frammenti della mente violenta e sofferente di Joker

Il film si snoda tra momenti introspettivi e scene d’azione che non hanno niente a che vedere con i film dell’universo dei supereroi. Lì, anche se sembrava irreale, l'azione esplodeva in mille colori e inquadrature diverse: qui la realtà è solo un punto di vista, creato per infliggere dolore.

Joker ci mostra cosa viene prima della follia pura

Metà delle cose che vediamo sono frutto della mente straziata e violentata di Arthur: dalle pieghe sanguinolente della sua vocazione negata emergerà Joker. Phoenix, come posseduto dal personaggio, dona tutto se stesso ad Arthur, lasciandoci fantasticare su un Oscar ben meritato.Forse a pervadere Joker, oltre alla pazzia che diventa salvifica e sovversiva, una via di fuga dall’alienazione completa, quella sì senza speranza alcuna, c'è anche un pizzico di analisi dell’attualità.

I 40 anni di Heath Ledger

Perché nella fiducia smisurata e irrazionale delle masse per un nuovo leader palesemente folle leggiamo la preoccupazione che divide l’America dall’elezione di Trump. Nonostante non ci sia un grammo della presunzione e dei privilegi del presidente in carica nell'insicuro e rabbioso Arthur Fleck, il popolo ha bisogno di una guida. E ogni popolo avrà la guida che si merita.