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racconto vita carabiniere

Mio padre, un carabiniere qualsiasi

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Quando sei il figlio di un carabiniere, per i primi anni della tua vita vorresti fare il mestiere di tuo padre. Lo stesso di Mario Cerciello Rega, brutalmente ucciso da un ragazzo americano il 26 luglio a Roma. La divisa e la pistola suscitano un fascino che difficilmente puoi controllare. Poi però, cresci e scopri di essere distante anni luce non solo da tuo padre, ma dal contesto in cui è cresciuto. Un contesto che lo ha spinto verso un mestiere duro e pieno di sacrifici anche senza una tragedia come epilogo.

La vita del Carabiniere è costellata di sacrifici e contraddizioni

La vita del Carabiniere è costellata di sacrifici e contraddizioni

«Tornassi indietro, lo rifarei» dice. I fatti di Roma hanno riacceso – al di là del solito razzismo e della solita propaganda – un problema importante per chiunque faccia una vita militare: «Ne vale davvero la pena?». La domanda sorge spontanea, ma è una domanda da civile.

C’è una sorta di vocazione, che hai da subito o nasce con il tempo, quando scegli la vita militare

«Sì, come ti ho detto, rifarei questo mestiere. Sono arrivato al limite della sopportazione con i turni notturni (1.00-7.00, ndr). Ma indipendentemente del crollo fisiologico, percepivo l’importanza sociale del mio lavoro» racconta papà, preso alla sprovvista dalle mie tempestive domande. Domande che non ho mai fatto, perché ho sempre pensato che la sua vita fosse stata, se non scritta, quanto meno segnata da una scelta prematura.

27 anni senza Paolo Borsellino

Una decisione presa per scappare di casa. «Sì, l’ho fatto per scappare. Non so se avessi la vocazione allora, ma anche se ho cominciato così, mi è subito piaciuto. Non rimpiango nemmeno di aver passato tutta la mia carriera per strada, anzi. Ho patito più l’inizio in ufficio che non i successivi fuori».

«Ho tenuto il mestiere fuori dalla vita personale. Io non ero un carabiniere, io facevo il carabiniere»

Tra le sirene spiegate per una chiamata d’urgenza e notti che diventano giorno - e viceversa. Ci sono stati turni notturni che sono finiti il pomeriggio dopo. Mi ricordo chiamate del tipo «Arrivo tra poco!» e quel poco poteva durare ore, ore di veglia non proprio ben pagate.

Conosciamo i Carabinieri solo attraverso gli stereotipi che costruiamo su di loro

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Mille e tre, mille e quattro. Queste sono le cifre di uno stipendio base. Uno stipendio che con il secondo governo Berlusconi ha avuto degli incentivi, ma non ancora sufficienti: «Potevi arrivare quasi a duemila, con gli straordinari. Le notti venivano pagate appena 5 euro in più all’ora, mentre gli extra non potevano superare le otto ore. Sulla carta però, perché se fai un arresto alle sei del mattino, non stacchi l’ora dopo. Ti ritrovi a gestire un’operazione che può richiedere anche altre dieci ore. Ore di cui oggi sento veramente il peso» racconta, con un sospiro di stanchezza.

Tra polemiche e propaganda nessuno si è soffermato a chiedere cosa pensa un carabiniere della sua vita

«Io non ero un carabiniere, io facevo il carabiniere. Ho sempre cercato di non portare il lavoro al di fuori della caserma» ma il lavoro finisce inevitabilmente per cambiare la tua vita. Eppure, non ha smesso un secondo di farsi piacere il mestiere: un piacere difficile da comprendere visto il rapporto orari-paga-rischi.

In Italia sono stati schedati 9 milioni di volti. Ma 7 di questi sono di stranieri.

«Mi hanno fatto sentire così più a livello politico che non sociale. Mi hanno fatto sentire più in difetto giudici e magistrati che non le persone per strada. Io mi sento proprio un operaio, anzi. Forse ha rischiato di più un operaio a venti metri su un ponteggio che non io a girare con la radiomobile per le strade di Genova».

Il carabiniere lavora come un operaio, montando turni piuttosto che macchine

«La paura, l’adrenalina, sono fattori che ti spingono anche ad esagerare. Quando l’ho fatto, però, e stato sempre per difesa. O, caso eccezionale, se c’erano di mezzo i bambini. Non posso parlare per tutti, ma ci sono momenti in cui sei messo alla prova anche con la tua stessa integrità, perché ci sono situazioni che non riesci a controllare. Però, nelle cazzate che ho fatto al di fuori del lavoro, quanto piuttosto il fatto che non abbiamo vissuto sotto lo stesso tetto, sono certo che non dipenda dal fatto che fossi un carabiniere». Alla fine, resta pur sempre un lavoro, duro e a volte sporco, ma che qualcuno deve fare.

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