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L'Italia sperimenterà l'educazione emotiva nelle scuole

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Se i problemi sollevati dalla didattica a distanza in questi due anni ci hanno insegnato qualcosa è proprio questo: la scuola non è semplicemente il luogo dove si impartiscono nozioni. L’evoluzione verso una didattica più aperta sui temi non prettamente “cognitivi”, come l’insegnamento delle materie puro e semplice, sembra ormai definitivamente iniziata. In questa direzione, l’introduzione e poi la conferma dello psicologo a scuola e ora l’approvazione, alla Camera, della proposta di legge sulla valorizzazione delle competenze non cognitive. Una proposta molto vicina all'educazione emotiva a scuola già introdotta in altre parti del mondo.

L'educazione emotiva sarà sperimentata per tre anni

Dal prossimo anno inizierà una sperimentazione nazionale di tre anni che integrerà nel percorso scolastico di ogni ordine e grado lo sviluppo di alcune life skills: capacità di adattamento, comportamenti positivi, gestione delle emozioni, della comunicazione, empatia, pensiero creativo e critico, problem solving. «Mai come in questo momento» ha spiegato Vittoria Casa, presidente commissione Cultura Scienza e Istruzione alla Camera «la scuola ha il compito di ricomporre il disorientamento verso il mondo circostante delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. A loro vanno forniti gli strumenti per superare le criticità generate dalla pandemia e per potersi affermare nella vita. Oggi integrare nella didattica le competenze non cognitive è altrettanto fondamentale che apprendere i diversi saperi disciplinari».

Forme di “educazione emotiva” che si avvicinano a questa iniziativa sono state sperimentate già in altre parti del mondo e una revisione dei circa 500 studi sull’argomento ha segnalato che questi programmi aumentano il rendimento degli alunni circa del 13%. Verónica Boix, ricercatrice presso il Project Zero della School of Education della Harvard University, ha spiegato: «C’è una base scientifica molto forte sulla relazione tra la capacità di apprendere e lo stato emotivo. Abbiamo concentrato la nostra educazione sui contenuti per troppi anni. Ora viviamo in un mondo molto più complesso, con emozioni più difficili. La questione dell’immigrazione, ad esempio, genera forti risposte emotive: paura, insicurezza. Non possiamo svincolarla dall’educazione. Bisogna insegnare ai giovani a indagare sul perché si sentono in questo modo, nominare le loro emozioni, riconoscere e accettare sensazioni che non sono sempre piacevoli».

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