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In Italia più di uno studente universitario su tre soffre di un forte disagio psicologico

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Per molti studenti, l’università italiana è un luogo che non coltiva la curiosità, scandito da regole meccaniche e superate, lontano dalle esigenze dei ragazzi tanto quanto da quelle del fantomatico “mondo del lavoro”. Tra attacchi di panico, ansia e depressione, umiliazioni da parte dei professori, carichi di lavoro elevati e frustrazione, i giovani studenti universitari portano avanti il loro percorso di studio. Ma il prezzo da pagare non è dato solo dalle tasse, sempre più alte, dall’affitto o dai libri di testo: per una laurea è diventato accettabile sacrificare la propria salute mentale. Tanto da considerare normale non dormire da giorni per consegnare in tempo un progetto.

Che gli universitari stiano sacrificando il proprio benessere psicologico non è solo una sensazione. Secondo una ricerca, condotta da Porru, Robroek, Bultmann e Portoghese su un campione di 4.760 studenti universitari italiani, il 5% degli intervistati ha sperimentato un disagio psicologico, con il 21,3%, 21,1% e 36,1% che ha riportato rispettivamente un disagio psicologico lieve, moderato e grave. Sempre secondo i ricercatori, i problemi di salute mentale degli universitari sono aumentati esponenzialmente nell’ultimo decennio. Il peggioramento può essere in parte dovuto anche alla mancanza di prospettive future lavorative, oltre che al mancato riconoscimento degli sforzi da parte del sistema universitario.

Le studentesse sarebbero le più soggette a soffrire di un disagio psicologico, ma questo, dicono i ricercatori, potrebbe essere legato alla maggior difficoltà che gli uomini riscontrano nel comunicare il proprio stato psicologico. In un’università convinta che formare ragazzi e ragazze logorati dalla competizione e dalle umiliazioni equivalga a forgiare lavoratori e lavoratrici forti, è fondamentale ricordarsi che un voto non dice niente su di una persona e sul suo valore. E lottare perché l’università torni a essere un luogo di confronto e di conoscenza.

Spesso sei costretto a comprare i testi universitari dei docenti. Gli appelli e le lezioni sono un disastro, si accavallano e diventa impossibile seguire tutto. E i siti degli atenei non aiutano. È insostenibile. Valentina, 30 anni.
Mi sono ritrovata a dover preparare tante materie diverse e non avevo un metodo di studio. Ho cominciato a soffrire d’ansia e ho cominciato a sfogarmi sul cibo. Ora sto meglio: ho capito che ogni persona ha i suoi tempi. Ludovica, 25 anni.
Dopo il Covid l’angoscia non mi ha più abbandonato. Ho rimandato un esame 3 volte per la paura di affrontarlo: mi sentivo sola. Ora sto per laurearmi e non provo alcuna soddisfazione: è solo la fine di un’inutile sofferenza. Alice, 22 anni.
I docenti fanno richieste vicine all'impossibile e spingono gli studenti allo stremo. Mi è capitato di vedere ragazzi dormire in università col sacco a pelo, ho assistito a svenimenti e pianti. Silvia, 27 anni
Alla stanchezza mentale si è unita quella fisica. Durante le sessioni dormivo 4 ore per notte, se andava bene. Mi sono laureata nel minor tempo possibile: l’università non si meritava un solo giorno in più della mia vita. Ornella, 26 anni
I problemi dell'università secondo le studentesse della Normale di Pisa

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